Più rinnovabili, meno carbone per la produzione di energia elettrica: bene sì, ma…
Nel corso del 2025 il panorama energetico mondiale ha vissuto un cambiamento importante dal forte valore simboli: relativamente alla produzione di energia elettrica le fonti rinnovabili hanno superato la quota prodotta utilizzando il carbone. Questo traguardo ha rappresentato senza dubbio un grande traguardo e ha alimentato la speranza di riuscire a superare un modello produttivo prevalentemente basato sui combustibili fossili. Nello stesso tempo però questo stesso simbolo ha evidenziato la necessità di dare corso a una fase di transizione assai più complessa. Una fase nella quale non è più sufficiente costruire nuovi parchi eolici o solari; ma dove è necessario predisporre una organizzazione in modo che questa energia arrivi dove e quando serve in modo effettivamente coerente con le necessità industriali e sociali di ciascun territorio e di ciascun mercato.
Su questo tema ESG360 ha scelto di dare evidenza a uno studio di BCG dal titolo Flexibility, Not Capacity, Will Decide Renewable Energy’s Future che punta a mettere significativamente in relazione il valore delle energie rinnovabili con la creazione di valore.
Che cos’è il fenomeno della cannibalizzazione del valore nelle energie rinnovabili
Lo studio invita a portare l’attenzione sul fatto che la diffusione delle rinnovabili ha generato un paradosso noto come “cannibalizzazione del valore”. Si tratta di una problematica dovuta al fatto che gli impianti per l’energia eolica e gli impianti per l’energia solare in una stessa regione tendono in molte circostanze a produrre energia contemporaneamente, in funzione naturalmente del meteo. E immettono enormi quantità di elettricità in rete spesso proprio quando l’offerta è già abbondante.
Una offerta spesso superiore alla domanda che deprime i prezzi all’ingrosso nei momenti di massima produzione, riducendo drasticamente i ricavi per i produttori. In pratica, l’energia pulita rischia, nel momento in cui esprime le migliori performance in termini di capacità produttiva, di penalizzare il proprio sviluppo.
Un andamento tra produzione e vendita di energia che dovrebbe sollevare molte preoccupazioni
I dati del 2025 mostrano un impatto economico preoccupante per il settore in Europa. Le ore caratterizzate da prezzi negativi, ovvero le fasce nelle quali i produttori devono pagare i consumatori per prelevare energia, sono più che raddoppiate, passando da circa 200 nel 2020 a oltre 500 nel 2025.
Questa dinamica ha sostanzialmente ridotto i ricavi dei produttori nell’Unione Europea di oltre 14 miliardi di dollari in un solo anno. Inoltre, i “value factors” — ovvero la capacità di catturare il prezzo medio di mercato — sono crollati: l’eolico guadagna solo il 55-65% del prezzo medio, mentre il solare si posiziona tra il 45% e il 65%.
La flessibilità è la vera parola chiave per uno sviluppo completo delle energie rinnovabili
Secondo il report di Boston Consulting Group la flessibilità sistemica è l’unica via per risolvere il “trilemma energetico”, ovvero per riuscire a bilanciare in modo efficace affidabilità, sostenibilità e accessibilità economica.
La transizione energetica si sostiene nello studio non deve riguardare più solo l’espansione della capacità produttiva, ma deve comprendere in modo sempre più completo anche la gestione della variabilità intrinseca del vento e del sole. Come sampiamento settolineato nel report la flessibilità deve essere intesa non solo come soluzione tecnica, ma come leva strategica per orchestrare produzione e domanda e per dare vita a una vera decarbonizzazione e competitività industriale.
Flessibilità su ogni scala temporale
Il sistema produttivo delle energie rinnovabili deve essere in grado di esprimere una reale flessibilità su ogni scala temporale: dai secondi, per contribuire a garantire sempre la stabilità della rete, sino ad arrivare alla scala delle alle stagioni ovvero per compensare gli anni meno ventosi o soleggiati.
Nello stesso tempo il report mette in evidenza come i dati indichino anche che la sfida più grande e impattante risiede nella gestione della volatilità giornaliera e settimanale. Ad esempio, in Finlandia, una penetrazione del 60% di energia eolica richiede che la rete sia in grado di regolare circa il 30% della domanda media nell’arco di una singola settimana.
Come devono evolvere tecnologie e mercati per un Renewable Energy Future
La flessibilità nel breve e medio-breve periodo può contare sul contributo che arriva dall’innovazione tecnologica. Gli scenari che riguardano il mondo delle batterie e delle VPP rappresentano una risposta molto concreta alla volatilità giornaliera
In effetti per i cicli di breve durata, nel senso di poche ore, le batterie e le Virtual Power Plant (VPP) sono le soluzioni che meglio possono garantire flessibilità in termini di risposta ai cali di produzione legati al meteo. In California, l’accumulo a batteria soddisfa già gran parte della domanda serale dopo il tramonto del sole. Anche in Australia, le batterie di rete vengono utilizzate per assorbire i surplus solari del mezzogiorno ed evitare instabilità. Si prevede che il mercato globale delle VPP, che aggregano domanda, offerta e stoccaggio distribuito, supererà i 58 miliardi di dollari entro la fine del 2026.
Quando l’instabilità si prolunga oltre la settimana la situazione si fa più complicata
Il problema più difficile da risolvere riguarda i periodi di una o due settimane che possono essere caratterizzati da assenza di sole e vento. In questi periodo, quando manca “ogni forma di energia legata al meteo” il sistema è costretto a fare affidamento sulla generazione fossile convenzionale, ovviamente con costi ed emissioni elevati.
Per superare questo ostacolo, sono necessarie tecnologie che permettano lo spostamento della domanda industriale su larga scala e lo sviluppo di vettori energetici come l’idrogeno o i combustibili sintetici.
La vera sfida è nel ruolo della domanda: trasformare i consumatori in attori
Lo studio sottolinea ampiamente quanto sia importante predisporre logiche di flessibilità sul lato della produzione. Ma è ancora più incisivo nell’indicare che la vera trasformazione potrà avvenire nel momento in cui si riesce a sbloccare la flessibilità dal lato della domanda . La vera sfida è nella capacità di trasformare edifici commerciali, data center, veicoli elettrici e sistemi di riscaldamento in risorse di bilanciamento. Attraverso prezzi dinamici e infrastrutture digitali, questi soggetti possono aumentare i consumi quando l’energia rinnovabile è abbondante e devono essere nella condizione (con la motivazione giusta) per ridurli quando l’offerta scarseggia, stabilizzando i prezzi per l’intero sistema. (Si suggerisce anche la lettura del servizio con i dati del report Energy&Strategy sull’Italia che perde slancio nelle rinnovabili n.d.r).
Il modello finlandese: un laboratorio per l’Europa
Il report BCG guarda poi a esempi concreti e a best practices in grado di diventare dei punti di riferimento per una transizione energetica compatibile con lo sviluppo dei territori.
In Finlandia in particolare, dove l’eolico ha raggiunto circa il 27% della produzione nel 2025, il mercato ha subito una volatilità senza precedenti. Per rispondere a questa sfida, il Paese ha investito in automazione, previsioni meteorologiche avanzate e nuovi mercati di servizi ausiliari che incentivano la creazione di riserve di capacità.
Una delle soluzioni più innovative adottate in Finlandia è l’installazione di circa 3.000 MW di e-boiler (caldaie elettriche) per la produzione di calore. Questa capacità, pari al 25% del carico di picco del sistema, permette di assorbire l’eccesso di elettricità durante i giorni ventosi e trasformarla in calore per le reti di teleriscaldamento cittadine, che diventano delle sorti di “batterie di energia sotto forma di calore”. Questo modello dimostra come l’integrazione tra mercati elettrici e termici possa ripristinare il valore delle rinnovabili.
Serve una strategia di investimento che premi la flessibilità nelle rinnovabili
Lo studio BCG punta l’attenzione sulla necessità di progettare lo sviluppo di infrastrutture per le energie rinnovabili avendo ben presente il valore sistemico di questi progetti e non solo la loro capacità produttiva.
Molto spesso gli investimenti sono stati guidati da sussidi e, appunto, da obiettivi di capacità pura. Il report BCG suggerisce un cambio di rotta: gli investimenti devono essere pianificati per massimizzare il valore sistemico, ovvero la capacità di generare valore avendo come punto di riferimento – in ambito energetico – le rinnovabili, sia in termini di capacità produttiva sia come consumi oltre naturalmente allo sviluppo di reti elettriche intelligenti. Questo significa, ad esempio, posizionare piccoli parchi eolici vicino ai centri di domanda o orientare i pannelli solari per produrre di più durante i picchi di consumo serali, anche se questo comporta costi di installazione leggermente superiori.
La gestione attiva degli asset e lo sdoganamento del curtailment
Il fenomeno decisamente spiacevole del curtailment, ovvero il taglio forzato della produzione, non deve più essere visto come uno spreco, ma come una decisione razionale per mantenere la stabilità della rete quando il valore dell’energia è nullo o addirittura rischia di diventare negativo. Va certamente evitato grazie alla programmazione. Una gestione attiva degli asset, supportata da sistemi di automazione e telemetria in tempo reale, permette di ottimizzare la produzione in base ai segnali di prezzo, proteggendo i profitti degli operatori.
Ridisegnare le regole per costruire un mercato flessibile
Le attuali regole di mercato sono spesso pensate per le vecchie centrali termiche rigide e “corrette” per favorire la diffusione delle rinnovabili. Per il futuro, è necessario abbassare le barriere all’ingresso per nuovi attori come gli aggregatori e creare mercati che premiano la durata e la rapidità della risposta anziché solo il volume di energia immessa.
L’era dei progetti rinnovabili considerati come infrastrutture isolate non è più coerente con le necessità del mercato energetico. La costruzione di un Renewable Energy Future non passa più (o non solo) dall’installazione di grandi capacità di GW di potenza, ma da chi è in grado di estrarre il massimo beneficio da ogni kWh prodotto attraverso un sistema integrato e resiliente. La volatilità delle rinnovabili non è ovviamente eliminabile, quello che si può e si deve fare è “industrializzare la risposta” a questa volatilità, con un approccio che eviti di rincorrere con affanno le fasce con una produzione insufficiente, facendo in modo che sia anche la domanda ad adeguarsi alla capacità produttiva.












