Negli ultimi anni le dichiarazioni ambientali, sociali e di governance hanno assunto un peso determinante nelle decisioni di investimento e nelle scelte dei consumatori. In questo contesto, la ESG claim verification si configura come il processo attraverso cui le affermazioni aziendali in materia di sostenibilità vengono sottoposte a una verifica indipendente, con l’obiettivo di rafforzare fiducia e credibilità. Non si tratta di un mero controllo formale, ma di un meccanismo strutturato che mira a colmare l’asimmetria informativa tra chi comunica e chi riceve il messaggio.
Il concetto nasce dall’esigenza di tradurre impegni e narrazioni ESG in informazioni comparabili e verificabili, in un ecosistema caratterizzato da metriche complesse, spesso qualitative e non sempre standardizzate. In assenza di un adeguato presidio metodologico, il rischio è che la comunicazione di sostenibilità degeneri in greenwashing, anche quando non vi sia un intento doloso.
Il quadro europeo: tra Direttiva Green Claims e prassi autodisciplinare
In Europa, il tema dei green claim si inserisce in un impianto normativo articolato. La Direttiva sulle pratiche commerciali sleali e la proposta di Direttiva Green Claims hanno innalzato il livello di attenzione, introducendo criteri stringenti di chiarezza, verificabilità e pertinenza.
Un green claim conforme deve essere chiaro e specifico, dimostrabile attraverso dati aggiornati e riferimenti a standard riconosciuti, facilmente accessibile nella documentazione tecnica e coerente rispetto alla funzione d’uso del prodotto o servizio.
Il sistema sanzionatorio è altrettanto significativo: le violazioni possono comportare sanzioni amministrative fino ad almeno il 4% del fatturato annuo, oltre a esclusioni dagli appalti pubblici e danni reputazionali . In questo scenario, la verifica delle dichiarazioni ESG non è più una scelta opzionale, ma un elemento essenziale di gestione del rischio legale e reputazionale.
La nota ESMA: quattro principi per evitare il greenwashing
Un punto di riferimento fondamentale è rappresentato dalla nota tematica dell’ESMA del 1° luglio 2025 sulle sustainability-related claims, dedicata alle comunicazioni “clear, fair and not misleading” . L’Autorità richiama la responsabilità degli operatori nel garantire che le informazioni di sostenibilità siano corrette, eque e non fuorvianti .
ESMA individua quattro principi cardine che devono orientare ogni dichiarazione ESG :
Accuratezza. Le affermazioni devono rappresentare in modo fedele il profilo di sostenibilità, evitando esagerazioni, omissioni e vaghezze. Non è sufficiente enfatizzare gli aspetti positivi: occorre dare conto anche dei limiti e delle criticità.
Accessibilità. Le informazioni a supporto devono essere facilmente reperibili e comprensibili. L’Autorità richiama l’importanza del layering, soprattutto nei materiali destinati agli investitori retail, affinché il dettaglio metodologico sia disponibile senza sovraccaricare il messaggio principale.
Comprovabilità. Ogni claim deve poggiare su metodologie, soglie, assunzioni e processi chiaramente descritti. Devono essere esplicitate le limitazioni dei dati e rese trasparenti le modalità di confronto.
Aggiornamento. Le dichiarazioni devono basarsi su dati attuali, con indicazione di data e perimetro dell’analisi, e devono essere tempestivamente aggiornate in caso di cambiamenti materiali.
Il messaggio di fondo è netto: non basta “dire ESG”, occorre dimostrare cosa significhi in concreto per il prodotto o per l’entità che comunica.
Credenziali, etichette e confronti: dove si annidano i rischi
La nota ESMA dedica particolare attenzione alle cosiddette ESG credentials, ovvero qualifiche, rating, label e premi che vengono spesso utilizzati nei materiali di marketing .
Il rischio è duplice. Da un lato, si può sovrastimare il significato di un riconoscimento; dall’altro, si può omettere di spiegare le basi metodologiche, la scala di valutazione, l’ente che lo ha attribuito e la data di riferimento. ESMA raccomanda di chiarire come i criteri siano misurati e monitorati e se l’ente terzo effettui controlli nel tempo .
Particolare cautela è richiesta nei confronti tra pari. Quando si afferma di essere “tra i migliori” o “leader di mercato”, è necessario indicare il gruppo di confronto, le assunzioni utilizzate e la copertura del rating . Senza questi elementi, la comparazione rischia di trasformarsi in un messaggio suggestivo ma privo di fondamento oggettivo.
Analogamente, l’uso improprio di riferimenti regolamentari, come le classificazioni SFDR, non può essere presentato come un’etichetta o un marchio di qualità . La linea di demarcazione tra disclosure normativa e claim promozionale deve rimanere chiara.
Come agire: integrare la verifica nei processi aziendali
Alla luce di questo contesto, “agire” significa innanzitutto strutturare un processo interno che preceda la pubblicazione di qualsiasi dichiarazione ESG. La verifica efficace non si limita al controllo finale del messaggio, ma coinvolge l’intera catena del dato.
Le esperienze maturate nel campo della ESG claims verification mostrano che la qualità della comunicazione dipende in modo decisivo dalla qualità dei sistemi di raccolta e gestione delle informazioni. Il principio “garbage in, garbage out” resta valido anche in ambito ESG: senza dati solidi, nessuna assurance potrà restituire credibilità.
Le metodologie di verifica più evolute combinano revisione dei dati, analisi dei processi e valutazione dei controlli interni. Gli standard di assurance, come ISAE 3000, forniscono un quadro di riferimento per strutturare incarichi di verifica su informazioni non finanziarie . Sempre più spesso, l’attenzione si sposta dal semplice controllo del dato alla valutazione dei sistemi che lo generano.
Per le imprese, ciò implica integrare la gestione ESG nei processi di risk management, rafforzare le competenze interne e prevedere un dialogo costante con il verificatore indipendente. La verifica non deve essere percepita come un adempimento esterno, ma come un presidio di governance.
Dalla compliance alla credibilità
L’evoluzione normativa europea e l’attenzione delle autorità di vigilanza indicano chiaramente che il tempo delle dichiarazioni generiche è finito. Le sustainability claims incidono sulle decisioni di investimento e, come ricorda ESMA, devono essere chiare, corrette e non fuorvianti .
Agire oggi significa anticipare le richieste regolatorie e dotarsi di un’infrastruttura dati capace di sostenere la trasparenza nel lungo periodo. Significa anche accettare che ogni claim comporta una responsabilità, e che la reputazione si costruisce sulla coerenza tra parole e fatti.
In definitiva, la ESG claim verification rappresenta uno snodo cruciale nella transizione verso un’economia più sostenibile. Non è una garanzia assoluta, ma è uno strumento indispensabile per rafforzare la fiducia nei mercati e per distinguere chi integra realmente la sostenibilità nel proprio modello di business da chi si limita a evocarla.








