L’integrazione tra produzione agricola e generazione di energia solare rappresenta una delle direttrici più rilevanti nel percorso verso la transizione ecologica. In Italia, l’agrivoltaico sta emergendo come soluzione capace di conciliare esigenze produttive e sostenibilità, in un contesto normativo che si va rapidamente definendo sia a livello nazionale sia europeo.
L’interesse crescente verso questi sistemi è sostenuto da incentivi e investimenti collegati al PNRR, ma anche da un confronto serrato con le sfide operative legate all’implementazione su vasta scala. Alla luce degli obiettivi fissati per il 2030, va osservato che la diffusione dell’agrivoltaico si inserisce oggi in uno scenario che richiede equilibrio tra innovazione tecnologica, sviluppo economico e tutela delle comunità locali.
La Giornata dell’Agrivoltaico di ANIE Rinnovabili
Il tema dell’agrivoltaico e dell’innovazione incide in modo sempre più diretto con i temi della competitività ed è stato al centro della seconda edizione della Giornata dell’Agrivoltaico, promossa da ANIE Rinnovabili. Si è trattato di un appuntamento di rilievo nazionale che ha riunito istituzioni, associazioni, esperti, imprese e rappresentanti del mondo agricolo e fotovoltaico allo scopo di comprendere la meglio un fenomeno che permette di generare nuovo valore grazie all’integrazione tra agricoltura e produzione di energia rinnovabile.
Agrivoltaico e sviluppo: uno scenario in rapida evoluzione tra agricoltura ed energia
Negli ultimi anni, l’integrazione tra attività agricole e produzione di energia solare ha assunto una rilevanza crescente, sia sul piano industriale che in quello delle politiche di sviluppo. Il modello che unisce agrivoltaico e sostenibilità si distingue rispetto al fotovoltaico tradizionale per la sua capacità di conciliare la continuità delle pratiche agricole con l’installazione di impianti energetici, generando valore in ambiti storicamente percepiti come confliggenti.
Oltre 200 progetti in Europa di agrivoltaico per lo sviluppo
In Europa sono già operativi oltre 200 progetti, con una capacità cumulativa superiore a 15 GW. Il dato va interpretato alla luce del rapido consolidamento di filiere dedicate e dell’interesse manifestato da investitori istituzionali e operatori agricoli. L’agenda comunitaria individua nell’agrivoltaico una leva strategica per la sicurezza energetica, la resilienza dei territori rurali e la diversificazione delle fonti di reddito del settore primario, aprendo prospettive che vanno ben oltre la mera installazione di pannelli fotovoltaici sui terreni coltivati.
Norme e regolamenti: il nuovo quadro italiano e le best practice europee
Il panorama normativo italiano sull’agrivoltaico ha recentemente compiuto passi significativi, grazie all’introduzione di una definizione tecnica degli impianti agrivoltaici e alla revisione dei criteri dimensionali. Il Decreto Legge 175/2025 ha chiarito il requisito dell’elevazione delle strutture e avviato un processo di omogeneizzazione rispetto agli standard europei. Tuttavia, persistono elementi controversi: la soglia dell’80% della Produzione Lorda Vendibile per mantenere l’attività agricola, le restrizioni su terreni ad alto valore agricolo e le percentuali limitate di superficie utilizzabile rappresentano barriere operative non trascurabili.
La Francia ha integrato l’agrivoltaico nella propria pianificazione energetica e agricola
L’analisi delle best practice estere suggerisce un approccio differenziato: la Francia ha integrato l’agrivoltaico nella propria pianificazione energetica e agricola, mentre la Germania incentiva modelli pilota attraverso il Renewable Energy Act; i Paesi Bassi puntano sull’innovazione applicata alle colture intensive. L’Italia si confronta ora con il compito di bilanciare tutela della salute del suolo, spinta all’innovazione e semplificazione procedurale, evitando irrigidimenti che potrebbero penalizzare sia le aziende agricole sia gli investitori energetici.
Il ruolo strategico dell’Italia nell’agrivoltaico e le opportunità offerte dal PNRR
Il contesto nazionale evidenzia una domanda forte e crescente nei confronti dell’agrivoltaico, testimoniata dalla partecipazione alle misure di sostegno previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La prima finestra del bando ha raccolto più di 600 richieste per oltre 1,7 GW di potenza progettuale e 920 milioni di euro in contributi richiesti.
Il successivo ampliamento della misura fino al 2025 punta a facilitare l’obiettivo di 1,04 GW installati entro giugno 2026. Questo flusso è indice non solo della vitalità del comparto, ma anche del suo potenziale sistemico come leva della transizione energetica italiana. L’interazione tra fondi pubblici, innovazione tecnologica e riorganizzazione delle filiere produttive può consentire al settore primario nazionale – storicamente caratterizzato da frammentazione – di accedere a nuove forme di redditività e resilienza competitiva, pur restando aperte le questioni relative all’efficacia degli strumenti incentivanti e all’amministrabilità dei processi autorizzativi.
Sfide operative e criticità per la diffusione degli impianti agrivoltaici
L’espansione dell’agrivoltaico nel nostro Paese si scontra oggi con ostacoli specifici che coinvolgono sia aspetti tecnici che questioni regolatorie. Le recenti revisioni normative hanno reso più stringente la mappatura delle aree idonee, riducendo sensibilmente le superfici disponibili per nuovi progetti. Questo scenario rischia di mettere sotto pressione le Regioni a maggiore vocazione agricola, complicando la pianificazione territoriale e rallentando i tempi autorizzativi.
Dal punto di vista operativo, permangono incognite sulla compatibilità tra alcune tipologie colturali e i differenti modelli impiantistici – dall’altezza dei moduli al tracciamento solare – così come sul monitoraggio effettivo della produttività agricola sotto copertura fotovoltaica. Anche il dialogo tra mondo agricolo ed energetico necessita ancora di un salto qualitativo: la co-progettazione resta spesso più un auspicio che una prassi consolidata, mentre le istanze locali si scontrano talvolta con logiche industriali standardizzate.
Le prospettive per l’agrivoltaico al 2030: transizione ecologica, sviluppo e coesione sociale
Guardando al prossimo decennio, l’agrivoltaico si configura come uno snodo cruciale per raggiungere i target nazionali ed europei sulla decarbonizzazione e per promuovere modelli territoriali più resilienti. La sfida sarà quella di sviluppare una governance multisettoriale che riesca a integrare interessi economici, esigenze ambientali e istanze sociali senza esasperare conflitti tra categorie produttive o rischiare derive speculative.
In quest’ottica, il successo delle iniziative pilota dovrà tradursi in una diffusione scalabile delle buone pratiche – sia sul fronte tecnologico che su quello gestionale – accompagnata da sistemi trasparenti di monitoraggio dell’impatto sul suolo, sulle produzioni agricole e sull’economia locale.
Trasformare l’agrivoltaico da nicchia sperimentale a elemento strutturale del paesaggio produttivo
L’ambizione è quella di trasformare l’agrivoltaico da nicchia sperimentale a elemento strutturale del paesaggio produttivo nazionale entro il 2030, promuovendo uno sviluppo equilibrato capace di generare valore condiviso lungo tutta la filiera.
L’agrivoltaico si inserisce dunque in un contesto che richiede equilibrio tra produzione energetica, tutela dell’ambiente e valorizzazione del settore agricolo. In questo scenario, la capacità di coniugare innovazione tecnologica e conoscenza dei territori diventa una leva determinante per affrontare le complessità normative e operative ancora presenti. L’evoluzione delle politiche europee e i fondi stanziati dal PNRR rappresentano un’occasione importante per indirizzare gli investimenti verso soluzioni integrate e sostenibili, ma il successo dipenderà dalla concretezza delle scelte attuative.
Guardando al prossimo decennio, la sfida sarà quella di rendere l’agrivoltaico una componente strutturale della strategia energetica nazionale, promuovendo modelli di sviluppo inclusivi in grado di generare valore sia sul piano economico che sociale.









