Elettricità: fabbisogni colossali e soluzioni ancora incerte
L’intelligenza artificiale generativa non è solo una questione di dati. Il suo funzionamento richiede quantità enormi di elettricità. Dietro capacità tecnologiche impressionanti si celano infrastrutture ad altissima intensità energetica, alimentate da data center operativi 24 ore su 24, la cui crescita è in forte accelerazione. Un hyperscale data center con una capacità di 100 MW, se utilizzato a pieno regime, consuma in un anno elettricità quanto circa 100.000 abitazioni. Questo fabbisogno elevato deriva dall’uso massiccio di processori grafici ad alto consumo energetico e da sistemi di raffreddamento continui.
La domanda di elettricità dei data center è destinata a più che raddoppiare
A livello globale, la domanda di elettricità dei data center è destinata a più che raddoppiare, passando da 460 TWh nel 2024 a oltre 1.000 TWh entro il 2030 e raggiungendo circa 1.300 TWh nel 2035, secondo l’AIE. In questo contesto, i grandi gruppi tecnologici statunitensi stanno investendo a un ritmo senza precedenti: fino a 300 miliardi di dollari destinati all’Intelligenza artificiale nel 2025, un livello superiore di circa il 20% all’intero investimento nel settore energetico statunitense.
Le interruzioni di corrente registrate a Santa Clara nel mese di novembre mettono in luce un rischio crescente: l’insufficienza di energia elettrica per soddisfare la domanda. Per far fronte a queste sfide, il mix energetico dovrà subire una trasformazione profonda. Secondo le ultime previsioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, entro il 2035 le fonti rinnovabili dovrebbero diventare dominanti, spinte dalla loro competitività e dalla rapidità di implementazione. La loro quota nel mix globale dovrebbe aumentare di circa il 10% rispetto a oggi, mentre i combustibili fossili dovrebbero scendere da quasi l’80% al 71%. Questa transizione, tuttavia, comporta sfide rilevanti: l’adeguamento delle reti e lo sviluppo di sistemi di accumulo, come batterie o impianti di pompaggio, indispensabili per compensare l’intermittenza dell’energia eolica, solare e idroelettrica.
Gli attuali impianti a gas e nucleare rimarranno strategici per garantire flessibilità ma nuovi investimenti in quest’ambito sono frenati da vincoli significativi. Il gas risente oggi di difficoltà lungo la catena di fornitura delle apparecchiature, mentre il nucleare e i piccoli reattori modulari (SMR) offrono energia a basse emissioni ma richiedono tempi di realizzazione molto lunghi: tra i 10 e i 15 anni per il nucleare tradizionale.
I primi SMR sono attesi in Cina nel 2026, non prima del 2028 in Canada per GE-Hitachi e dopo il 2030 negli Stati Uniti, mentre la loro sostenibilità economica su scala commerciale resta incerta. Nel medio termine, il carbone è destinato a rimanere dominante in Asia.

Realtà energetiche: geografie diverse, sfide diverse
Le implicazioni di questa corsa energetica variano sensibilmente a seconda delle aree geografiche, sia in termini di crescita della domanda, con Cina e Stati Uniti che rappresenteranno quasi l’80% dell’aumento globale dei consumi elettrici dei data center entro il 2030, sia in termini di strutture di mercato e disponibilità di offerta, che rimangono molto eterogenee.
Negli Stati Uniti, la crescita è esplosiva, con un incremento stimato superiore a 500 TWh entro il 2030, in un contesto in cui le tensioni sulla rete sono già evidenti. A seconda degli scenari, i data center potrebbero rappresentare tra il 30% e il 65% della nuova domanda elettrica. Per soddisfare questi fabbisogni e sostituire gli impianti obsoleti saranno necessari tra 85 e 90 GW di nuova capacità entro il 2030. Di questi, circa 25 GW potrebbero provenire dal gas, compatibilmente con i vincoli esistenti, mentre i restanti 60 GW dovrebbero essere coperti dalle rinnovabili, equivalenti a circa 200 GW con un tasso di utilizzo del 30%, in linea con l’attuale ritmo di installazione di 40 GW l’anno.
Anche negli Stati Uniti il mix energetico si sta orientando verso le rinnovabili, che dovrebbero rappresentare il 55% del totale entro il 2035, rispetto al 44% del 2024. Tuttavia, il timore di carenze energetiche è concreto in Stati come il Texas, dove alcuni contratti pubblici hanno esplicitamente escluso operatori considerati “anti-fossili”.
Il ruolo della regolamentazione in Europa
In Europa, l’aumento della domanda legata ai data center, stimato tra 115 e 130 TWh, è più contenuto per effetto di una regolamentazione più stringente, come l’AI Act, e alle misure di risparmio energetico adottate dopo la guerra in Ucraina. Il recente sviluppo delle rinnovabili ha generato un surplus produttivo, con capacità fossili ampiamente sottoutilizzate. L’Europa dovrebbe essere in grado di coprire l’intera domanda incrementale attraverso le rinnovabili, con una capacità che potrebbe raggiungere 710 TWh entro il 2030.
Un focus sulle dimensioni delle reti e sulla gestione dei picchi di domanda
Le principali criticità riguardano le dimensioni delle reti e la gestione dei picchi di domanda, soprattutto nei periodi in cui l’offerta rinnovabile è insufficiente e tali picchi saturano le capacità disponibili di gas, idroelettrico, nucleare e biomassa. In risposta, le normative stanno evolvendo per incentivare l’espansione delle reti, offrendo rendimenti sugli investimenti più elevati. In questo contesto, la disponibilità di capacità fossili in eccesso continuerà a svolgere un ruolo chiave nei momenti di stress del sistema.

Come evolve la situazione nell’aea Asia-Pacifico
Nell’area Asia-Pacifico vi è la dinamica più aggressiva, sebbene il consumo dei data center in Cina e India resti ancora marginale. L’espansione dell’AI e del cloud sta trainando la crescita dei data center nella regione, sostenuta da modelli open source a basso costo (ad esempio DeepSeek a inizio 2025) e da politiche di sovranità digitale. Secondo l’AIE, la capacità installata dovrebbe più che raddoppiare, passando da 36 GW nel 2024 a 92 GW nel 2030, con un tasso di crescita annuo composto del 20%. Ciò comporterà un rapido aumento dei consumi elettrici, tra il 15% e il 20% annuo, fino a raggiungere 300 TWh nel 2030 rispetto ai 150 TWh del 2024.
Gli investimenti necessari sono stimati tra 90 e 110 miliardi di dollari, di cui il 60% destinato alle rinnovabili e il 40% ai combustibili fossili, al netto delle infrastrutture di rete. Le disparità regionali sono marcate: nei grandi sistemi elettrici di Cina e India, caratterizzati da un’elevata industrializzazione e da popolazioni numerose, i data center resteranno marginali, rappresentando al massimo il 2% dei consumi totali nel 2030 (rispetto allo 0,5-1% nel 2024). Tuttavia, la sfida energetica resta cruciale, in una regione in cui il mix elettrico è ancora dominato dal carbone, con una quota prossima al 70% nel 2024 e superiore al 55% anche nel 2035. Il carbone rimane l’opzione principale per mettere in sicurezza l’offerta, nonostante la crescita di rinnovabili e nucleare.
Il costo nascosto dell’AI: la corsa all’efficienza energetica
L’esplosione della domanda energetica solleva una questione sociale: chi ne pagherà il prezzo?
Negli Stati Uniti, i prezzi al dettaglio sono già aumentati in media del 6% nel 2025, con rialzi particolarmente marcati, come il +19% nel New Jersey. I prezzi all’ingrosso dovrebbero salire a 51 dollari/MWh nel 2026, rispetto ai 47 dollari/MWh medi del 2025, in larga parte a causa della forte domanda dei data center.
In Europa, l’aumento potrebbe essere più contenuto grazie allo sviluppo delle rinnovabili ma la pressione sui picchi di carico resta elevata. Se le infrastrutture non terranno il passo, famiglie e PMI potrebbero sopportare la maggior parte dei costi legati all’approvvigionamento dei grandi consumatori energetici, alimentando tensioni sociali legate alla transizione energetica. Non è solo questione di prezzo: recentemente il Texas ha adottato una normativa che consente al gestore della rete di limitare il consumo dei data center oltre una certa soglia durante i periodi critici, per garantire l’accesso all’elettricità alle famiglie. È un esempio emblematico del crescente intervento pubblico per regolamentare ciò che il mercato, da solo, non riesce a garantire: la disponibilità delle risorse, siano esse energetiche o idriche.
Efficienza come priorità strategica
In questo contesto, l’efficienza diventa una priorità strategica. Migliorare il PUE (Power Usage Effectiveness) da 1,35 a 1,20 consentirebbe di ridurre i consumi dell’8–12% entro il 2030, con risparmi di centinaia di TWh. Le leve includono sistemi di raffreddamento avanzati, una progettazione ottimizzata dei data center e microreti ibride che combinano solare, batterie e turbine a gas modulari.
La digitalizzazione delle reti tramite l’AI favorisce la manutenzione predittiva, la previsione dei carichi e una migliore integrazione delle rinnovabili. Gli operatori possono inoltre assicurarsi forniture attraverso PPA (accordi di acquisto di energia), garantendo elettricità verde nel lungo periodo. In prospettiva, la disponibilità di elettricità decarbonizzata diventerà un criterio chiave nella localizzazione dei data center, anche se l’affidabilità della rete resterà l’elemento prioritario.
L’AI oltre il dibattito energetico
L’ascesa dell’AI va però oltre il semplice dibattito di chi ne pagherà il prezzo. Mette in discussione i nostri modelli energetici, la sovranità e la capacità di conciliare innovazione e transizione. Dietro la corsa alla potenza di calcolo emerge una molteplicità di considerazioni: ambientali, come l’aumento del consumo idrico per il raffreddamento dei data center e una crescente impronta carbonica; questioni sociali, legate alla trasformazione del lavoro, alla scomparsa di alcune funzioni e all’emergere di nuove competenze; e questioni di governance, in cui diventano centrali i temi dell’etica, della resilienza dei sistemi e della responsabilità degli stakeholder.
Per l’Europa, la sfida è duplice: mantenere la competitività digitale riducendo al contempo la dipendenza dai combustibili fossili. Più che mai, è necessario un modello sovrano capace di coniugare performance digitale e autonomia energetica. Se l’AI promette guadagni di efficienza e innovazioni di grande portata, solleva anche sfide sistemiche che vanno ben oltre il costo della bolletta. Siamo davvero pronti ad affrontarle?







