Intelligenza artificiale

GenAI: i gap generazionali amplificano il problema delle competenze



Indirizzo copiato

Una ricerca OCSE-Cisco evidenzia come l’adozione dell’AI generativa stia ridefinendo le geografie dell’innovazione, con economie emergenti in testa e un crescente gap generazionale nelle competenze digitali. In Italia, la fiducia e la formazione restano ancora disomogenee, mentre cresce l’attenzione sull’impatto sociale e sul benessere personale legato all’uso intensivo delle tecnologie

Pubblicato il 8 gen 2026



Concept,Of,Artificial,Intelligence,And,Data,Analysis,,Businessman,Demonstrates,Virtual

L’adozione dell’intelligenza artificiale generativa sta delineando nuove geografie dell’innovazione e della fiducia nei confronti della tecnologia, con dinamiche che variano sensibilmente tra economie avanzate e mercati emergenti. Le differenze non si limitano alla disponibilità o all’utilizzo degli strumenti: riguardano anche le percezioni dei diversi gruppi demografici, giovani e adulti in particolare, il livello di formazione digitale e la capacità di governare l’impatto sociale delle nuove tecnologie. In Italia, il dibattito su competenze e inclusività digitale accompagna i primi dati sull’effettivo uso quotidiano dell’AI generativa, mentre a livello globale si accentuano le domande su come garantire un accesso equo e valorizzare le opportunità senza trascurare i rischi per il benessere individuale e collettivo.

Divari globali nell’adozione dell’AI generativa: economie emergenti in testa

L’ultima ricerca congiunta di OCSE e Cisco introduce un cambiamento di paradigma nella geografia dell’adozione dell’intelligenza artificiale generativa. Contrariamente alle dinamiche storiche che hanno visto le economie avanzate guidare l’adozione delle tecnologie digitali, sono oggi India, Brasile, Messico e Sud Africa a mostrare i tassi più elevati di utilizzo e formazione sull’AI generativa.

In questi contesti, la fiducia nei confronti della tecnologia è superiore e l’interesse per nuove competenze digitali risulta particolarmente vivace, segno di una propensione all’inclusione digitale che trascende il mero accesso agli strumenti. L’occidente, al contrario, appare più cauto: fra i paesi OCSE, la penetrazione attiva della GenAI resta contenuta e si accompagna a un atteggiamento interlocutorio rispetto ai benefici e ai rischi percepiti. Questa asimmetria sottolinea come lo sviluppo tecnologico non sia più appannaggio esclusivo delle economie più consolidate e solleva interrogativi sulla futura distribuzione delle competenze digitali avanzate a livello globale.

Giovani vs adulti: chi usa l’AI e come cambia la fiducia nella tecnologia

La frattura generazionale nell’adozione dell’intelligenza artificiale emerge con nettezza dallo studio. Gli under 35 si distinguono per una familiarità quotidiana con la GenAI: oltre metà di loro ne fa uso attivo e ritiene che la tecnologia porti vantaggi concreti senza grandi problematiche a livello di skill gap. Al contrario, tra gli over 45 – e in particolare negli over 55 – prevalgono incertezza, assenza di formazione specifica e una maggiore tendenza a sospendere il giudizio su affidabilità ed eticità degli strumenti AI.

Le cause non risiedono solo nella distanza anagrafica ma anche nell’accesso alla formazione: i giovani investono di più nello sviluppo di nuove skill mentre gli adulti restano spesso spettatori di una trasformazione che fatica a coinvolgerli pienamente. Questo gap si riflette anche nelle aspettative sul futuro del lavoro, con le nuove generazioni maggiormente convinte dell’impatto sistemico che l’AI avrà sulle professioni.

Italia: adozione, percezione e formazione sull’AI generativa

Nel panorama europeo, l’Italia si colloca all’undicesimo posto fra i paesi OCSE analizzati per tasso d’utilizzo attivo della GenAI: il 23% del campione dichiara di farne uso. La percezione dell’utilità dell’intelligenza artificiale è diffusa ma non uniforme: il 53% considera la tecnologia utile almeno in parte, mentre una quota significativa degli intervistati manifesta incertezza su affidabilità ed etica – segno di una fiducia ancora da consolidare.

Queste esitazioni sembrano correlate a una scarsa esposizione formativa: il 68% degli italiani non ha mai preso parte a percorsi finalizzati allo sviluppo di competenze AI. Le motivazioni dietro questa distanza vanno ricercate sia nella limitata proposta formativa sia nella difficoltà di tradurre le potenzialità della GenAI in applicazioni concrete per la vita personale o lavorativa.

Competenze digitali e benessere: le sfide per un futuro digitale inclusivo

Lo studio mette in luce un tema cruciale spesso trascurato nel dibattito sull’innovazione: il rapporto tra intensità d’uso delle tecnologie digitali e benessere personale. Più di cinque ore al giorno trascorse davanti agli schermi per attività non lavorative si associano a livelli inferiori di soddisfazione individuale; in Italia questa soglia viene superata dal 37% dei partecipanti alla ricerca. Mentre le economie emergenti dimostrano una socializzazione sempre più mediata dal digitale e oscillazioni emotive accentuate dall’esposizione costante alle piattaforme online, risulta evidente come l’inclusione e l’inclusione lavorativa in particolare non possa prescindere dall’investimento su alfabetizzazione digitale trasversale ed educazione all’equilibrio fra innovazione tecnologica e qualità della vita. L’obiettivo deve essere duplice: ridurre i divari nelle competenze senza trascurare il benessere psicologico dei cittadini.

Una costante evoluzione che richiede una governance a sua volta dinamica

Guardando all’attuale panorama dell’intelligenza artificiale generativa, emerge con chiarezza un contesto in costante evoluzione, segnato da dinamiche differenziate sia tra Paesi che tra fasce d’età. La capacità di interpretare e governare questi cambiamenti diventa cruciale non solo per cogliere le opportunità offerte dalla tecnologia, ma anche per scongiurare nuovi squilibri sociali e lavorativi. In questo scenario, il ruolo delle istituzioni, delle imprese e del sistema educativo appare determinante: investire nella formazione e nel rafforzamento delle competenze digitali si rivela una leva imprescindibile per accompagnare la trasformazione in modo equo e sostenibile. Solo così sarà possibile costruire un ecosistema digitale che favorisca partecipazione consapevole, fiducia diffusa e benessere collettivo.

guest
0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x