Scienze della vita: cosa sono e perché stanno ridisegnando sanità, industria e ricerca
Le scienze della vita o life sciences sono l’insieme delle discipline che studiano gli esseri viventi. Riguardano la vita in tutte le sue forme: dall’organismo umano ai microbi, dalle piante agli ecosistemi. L’obiettivo delle scienze della vita è di capire come funzionano i sistemi biologici e come intervenire su salute e malattiae rappresenta un grande ambito che appunto unisce biologia, medicina, genetica, biochimica e biotecnologie. Più recentemente le scienze della vita si sono intrecciate anche con farmacologia, neuroscienze, immunologia, microbiologia ed epidemiologia.
e sono diventate uno dei motori più significativi dell’innovazione scientifica e industriale.
Scienze della vita alla base dello sviluppo di nuovi farmaci
Le scienze della vita sono alla base dello sviluppo di nuovi farmaci e terapie.
In questo ambito nascono i vaccini, gli anticorpi monoclonali e molte cure oncologiche di nuova generazione. Dentro lo stesso perimetro rientrano le terapie avanzate, come terapia genica e cellulare. E rientra anche la medicina rigenerativa, che punta a riparare o sostituire tessuti danneggiati.
Genetica come fattore chiave della scienze della vita
Un capitolo centrale è la genetica e, più in generale, la genomica, proteomica e metabolomica aiutano a leggere la biologia come un sistema di dati. Da qui nasce la medicina di precisione: trattamenti più mirati, basati sul profilo del paziente.
Il laboratorio, però, non basta: servono sperimentazione clinica e valutazioni di efficacia reale.
Il ruolo e l’impegno di pharma e biotech
Le life sciences non sono solo ricerca: sono anche industria e filiere produttive.
Pharma e biotech sono i settori più noti, ma non gli unici. Ci sono medtech e dispositivi medici, diagnostica, strumentazione di laboratorio. Cresce poi il ruolo della digital health: software clinici, telemedicina, monitoraggio da remoto. Bioinformatica e intelligenza artificiale accelerano scoperta di farmaci e analisi di immagini.
Un altro componente fondamentale è l’approccio One Health.
Con questo termine si considera l’insieme della salute umana, animale e ambientale.
Perché virus, antibiotico-resistenza e inquinamento non rispettano confini tra settori.
Le scienze della vita lavorano quindi anche su prevenzione e contribuisce direttamente ai risultati della sanità pubblica.
La gestione dell’innovazione: un fattore centrale per le scienze della vita
Ogni innovazione deve superare standard rigorosi, controlli e valutazioni etiche.
Dati sanitari, biobanche e algoritmi pongono domande su privacy, bias e trasparenza.
E la sostenibilità entra nel dibattito: processi produttivi, rifiuti, consumo di risorse. Le scienze della vita per rispondere a tutte queste esigenze rappresentano anche un grande mercato del lavoro qualificato. Ricercatori, data scientist, biostatistici, clinici, regulatory, quality e produzione, green skill e talenti rispondono alla richiesta di competenze ibride: biologia più digitale, clinica più dati, ingegneria più salute.
E spingono la collaborazione tra università, ospedali, startup e grandi aziende.
Una nuova fase di trasformazione per le scienze della vita
Il settore delle scienze della vita in Italia sta vivendo una fase di trasformazione, alimentata da iniziative finanziarie che puntano a integrare innovazione e ricerca scientifica con la realtà produttiva delle piccole e medie imprese. All’interno di questo scenario, Biovalley Investments Partner si segnala per la recente raccolta record ottenuta tramite crowdfunding, che sottolinea l’interesse crescente verso soluzioni tecnologiche avanzate applicate alla sanità.
Biovalley: un modello basato sull’integrazione tra ricerca accademica e sviluppo industriale
Il modello operativo adottato dall’azienda si concentra sull’integrazione tra ricerca accademica e sviluppo industriale, con particolare attenzione alle aree BioTech & Pharma e BioICT & AI. Un approccio che lascia intravedere ulteriori prospettive di crescita internazionale, anche attraverso il percorso verso la quotazione su mercati esteri come Euronext Growth Paris.
Biovalley Investments Partner supera le attese nel crowdfunding
La recente chiusura dell’operazione di equity crowdfunding di Biovalley Investments Partner ha segnato un passaggio rilevante non solo per la società triestina, ma anche per il panorama degli investimenti in innovazione sanitaria in Italia e per il settore che opera nelle scienze della vita.
La raccolta, superiore a 730.000 euro contro un target minimo di 250.000 euro e oltre cinquanta investitori coinvolti, mostra come il settore delle scienze della vita riesca oggi a catalizzare l’interesse di una platea articolata di stakeholder, dal venture capital ai privati. Non si tratta esclusivamente di una questione quantitativa: la capacità di attrarre risorse ben oltre le aspettative minime riflette una domanda latente di progetti nel biomedicale nazionale, storicamente meno avvezzo all’utilizzo del crowdfunding come leva per la crescita patrimoniale.
In questa chiave, il risultato ottenuto da Biovalley può essere letto come un indicatore della crescente maturità del mercato italiano verso forme innovative di finanziamento e della credibilità che alcuni operatori sono riusciti a costruire intorno a modelli industriali integrati tra ricerca e applicazione.
Strategia industriale e modello operativo: integrazione tra ricerca scientifica e PMI per le scienze della vita
L’approccio adottato da Biovalley Investments Partner si caratterizza per un’architettura industriale che punta sulla contaminazione strutturata fra ricerca avanzata e tessuto delle PMI del gruppo. La holding triestina individua tecnologie emergenti, spesso nate in ambito accademico o nei laboratori biotech, e le innesta direttamente nelle società operative sotto il suo controllo.
Questo modello consente rapidità nell’industrializzazione delle scoperte, superando la frammentazione tipica della filiera dell’innovazione farmaceutica italiana. L’integrazione verticale non è solo una scelta organizzativa ma una risposta alle criticità del trasferimento tecnologico nel nostro Paese, accelerando il passaggio dalla validazione scientifica alla creazione di prodotti concreti pronti per il mercato healthcare. In questo modo, Biovalley si posiziona come soggetto in grado di ridurre il time-to-market delle innovazioni e favorire la competitività delle sue partecipate in un settore sempre più globale.

Le aree BioTech & Pharma e BioICT & AI: tecnologie d’avanguardia al servizio della salute
L’offerta di Biovalley Investments Partner si articola su due direttrici complementari che riflettono la convergenza tra scienze della vita e tecnologie digitali.
Da un lato, l’area BioTech & Pharma, focalizzata sull’identificazione e sviluppo di farmaci orfani, biosimilari e dispositivi per la preparazione automatizzata delle terapie.
Dall’altro, la divisione BioICT & AI che integra soluzioni informatiche avanzate e algoritmi di intelligenza artificiale nei processi clinici ed organizzativi delle strutture sanitarie. Un esempio emblematico è ChemoMaker, robot brevettato in Europa, Stati Uniti e Cina che automatizza la preparazione delle terapie oncologiche direttamente nelle farmacie ospedaliere: un caso concreto di trasferimento tecnologico capace di migliorare sicurezza, efficienza operativa e sostenibilità economica dei sistemi sanitari.
La complementarità delle due aree contribuisce a delineare un’offerta integrata che mira sia all’efficacia clinica sia all’ottimizzazione gestionale.
Diego Bravar, Presidente di Biovalley Investments Partner ha sottolineato che “Il successo di questa operazione rappresenta una conferma importante della fiducia che il mercato ripone nella nostra visione. Il capitale raccolto ci consentirà di accelerare lo sviluppo di innovazioni ad alto impatto, rafforzando il nostro ruolo di riferimento nella trasformazione della ricerca in soluzioni operative per ospedali, cliniche e pazienti”.
A sua volta Francesco Menegoni, CEO di Biovalley Investments Partner ha osservato che “Con questa operazione, Biovalley Investments consolida il proprio ruolo di modello industriale nell’innovazione healthcare dimostrando come ricerca, tecnologia e impresa possano convergere per sviluppare soluzioni concrete e sostenibili, capaci di contribuire in modo reale al progresso dei sistemi sanitari e al benessere collettivo”.

Prospettive future: crescita internazionale e quotazione su Euronext Growth Paris
Il rafforzamento patrimoniale derivante dall’operazione di crowdfunding rappresenta una tappa intermedia nella strategia di espansione delineata dalla società triestina. Nei prossimi mesi, Biovalley Investments Partner prevede infatti un percorso orientato all’internazionalizzazione attraverso nuove acquisizioni mirate nel contesto europeo. Al centro della tabella di marcia c’è la quotazione su Euronext Growth Paris: una scelta che segnala l’intenzione del gruppo di consolidare la propria presenza nei mercati continentali sfruttando il contesto favorevole offerto dal segmento francese dedicato alle PMI innovative ad alta crescita.
L’obiettivo dichiarato consiste nell’aumentare la capacità di investimento per sostenere nuovi progetti e rafforzare gli asset strategici in portafoglio, puntando a una governance più trasparente e a una visibilità maggiore presso investitori istituzionali internazionali. Questo passaggio potrebbe imprimere un’accelerazione ulteriore al processo di consolidamento del settore biotech italiano su scala europea.
La necessità di connettere risorse, competenze e capitali
Il percorso intrapreso da Biovalley Investments Partner riflette una trasformazione in atto nel settore Life Sciences, dove la capacità di connettere risorse, competenze e capitali si traduce in un impatto tangibile sul tessuto imprenditoriale. La sintesi tra ricerca scientifica e PMI non appare più come una mera aspirazione, ma come un asse portante per sostenere l’innovazione applicata alla salute. In questo scenario, la fiducia degli investitori raccolta tramite il crowdfunding rappresenta uno degli indicatori di una fiducia crescente nelle potenzialità del comparto.
La sfida per il futuro consisterà nel mantenere questa traiettoria di crescita, affrontando la complessità dei mercati internazionali e le regole della quotazione, senza perdere la capacità di presidiare l’innovazione sul territorio.
Scienze della vita e intelligenza artificiale: perché oggi viaggiano insieme
Nelle scienze della vita l’Intelligenza artificiale sta passando da “supporto” a infrastruttura: accelera la scoperta di farmaci, rende più robusti alcuni passaggi della sperimentazione clinica e potenzia diagnosi e medicina personalizzata. Ma impone nuove regole su dati, validazione e responsabilità.
Il punto di contatto tra scienze della vita e intelligenza artificiale è da individuare nella trasformazione della biologia che si è fatta misurabile e digitale. Genomica, imaging, sensori clinici, cartelle elettroniche e banche dati sperimentali producono volumi e varietà di informazioni che superano le capacità di analisi tradizionali. L’AI entra qui: riconosce pattern, integra segnali diversi e suggerisce ipotesi che diventano testabili in laboratorio o in clinica.
L’AI accorcia e velocizza la fase di esplorazione
Nella scoperta di farmaci, ad esempio, l’AI è diventata un acceleratore soprattutto nelle fasi iniziali: target identification, screening virtuale, previsione di proprietà chimico-fisiche e progettazione di molecole. Non è “la fine del laboratorio”, ma un cambio di scala: l’AI riduce i tentativi a vuoto e orienta gli esperimenti verso le ipotesi più promettenti.
Il vero banco di prova è quando l’AI entra nei processi che contano: sperimentazione clinica, qualità dei dati, decisioni regolatorie. In Europa l’EMA ha adottato una reflection paper sull’uso di AI/ML lungo il ciclo di vita del medicinale, indicando principi e aspettative per valutazioni regolatorie quando queste tecnologie supportano sviluppo, produzione e post-marketing.
Negli Stati Uniti, la FDA ha pubblicato una guida su come usare l’AI per produrre informazioni destinate a supportare decisioni regolatorie su farmaci e biologici: un segnale che il tema non è più “se”, ma “come” validare e governare l’AI.
Dispositivi medici e diagnostica: l’AI mostra i suoi risultati
Se nello sviluppo farmaci l’impatto è spesso “dietro le quinte”, nella diagnostica l’AI è già visibile: triage radiologico, analisi di immagini, supporto decisionale, monitoraggio. La FDA mantiene un elenco dedicato ai medical devices AI-enabled autorizzati negli USA, utile a fotografare la crescita del perimetro e la varietà delle applicazioni cliniche.
Qui la parola chiave è “performance nel mondo reale”: l’AI deve reggere il salto dal dataset controllato all’ospedale, con pazienti diversi, macchine diverse e variabilità operativa.











