E-government

Servizi pubblici digitali, Italia in ritardo rispetto alla media Ue

I dati del benchmark report 2023 pubblicato dalla Commissione Ue e realizzato da un team coordinato da Capgemini con il Politecnico di Milano. In testa Malta, Estonia, Lussemburgo, Islanda e Finlandia

Pubblicato il 05 Ott 2023

Servizi pubblici digitali, Italia in ritardo rispetto alla media Ue
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Italia fuori dalle posizioni di testa nella classifica stilata dall’E-government benchmark report 2023 sull’efficienza dei servizi pubblici digitali. Il ranking, realizzato da un team coordinato da Capgemini con il Politecnico di Milano, fissa il punteggio massimo a 100, e individua la media dei 27 Paesi Ue (più Albania, Islanda, Macedonia del Nord, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera e Turchia) a 70. Sopra questo livello si piazzano l’Estonia con 92, Malta con 91, il Lussemburgo con 89, l’Islanda con 88, la Finlandia con 86, i Paesi Bassi, la Lituania e la Danimarca con 85, la Lettonia con 82, la Turchia con 81 e la Norvegia con 80. Quanto all’Italia, che pure ha migliorato le sue performance negli ultimi anni, si attesta sotto alla media, con i suoi 61 punti.

L’eGovernment Benchmark Report valuta i servizi pubblici online attraverso 14 indicatori organizzati in 4 dimensioni: la centralità dell’utente finale nel design del servizio, la trasparenza dell’informazione rispetto all’erogazione del servizio, i fattori tecnologici chiave per il dispiegamento del servizio, la disponibilità di servizi transfrontalieri.

Per l’Italia un percorso tracciato

“Il gap da recuperare sull’eGovernment dal nostro Paese è ancora significativo – afferma Michele Benedetti, responsabile della ricerca per il Politecnico di Milano – ma il percorso, anche grazie ai fondi Pnrr, è stato tracciato e si tratta ora di percorrerlo mettendo a sistema risorse, competenze ed esperienze”.

I gap da ridurre in Europa

Secondo il Report, per raggiungere il 100% di digitalizzazione dei servizi pubblici fondamentali entro il 2030, così come prescritto dalla Bussola Digitale, i territori europei devono intraprendere tre azioni.

Per prima cosa, secondo il report, Deve essere chiuso il divario tra utenti domestici e transfrontalieri superando le barriere linguistiche e abilitando l’autenticazione attraverso l’identità digitale che, benché istituita e distribuita su base nazionale, rispetta lo standard comune europeo eIDAS.

In secondo luogo è necessario ridurre il gap tra cittadini e imprese, che godono già più diffusamente di servizi digitali maturi, mentre ben un cittadino europeo su 5 non interagisce online con la propria amministrazione pubblica.

Infine, è necessario chiudere il divario tra livelli istituzionali: sono soprattutto le amministrazioni centrali a erogare servizi in modo digitale, seguite dal livello regionale e in minor misura da quello locale.

La frammentazione amministrativa

“Si tratta di sfide non facili da affrontare, in particolare per un Paese come l’Italia, caratterizzato da una forte frammentazione amministrativa – spiega Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e responsabile del gruppo di ricerca sull’eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano – Soprattutto a livello locale sarebbe di grande aiuto strutturare quanto prima meccanismi di gestione associata dell’ICT per governare gli interventi previsti e garantirne la loro sostenibilità e resilienza nel tempo”.

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