Sustainability manager

Murano, Nespresso: la sostenibilità come nuovo valore per tutta la filiera del caffè

Dalla decarbonizzazione dei prodotti e dei processi allo sviluppo di progetti circolari, dalla gestione di iniziative di social responsibility anche in ambito agricolo al coinvolgimento di tutti gli stakeholder interni ed esterni all’azienda, la sostenibilità nella testimonianza di Chiara Murano, Sustainability & SHE Manager di Nespresso Italiana

25 Gen 2022

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Chiara Murano, Sustainability & SHE Manager di Nespresso Italiana

Per un settore come l’agroalimentare, così strettamente connesso all’ambiente e alle persone, la sostenibilità rappresenta una sfida e una missione. In particolare poi, le imprese che dialogano quotidianamente con i consumatori, grazie ai loro prodotti, sono realtà che si trovano nella condizione speciale di stimolare e sostenere sia percorsi di sostenibilità sia di trasformazione industriale e sociale. Per queste aziende la sustainability ha una grandissima rilevanza in assoluto, ma è anche una prospettiva che permette di generare nuovo valore.  Partendo da questa considerazione abbiamo voluto analizzare e raccontare la visione, le strategie e i progetti di sostenibilità di Nespresso, azienda di riferimento nel settore del caffè, con il contributo di Chiara Murano, Sustainability & SHE Manager di Nespresso Italiana.

Da dove parte il vostro percorso di sostenibilità? Quali sono le ragioni di fondo?

In Nespresso siamo profondamente convinti del fatto che il caffè e le logiche che stanno alla base del consumo di questo prodotto possano rappresentare una leva potentissima al servizio del bene comune. La produzione di caffè, per ragioni legate alla ramificazione geografica e alla estensione della rete di attori coinvolti a livello di filiera, può farsi portatrice di cambiamenti positivi per le comunità e per i territori coinvolti. Siamo convinti che il cambiamento che si può mettere in atto in questa industria può restituire un impatto positivo sulla vita delle persone e dell’ambiente. Il senso di questa nostra visione può essere espresso nella considerazione che la qualità del nostro caffè è frutto di scelte consapevoli che ci accompagna lungo tutta la filiera: dal lavoro nei paesi di origine con il supporto ai coltivatori fino ai clienti attraverso tutti gli attori della supply chain.

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Quali sono i principali elementi che compongono la vostra visione della sostenibilità?

Certamente va citata la strategia di sostenibilità “The Positive Cup” con cui l’azienda ha scelto di fissare una serie di obiettivi relativi all’approvvigionamento del caffè, alla limitazione dell’impatto ambientale e al raggiungimento entro il 2022 della piena neutralità sotto il profilo della decarbonizzazione. Abbiamo avviato e attuato questa strategia in un arco temporale di 7 anni dal 2014 al 2020 con un investimento di oltre 540 milioni di euro, raggiungendo una serie di importanti obiettivi. Abbiamo superato quota 90% nell’approvvigionamento di caffè proveniente da fonti sostenibili con cui andiamo a comporre le diverse gamme di caffè Nespresso. In questo contesto abbiamo contribuito alla costruzione di comunità agricole più forti e resilienti con la promozione e il sostegno a progetti innovativi che consentono di proteggere concretamente il benessere dei coltivatori. Oggi oltre 2 mila coltivatori di caffè in Colombia e 1.500 in Indonesia dispongono ad esempio di uno schema di risparmio pensionistico e più di 4.700 coltivatori in Colombia possono contare su una assicurazione per il loro raccolto per un totale di oltre 15 mila ettari assicurati in un percorso di social responsibility. In questo ambito si colloca anche il programma AAA Sustainable Quality di Nespresso che consente più in generale di sostenere 120 mila coltivatori in 15 Paesi puntando a far crescere il benessere sociale per le persone coinvolte nella lavorazione del caffè con la promozione di pratiche sostenibili.

 

Analizziamo gli obiettivi più vicini all’impatto ambientale

Un risultato importante riguarda la riduzione dell’impronta di carbonio di una tazzina del caffè del 24% rispetto al 2009 grazie a un serie di operazioni che vanno dagli investimenti nell’uso di energie rinnovabili, all’introduzione di prodotti realizzati secondo i principi dell’eco-design, dall’approvvigionamento di materiali a basse emissioni di carbonio, alla ottimizzazione dei percorsi logistici, del trasporto e della distribuzione del caffè. Per raggiungere questi obiettivi dal 2014 abbiamo indirizzato investimenti in soluzioni naturali per il clima per risorse di oltre 15 milioni di franchi svizzeri. Il tutto anche in ottica di un gioco di squadra che ci vede collaborare con realtà come Pur Project con cui abbiamo lavorato per piantare alberi in un progetto che ci ha permesso di arrivare a superare nel 2020 quota 5 milioni di alberi. Sempre in questo senso siamo impegnati a raggiungere la carbon neutrality entro il 2022 e siamo impegnati a gestire responsabilmente l’alluminio che sta alla base delle capsule del caffè.

 

Guardiamo in particolare agli obiettivi e ai progetti nel nostro paese

In Italia abbiamo avviato iniziative che ci consentono non solo di tutelare l’ambiente, ma anche e soprattutto di sostenere il territorio e stiamo lavorando con Legambiente, FAI e Banco Alimentare attraverso il programma Nespresso per l’Italia.  Ma il fiore all’occhiello del nostro programma è rappresentato dal progetto “Da Chicco a Chicco”, la storia di un chicco di caffè che diventa un chicco di riso con cui ci impegniamo a favorire il riciclo delle capsule esauste e dell’alluminio e del caffè esausto. Ma è utile vedere schematizzare tutte le operazioni direttamente o indirettamente legate alla sostenibilità su tre macro-obiettivi:

  1. Gestire responsabilmente il fine vita delle nostre capsule, favorendo soluzioni per il recupero e il riciclo di quelle esauste.
  2. Intraprendere azioni complete per combattere cause e conseguenze del climate change considerando che le regioni del mondo in cui ci riforniamo sono particolarmente vulnerabili. Sulla base di questa consapevolezza abbiamo scelto di lavorare per costruire comunità agricole più resilienti agli effetti del cambiamento climatico.
  3. Il traguardo delle zero emissioni di carbonio con azioni finalizzate a ridurre l’impronta della tazzina del caffè con iniziative che coinvolgono tutta la supply chain.

Quale modello organizzativo avete definito per raggiungere i vostri obiettivi di sostenibilità? Quali sono le attività principali?

La governance della sostenibilità rappresenta la chiave di volta per il raggiungimento degli obiettivi. Abbiamo costruito per questo un modello che si appoggia sull’identificazione di diversi process-owner all’interno di ogni funzione aziendale e istituito un Comitato di Sostenibilità nel quale sono rappresentati questi process-owner. Si tratta di un comitato che ogni mese si riunisce per affrontare i temi legati all’avanzamento del programma di sostenibilità, dei singoli progetti e del contesto nel quale si collocano. Si tratta di un gruppo di lavoro che vede anche la partecipazione del nostro Direttore Generale e che costituisce una sede di confronto aperto, di condivisione e di costruzione congiunta di progetti da attuare in modo corale da tutta l’organizzazione. Crediamo che la sostenibilità debba contare sul coinvolgimento di tutta l’azienda con un ruolo importante e attivo del top management e con un modello che prevede il forte coinvolgimento di tutte le funzioni e per questo il Comitato è concepito per essere interfunzionale e multilivello. Per essere più precisi il percorso di sostenibilità conta sul coinvolgimento di persone di diversi livelli organizzativi con una governance a geometria variabile che permetta di avere i contributi di tutti gli ambiti organizzativi aziendali in funzione del contesto nel quale operano. Nello specifico accanto al Direttore Generale e alla mia funzione, nel comitato sono presenti i colleghi del marketing, del procurement, delle figure che seguono le attività operative nelle boutique, del finance, con una lettura sia B2C sia B2B.

Come misurate le performance relative alla sostenibilità? Quali sono gli standard di riferimento?

Nel misurare le performance, ci avvaliamo di standard internazionali. Nel 2015 abbiamo avviato un processo di assessment e reporting delle nostre performance di sostenibilità ESG ispirato a quelle che allora erano le linee guida del GRI. A luglio 2021 abbiamo pubblicato il nostro report di sostenibilità nel quale abbiamo fornito il nostro primo racconto di come creiamo valore condiviso per le comunità e per l’ambiente in tutto il mondo.

Oltre a utilizzare questi standard, abbiamo scelto di impostare la nostra rendicontazione sugli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU. Abbiamo definito un allineamento con gli SDGs delle Nazioni Unite tra i quali ne abbiamo scelti 11 di tipo prioritario e su questi abbiamo scelto di impostare la nostra rendicontazione.

 

Che ruolo svolgono gli SDGs nella vostra strategia di sostenibilità e di “misurabilità”?

Fondamentale. Senza uno sguardo attento a SDGs e all’Agenda 2030 la nostra visione rischierebbe di essere autoreferenziale. Vogliamo posizionare le nostre strategie guardando fuori dalla nostra organizzazione e verso la visione che è stata tracciata dalle Nazioni Unite. La scelta degli SDGs, dei temi materiali e degli indicatori dei GRI è stato poi il frutto di un percorso di mappatura e di coinvolgimento dei tanti stakeholder della nostra organizzazione e ci siamo arrivati tramite un percorso di analisi di materialità fortemente integrato con un percorso di stakeholder engagement.

Che ruolo svolge l’ESG? Come valutate questa prospettiva?

Ricordo che Nespresso è una società del gruppo Nestlé e proprio con la capogruppo è iniziato un percorso di adozione di un framework ESG per arrivare a declinare i nostri progetti in questa chiave e a inserirli in questo contesto. Il progetto è attualmente in corso e ci sta portando a classificare i nostri progetti rispetto ai tre macro-ambiti dell’Environmental, del Social e della Governance identificando in modo puntuale i benefici ambientali o sociali che questo percorso può portare e associando anche l’investimento relativo. L’ESG rappresenta per noi un aiuto importante per capire il ROI di un determinato investimento, aiuta ad avere contezza degli obiettivi sotto il profilo economico, ambientale e sociale e possiamo dire che con l’ESG si riesce a classificare e rappresentare il vero valore di tutti gli investimenti intangibili legati ai progetti di sostenibilità.

Come sono cambiati i prodotti nel corso del tempo in funzione degli obiettivi di sostenibilità e come sono cambiati i processi di produzione?

I cambiamenti sono numerosi e importanti. Le nostre capsule sono realizzate in alluminio, uno dei materiali migliori per preservare la qualità organolettica del prodotto, ma è un prodotto che ha la caratteristica di essere infinitamente riciclabile e in questo senso stiamo lavorando molto sul fronte dell’eco-design. Abbiamo annunciato il lancio di capsule realizzate per l’80% con alluminio riciclato con un risparmio importante nel processo di produzione rispetto all’alluminio vergine. Siamo poi impegnati in un progetto che punta ad allargare l’utilizzo di questo nuovo materiale ad altre gamme di prodotto entro la fine del 2022.

Nella gestione del prodotto ci assicuriamo che l’alluminio abbia una seconda vita dopo l’uso e che venga avviato al riciclo. Negli anni siamo riusciti a trasformare l’alluminio delle capsule esauste in una ricca serie di oggetti: come coltellini, biciclette, penne. Lato macchine, ad oggi il nostro prodotto Vertuo Next è già prodotto al 50% con plastica riciclata e abbiamo lavorato in termini di progettazione per allungarne il suo ciclo di vita lavorando anche sui temi della riparabilità. Già oggi le macchine sono progettate per produrre almeno 7.500 tazze di caffè, per più o meno 10 anni di utilizzo e a partire da quest’anno sarà possibile acquistare macchine ricondizionate anche in Italia. Sempre nell’ambito della gestione dei prodotti abbiamo lavorato all’introduzione di packaging sostenibile realizzato con materiale riciclato al 100% e ci siamo posti l’obiettivo di rilasciare tutte le nostre macchine utilizzando questi imballaggi entro il 2022.

Raccontiamo una delle esperienze più significative nel vostro percorso di sostenibilità

Da Chicco a Chicco” è certamente, come già citato, uno dei nostri fiori all’occhiello e raccoglie una serie di iniziative con cui vogliamo anche sostenere la cultura e le bellezze del nostro Paese. Con questo progetto abbiamo rappresentato la storia di un chicco di caffè che diventa un chicco di riso e che rappresenta i principi di una economia circolare,che vuole essere nello stesso tempo rigenerativa e solidale. In questo progetto ci facciamo carico, tra le altre cose, di recuperare le capsule esauste attraverso le nostre boutique e le aree ecologiche sul territorio per dare una nuova vita all’alluminio e al caffè esausto. Nello specifico il progetto nasce grazie a un protocollo d’intesa siglato nel 2011 con Cial (Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio), Utilitalia e Cic (Consorzio Italiano Compostatori) e permette ai consumatori di restituire le capsule esauste nell’area recycling delle boutique Nespresso o in alcune aree ecologiche in un sistema capillare costituito da 132 punti di raccolta distribuiti in 74 città italiane. Una volta raccolte, le capsule vengono trattate in un impianto che separa residui di caffè e alluminio per poi avviarli a diversi processi di recupero. L’alluminio in particolare viene destinato a fonderie per avviare processo di riciclo che lo trasforma in nuovi oggetti; il caffè esausto a sua volta diventa compost per nutrire una risaia da cui Nespresso compra il riso ridonandolo poi a Banco Alimentare di Lombardia e Lazio.

Quali risultati avete raggiunto?

Negli anni il progetto ha permesso di raggiungere obiettivi su più ambiti a partire dalla donazione di oltre 4 milioni di piatti di riso a Banco Alimentare Lombardia e Lazio nella forma di 4 mila quintali di riso con cui si è dato supporto a oltre 300 mila persone in difficoltà e 1.600 strutture caritative su tutto il territorio. Solo nel 2021 abbiamo donato 700 quintali di riso, equivalente di 780 mila pasti.

Dietro a questi risultati ci sta un progetto che in 10 anni ha raccolto più di 6.500 tonnellate di capsule esauste e ha permesso di avviare a riciclo qualcosa come 400 tonnellate di alluminio e oltre 3.300 tonnellate di caffè esausto. Ma non ci siamo fermati qui e allo scopo di permettere ai consumatori di poter riciclare le capsule anche a casa e abbiamo lavorato ad una formula di sistema collettivo su un territorio pilota che permette il recupero di capsule di caffè e piccole frazioni di alluminio anche attraverso una formula di raccolta differenziata domestica. Questo progetto è stato avviato in via sperimentale nella provincia di Lecco grazie alla collaborazione con SILEA ed esteso ai comuni gestiti da CEM AMBIENTE nelle provincie di Monza-Brianza, Milano e Lodi e oggi ha raggiunto 154 comuni e circa 900 mila cittadini. In quei territori è stato implementato un impianto tecnologico in grado di recuperare l’alluminio piccolo e leggero. La prospettiva è quella di mettere la nostra capacità di recupero, riutilizzo e valorizzazione di tutti i componenti dei prodotti con la maggior ramificazione possibile anche a livello di territori.

Prosegui la lettura delle strategie e delle esperienze di sustainability manager  di importanti aziende e organizzazioni.

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Mauro Bellini
Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Direttore responsabile delle testate “verticali” di Digital360: Blockchain4Innovation, PagamentiDigitali, Industry4Business, BigData4Innovation, RiskManagement360, Energyup.Tech e Agrifood.Tech si occupa di innovazione digitale applicata alla realtà delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e del sociale.

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