Sustainability Management

Minoli, Bayer: la sostenibilità come sfida culturale

Una orchestrazione di iniziative che puntano a unire la trasformazione strategica dell’azienda a un impegno in favore di una evoluzione negli stili di vita e nei comportamenti quotidiani, con un ruolo chiave per l’ESG. Il confronto con Fabio Minoli, Head of Communications, Public Affairs & Sustainability Bayer

08 Nov 2022
Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Al centro della foto Fabio Minoli, Head of Communications, Public Affairs & Sustainability Bayer con il team sustainability

La numerosità e l’importanza dei temi sui quali si costruiscono i percorsi di sostenibilità sono tali da indurre le organizzazioni più attente e illuminate ad affrontare una vera e propria trasformazione culturale. L’esperienza di Bayer rientra perfettamente in questa chiave di lettura e mette anzi a disposizione best practices, visione di insieme e attenzione alla sperimentazione che sono alla base di una cultura della sostenibilità.

ESG360 ha voluto approfondire la conoscenza di questo percorso e dei tanti progetti che lo caratterizzano con Fabio Minoli, Head of Communications, Public Affairs & Sustainability Bayer.

Quali sono gli obiettivi di sostenibilità che vi ponete come country e come corporation?

Rispetto agli obiettivi di Bayer va subito precisato che in Italia viviamo diverse dimensioni che attengono sia a una importante componente produttiva sia alle tante attività commerciali relative alle nostre diverse tipologie di prodotto. La nostra azienda vede la sostenibilità come un grande percorso culturale che comprende la responsabilità verso l’ambiente, verso le persone, verso i territori. Il tutto con una importante visione di insieme.

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Un tema fondamentale per la nostra casa madre è per l’appunto legato alla necessità di far crescere la cultura della sostenibilità verso i nostri colleghi. Ci consideriamo una famiglia che conta in Italia oltre 1.600 persone e lavoriamo per aumentare questa sensibilità all’interno della nostra comunità partendo dalla convinzione che la sostenibilità vera ha le sue radici in un cambiamento costante che si concretizza nei comportamenti di tutti i giorni.

La corporation a sua volta si muove lungo una sustainable strategy costituita da principi che si concretizzano nei due grandi ambiti industriali di riferimento: da una parte quello della salute e dall’altra quello dell’agricoltura. In entrambi i casi l’azienda si è posta obiettivi agganciati a periodi di tempo molto precisi e con target che devono essere concretamente misurabili e apprezzabili.

In agricoltura ad esempio parliamo di sensibilizzare e aiutare le popolazioni di continenti in difficoltà, come quello africano, rispetto alla capacità di sviluppare attività di piccola agricoltura. Si tratta di progetti che consentono di migliorare le condizioni dell’economia rurale permettendo a molte popolazioni di creare le condizioni per sostenersi autonomamente. L’obiettivo supportato da diversi progetti e iniziative è di arrivare a portare benefici a circa 100 milioni di persone.

Un altro obiettivo sociale che ci sta particolarmente a cuore è quello della salute e del ruolo importantissimo che può essere svolto dalla piccola medicina rispetto a tante patologie e su questo c’è un grande impegno che Bayer intende sostenere anche grazie a una distribuzione consapevole.

Vediamo anche gli obiettivi ambientali?

La nostra azienda si è posta obiettivi industriali importanti. Bayer ha avviato una trasformazione industriale sostenibile che ha come target di arrivare entro al 2050 alla neutralità climatica. Ma al di là dei macro-obiettivi, c’è la forte necessità di portare questa nuova cultura sostenibile nella vita di tutti i giorni. Siamo fermamente convinti che un comportamento virtuoso può condurre a un cambiamento reale solo se è ripetuto costantemente, se entra nelle nostre abitudini. Un’azione meritoria una volta all’anno è importante, ma non cambia le cose, al contrario la perseveranza quotidiana, anche nelle piccole cose, è rivoluzionaria.

A questo proposito abbiamo avviato con i responsabili HSE azioni di trasformazione dei comportamenti verso i nostri colleghi e abbiamo cercato il massimo coinvolgimento, anche di colleghi che non operano nelle nostre sedi ma che stanno sui territori.

Come avete organizzato il presidio sul tema sustainability?

Va detto subito che per quanto riguarda la realtà italiana l’organizzazione dipende in larga misura dall’approccio strategico deciso dalla casa madre, sia in termini di funzioni che di deleghe. In particolare, Bayer ha scelto di integrare le rappresentanze e il coordinamento delle iniziative legate alla sostenibilità nell’area della comunicazione con un insieme di responsabilità che comprendono la gestione dei rapporti istituzionali e il coordinamento delle iniziative sul campo. Il nostro team si coordina con altre figure che esprimono competenze e responsabilità su tematiche rilevanti per altre dimensioni della sostenibilità, come ad esempio nell’ambito della sicurezza e dell’ambiente (HSE) a sua volta impegnato in iniziative operative rispetto a queste attività.

Anno su anno lo sviluppo delle competenze, in termini di riduzione delle emissioni, di gestione della qualità dell’acqua, dell’aria e del suolo, ha permesso di raggiungere risultati che si sono consolidati anche nell’opinione pubblica ed è venuto il momento di riuscire ad elevare quelle forme di sostenibilità in tutti i segmenti industriali e soprattutto nello stile di vita e nei comportamenti quotidiani delle persone.

Come vedete il rapporto tra sostenibilità e innovazione digitale?

È assolutamente fondamentale e lo voglio testimoniare con un esempio concreto: il nostro stabilimento produttivo di Garbagnate è stato premiato dal World Economic Forum come stabilimento più digitalizzato del 2018 e rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello che permette di disporre di dati e strutture che abilitano e accelerano lo sviluppo di percorsi di sostenibilità.

Come state misurando i progressi rispetto agli obiettivi che vi siete posti?

Il nostro cruscotto è primariamente popolato da dati che permettono di monitorare gli effetti che si possono ottenere nel momento in cui agisce sugli stili di vita, ovviamente in relazione agli investimenti che stiamo indirizzando. Sul parco auto, ad esempio, dove è in corso il passaggio dall’ibrido al full electric si è potuto constatare un netto vantaggio in termini di risparmio di CO2 considerando che si agisce su un parco di circa 900 vetture. Come azienda attiva nell’ambito health prestiamo grande attenzione ai cambiamenti e abbiamo scelto di agire mettendo a disposizione una modalità in grado di unire la massima riduzione degli sprechi con la massima attenzione alla sicurezza.

Qual è il ruolo dell’ESG per voi, vi sta influenzando?

L’ESG è per noi fondamentale. Ed è importantissimo il contesto nel quale si colloca. Abbiamo infatti un Sustainability Council, ovvero un consiglio che racchiude anche membri esterni di ONG al quale è affidato il compito di valutare i progetti e le iniziative attuate durante l’anno. Si tratta di un approccio che potrebbe essere assimilabile a una sorta di organismo di sorveglianza che ha il compito di valutare il nostro operato. Ma non possiamo non evidenziare nel disegnare questo contesto che il nostro AD è anche il responsabile della sostenibilità, a testimonianza di quanto la sustainability sia al centro dell’attenzione.

Riguardo all’ESG poi va aggiunto che l’abbiamo collocata alla base del nostro impegno con grande attenzione ai rating. Bayer sposa l’ESG in tutte le attività anche come framework relativo alle valutazioni di merito sulle azioni e sui risultati. In questo senso anche le performance del management sono direttamente legate agli obiettivi di sostenibilità.

Se poi si guarda espressamente alla componente finance Bayer sta sviluppando un sistema di finanziamento tramite green/social sustainable bond allo scopo di creare le condizioni affinché i contributi finanziari da parte degli investitori possano essere valorizzati attraverso strumenti che si pongono concreti obiettivi di sostenibilità.

Torniamo al tema delle azioni e delle iniziative: quanto è importante sviluppare forme di partnership?

Importantissimo. Come detto abbiamo tante attività che prevedono il coinvolgimento dei dipendenti o delle persone che vivono nei territori in cui operiamo, ma la sostenibilità ha bisogno di alleanze e di percorsi comuni. Un esempio è rappresentato dalla collaborazione con Regione Lombardia, in particolare con FLA, Fondazione Lombardia per l’Ambiente nell’ambito del progetto Climada che prevede la ricostruzione climatica e ambientale dell’area dell’Adamello e delle Alpi Centrali dove abbiamo voluto portare il nostro contributo insieme a Fondazione Cariplo (QUI per maggiori informazioni).

In particolare, va ricordato come questo progetto, che punta alla preservazione e alla protezione dell’ambiente, lavora sulle strutture di una stazione climatica posta sull’Adamello e prevede tra l’altro la possibilità di un carotaggio del ghiacciaio attraverso il quale è possibile disporre di fonti e informazioni sulla storia del mondo considerando che il ghiaccio è una delle forme “fisiche” attraverso le quali si trattiene la memoria storica.

Un altro esempio, proprio nell’ottica di dare vita a progetti di larga diffusione in grado di sensibilizzare e promuovere i temi della sostenibilità, è rappresentato dalla collaborazione con Giffoni con un progetto di cortometraggio (QUI) dedicato ai temi della sostenibilità, del digital farming e delle nuove prospettive per l’agricoltura. Un film di una dozzina di minuti che ha sorpreso il mondo della comunicazione perché ha permesso di coniugare cos’è e cosa può essere l’agricoltura raccontando una storia di successo di una figura femminile che decide di fare l’imprenditrice in agricoltura grazie alla tecnologia e all’innovazione. Un modo per promuovere nello stesso tempo la concretezza della sostenibilità vissuta in una mediazione intelligente tra l’attenzione all’ambiente e il supporto che può arrivare dalla tecnologia.

Sempre con l’attenzione alle azioni e alle partnership, viene illustrata la collaborazione con Plastic Free, associazione impegnata in iniziative sul territorio con operazioni che prevedono sia operazioni con la raccolta di plastica mono uso, sia eventi di sensibilizzazione verso le scuole. Sono state realizzate a questo scopo iniziative in 6 città italiane con un forte coinvolgimento dei dipendenti Bayer sul territorio. Il 2 ottobre, questa stessa operazione è stata organizzata a Milano con oltre 500 persone tra dipendenti Bayer e comunità milanese limitrofa.

Sempre a livello di iniziative e progetti ci sono altre operazioni rivolte alla sensibilizzazione dei collaboratori tra cui una collaborazione con Treedom, una realtà italiana B-Corp specializzata in piantumazione di alberi a sostegno dell’economia di sviluppo. Il 22 aprile 2021 in occasione della Giornata Mondiale della Terra, l’azienda ha regalato ad ogni dipendente un albero dando vita a una vera e propria foresta Bayer con 1.650 alberi, dove ciascun dipendente è nella condizione di monitorarne il ciclo di vita e osservarne l’impatto. Si tratta di un’iniziativa simbolica con un impatto sul carbon capture, pari a circa 356 mila kg di CO2 sequestrati in atmosfera.

Treedom ha rappresentato poi anche uno strumento per aumentare la conoscenza e la sensibilizzazione sugli SDGs. Si è pensato a Treedom anche come strumento per attuare una campagna interna accompagnata da comunicazioni con forte richiamo al senso di responsabilità legato a messaggi come: “Ricordati di piantare il tuo albero” e in questa occasione è stata anche lanciata una campagna informativa finalizzata a diffondere conoscenza sugli SDGs con particolare attenzione a quelli sui quali si concentra l’attenzione dell’azienda.

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