Sustainability management

Da efficienza a “leva per il cambiamento”: il percorso di sostenibilità di kdc/one

L’attenzione alla gestione delle risorse, al codice etico, alla scelta dei materiali e alla centralità della CSR tra gli ingredienti di un percorso di sustainability basato su piani e azioni pensate per garantire misurabilità e trasformazione di prodotti e processi. Prospettive ed esperienze nella testimonianza di Valeria Bullo, Home Care Sustainability Director di kdc/one

11 Ago 2022

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Valeria Bullo, Home Care Sustainability Director di kdc/one

Quando si affronta il racconto di un percorso di sostenibilità è difficile individuare con precisione un chiaro punto di partenza, soprattutto quando si “parte da lontano” come nel caso di kdc/one, azienda specializzata nei settori del beauty, del personal care e dell’home care, con una presenza globale e con 25 stabilimenti produttivi in diverse aree del mondo. L’azienda è tra l’altro caratterizzata da una forte vocazione all’innovazione, con una attenzione alla persona che fa parte del proprio DNA e che nel corso del tempo si è concretizzata in una chiara strategia verso la sostenibilità in tutte le sue dimensioni come ci spiega Valeria Bullo, Home Care Sustainability Director di kdc/one

Quali sono le tappe principali del vostro percorso di sostenibilità e quali sono i principali obiettivi?

Il nostro percorso verso la sostenibilità affonda le radici nel passato ed è via via maturato nel corso del tempo. Dall’implementazione di un concetto di sostenibilità più vicino ai temi CSR, sociali, etici e di efficienza con una particolare attenzione ad esempio ai sistemi di gestione, il nostro obiettivo si è evoluto nella ricerca di  una sostenibilità sempre più integrata e motore del cambiamento, vicina ad una dimensione di purpose, di scopo e di cultura.

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Una scelta importante è arrivata grazie all’integrazione della  sostenibilità nei nostri valori, come parte della cultura aziendale, con un passaggio che ha segnato il consolidamento di una transizione verso una sostenibilità riconosciuta come  leva di innovazione, di coinvolgimento e driver per il miglioramento continuo. Non si tratta di un adempimento, dunque, ma di una caratteristica fondante dell’azienda. Atteggiamento che negli ultimi anni ha registrato una potente accelerazione.

Come avete impostato le vostre azioni?

Abbiamo definito un programma  coordinato a livello di gruppo che si basa su quattro pillar all’interno dei quali definiamo specifici target.

Il primo pillar, People, attiene alle iniziative formative, di crescita e sviluppo personale e di cambiamento, con programmi di diversity, equity & inclusion e progetti di engagement che mirano a valorizzare la ricchezza e la forza del nostro team globale, stimolando contributi e scambi di esperienze focalizzati all’impatto ESG e alla creazione di valore condiviso.

Il secondo pillar, Planet, riguarda le modalità attraverso cui  l’azienda si prende cura dell’ambiente e l’impegno per ridurre, ad esempio, la propria carbon footprint in termini di operations con la riduzione dei consumi di energia e risorse e con interventi nel ciclo dei rifiuti.

Il terzo pillar, dedicato al Prodotto, prevede l’ integrazione di criteri di sostenibilità in tutte le fasi del processo di sviluppo, introducendo un approccio di life cycle thinking ed iniziative che mirano ad estendere la durata della vita dei prodotti, il loro riutilizzo e la riciclabilità.

Il pillar Partner è invece collegato alla nostra convinzione che la sostenibilità debba coinvolgere tutti gli stakeholder con cui ci relazioniamo, a partire da un ruolo fondamentale delle catene di fornitura per arrivare  ai clienti per cui lavoriamo, oltre naturalmente agli istituzionali, agli industry partner, ma anche, per quanto attiene alla ricerca, al mondo accademico con collaborazioni accomunate da obiettivi di sostenibilità.

Quali sono le mansioni e le attività del gruppo di lavoro dedicato alla sostenibiltà?

Per noi la sostenibilità riguarda tutta l’organizzazione. Il mio ruolo in particolare si fa interprete di questa visione e ho il compito di gestire il coordinamento con tutti i referenti e con le organizzazioni in funzione delle tematiche specifiche, come può essere nel caso di prodotti, HR, acquisti, governance. In secondo luogo, in funzione della tipologia specifica di obiettivi, vengono attivati dei gruppi di lavoro interfunzionali che si occupano di integrare i principi di sostenibilità all’interno di ogni specifica area.

Dal punto di vista organizzativo, per creare momenti decisionali di confronto, sono state definite diverse strutture a partire da un ESG Governance committee e un ESG Working Committee più operativo, in modo da garantire commitment condiviso e coordinamento rispetto allo sviluppo dei diversi temi definiti.

Come state misurando e controllando le performance relative alla sostenibilità?

La misurabilità è per noi un fattore chiave, in funzione dei temi vengono scelte le dimensioni sulle quali l’azienda ha scelto di focalizzarsi e facciamo riferimento a Industry standard, alle normative di riferimento e a programmi riconosciuti a livello internazionale. Un esempio è rappresentato dall’UN Global Compact, di cui facciamo parte, e in coerenza con questa adesione, abbiamo assunto l’impegno di contribuire al raggiungimento dei 17 SDGs. Sempre sul tema della misurabilità, abbiamo creato e sviluppato  sistemi informativi ad hoc, allo scopo di rispondere alle necessità di una rendicontazione sempre più strutturata in grado di coprire  le dimensioni specifiche di interesse – ad esempio   ambientali (es. acqua, rifiuti), e sociali, con metriche relative a diversity equity and inclusion.

Da dove siete partiti per questa organizzazione?

Dall’analisi di materialità. In particolare, la matrice di materialità ha rappresentato una importante occasione per raccogliere e mettere in ordine tutti gli input interni ed esterni con i riferimenti agli stakeholder ed è stata utilizzata come schema. L’analisi di materialità e le sue possibili evoluzioni, rappresentano  per noi un documento vivo, che si pone l’obiettivo di includere le visioni del maggior numero di stakeholder per rappresentare nel modo più preciso possibile il nostro valore di impatto.

 

Possiamo raccontare una esperienza particolarmente significativa sui temi della sostenibilità?

Un bell’esempio è rappresentato dalla Plant Sustainability Week: abbiamo lavorato sulla ricchezza dei contributi che possono arrivare da tante persone, culture ed esperienze diverse tutte con l’obiettivo comune della sostenibilità. Ci siamo inventati un format periodico che proponiamo sempre in un sito diverso che lo ospita: è un evento virtuale con partecipanti che coprono funzioni differenti nell’organizzazione e che si trovano a lavorare in team a una serie di sfide, come ad esempio la riduzione dei consumi energetici, la riduzione dell’utilizzo di materiali, e tante altre.

Seguono poi sessioni di brainstorming dove l’obiettivo è rappresentato dalla raccolta di idee e di input che diventeranno fattibili e misurabili (sforzo di quantificazione) e questo è coadiuvato da alcuni contributi, noi li chiamiamo learning sessions, dove contributor sia interni che esterni portano testimonianze su temi rilevanti legati alla sostenibilità. Ogni evento si conclude con una survey per raccogliere il  feedback dei partecipanti in uno spirito di costante miglioramento: la soddisfazione e la motivazione delle persone sono fondamentali per la nostra crescita e per un impatto sostenibile significativo e condiviso.

Prosegui la lettura delle strategie e delle esperienze di sustainability manager  di importanti aziende e organizzazioni.

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