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Servitization e sostenibilità: la sfida (ancora aperta) della misurazione



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Il nuovo workshop ASAP ha focalizzato l’attenzione sulla misurabilità degli Environmental Value Drivers nei servizi industriali. Efficienza, vita utile e minori consumi emergono come pilastri della sostenibilità. La sfida per le imprese è soprattutto operativa: servono dati certi, infrastrutture digitali e competenze per misurare l’impatto

Pubblicato il 27 mar 2026

Federico Adrodegari

Università di Brescia e Centro Interuniversitario ASAP

Veronica Arioli

Università di Bergamo e Centro Interuniversitario ASAP

Luca Lussignoli

Università di Brescia e Centro Interuniversitario ASAP

Nicola Saccani

Università di Brescia e Centro Interuniversitario ASAP



servitization sostenibilità misurazione
Il workshop ASA dedicato a servitization e sostenibilità
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Nel precedente contributo dedicato al tema Servitization e sostenibilità relativo alla nuova ricerca del Centro Interuniversitario ASAP abbiamo mostrato come i servizi possano generare valore ambientale attraverso gli Environmental Value Drivers (EVD). Ma rendere visibili i driver non è sufficiente: la vera sfida è capire se, e come, questi benefici possano essere misurati

Questo passaggio è stato messo alla prova in un confronto diretto con le imprese del Centro Interuniversitario ASAP attraverso un workshop svolto dai ricercatori con una quindicina di manager della Community, che ha permesso di verificare quanto la struttura teorica degli EVD sia applicabile in contesti operativi reali.

Un focus specifico su tre servizi industriali

Il confronto si è concentrato su tre servizi industriali specifici: manutenzione preventiva (anche su condizione), monitoraggio da remoto e assistenza e supporto da remoto. La scelta di questi servizi non è casuale. Come emerso nella fase precedente della ricerca, sono servizi tipicamente collocati nella fase operativa del ciclo di vita del prodotto (Middle of Life) e risultano quelli che attivano con maggiore frequenza diversi Environmental Value Drivers. Il workshop si è quindi concentrato su aree in cui il potenziale ambientale è già percepito, per comprenderne meglio la struttura e la misurabilità.

In una prima fase, il confronto ha permesso di riesaminare gli EVD associati ai diversi servizi, verificandone la coerenza anche dal punto di vista operativo. Questo momento è stato cruciale: ha permesso di verificare se i collegamenti individuati nella matrice risultassero coerenti anche dal punto di vista operativo. Successivamente, ciascun gruppo ha individuato un EVD ritenuto prioritario e ha lavorato su quattro dimensioni: possibili metriche di misurazione; dati necessari; fonti dati disponibili; difficoltà, rischi e ostacoli organizzativi.

Questo passaggio ha segnato il vero passaggio critico: dal riconoscimento del driver alla sperimentazione della sua misurabilità. Il confronto ha infatti permesso non solo di validare i driver associati, ma soprattutto di affrontare in modo concreto il tema della loro misurazione, identificando metriche, dati necessari e principali ostacoli operativi.

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Il workshop ASA dedicato a servitization e sostenibilità

L’impatto dei servizi: i principali driver

L’analisi sviluppata nei gruppi ha evidenziato alcune convergenze significative, pur nella specificità dei servizi considerati.

Il caso della manutenzione preventiva

Nel caso della manutenzione preventiva, il confronto ha portato a individuare come particolarmente rilevante il driver dell’efficienza operativa. Tale driver sintetizza una pluralità di effetti: riduzione dei guasti, aumento del tempo medio tra i guasti (MTBF), diminuzione delle difettosità, maggiore disponibilità degli impianti, estensione della vita utile dei macchinari. La manutenzione preventiva non è stata quindi interpretata soltanto come attività tecnica, ma come leva sistemica capace di incidere su consumi, sprechi e prestazioni complessive.

Il monitoraggio remoto e la riduzione del consumo di energia

Nel monitoraggio remoto, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla riduzione del consumo di energia nella fase d’uso del prodotto. La possibilità di raccogliere dati continui sul funzionamento consente di individuare inefficienze, correggere parametri operativi e intervenire su comportamenti energeticamente sfavorevoli. In questo caso, il driver ambientale è strettamente legato alla disponibilità di dati e alla capacità di analisi.

Assistenza e supporto da remoto a supporto dell’efficienza operativa

Per l’assistenza e supporto da remoto, il gruppo ha nuovamente individuato nell’efficienza operativa il driver principale, ma con una declinazione diversa: riduzione dei tempi di fermo, diminuzione degli spostamenti dei tecnici, migliore gestione delle anomalie e maggiore continuità di funzionamento.

Ciò che emerge con forza è una convergenza attorno ad alcuni driver trasversali, efficienza operativa, riduzione dei consumi energetici, estensione della vita utile, che sembrano costituire il nucleo centrale della sostenibilità nella fase d’uso del prodotto.

Al di là delle specificità dei singoli servizi, emerge un pattern chiaro: il valore ambientale della servitizzazione si concentra nella fase d’uso del prodotto ed è strettamente legato alla capacità di migliorare l’efficienza operativa, ridurre i consumi e prolungare la vita utile degli asset.

Trasformare i driver in indicatori concreti

Il vero nodo è emerso poi nel momento in cui si è provato a tradurre i driver in indicatori concreti.

Un primo nodo ha riguardato la qualità dei dati. In molti casi, le informazioni disponibili provengono da report di field service compilati manualmente o da sistemi non completamente integrati. L’affidabilità e la coerenza dei dati diventano quindi un fattore decisivo. La seconda criticità riguarda l’infrastruttura digitale. Per poter misurare in modo sistematico un driver ambientale è spesso necessario disporre di macchine connesse, sensori adeguati e sistemi di raccolta dati strutturati. Senza queste condizioni, la misurazione rimane parziale o approssimativa. Una terza dimensione riguarda le competenze organizzative. La raccolta dei dati non è sufficiente: è necessario disporre di figure in grado di elaborarli, interpretarli e tradurli in informazioni utili. In alcuni casi è emersa la necessità di figure “ponte” capaci di collegare il linguaggio tecnico dei programmatori con le esigenze operative e commerciali.

Infine, sono stati discussi i rischi connessi alla misurazione: contestazione dei dati da parte dei clienti, confronto competitivo con altri player, problematiche di cybersecurity e protezione delle informazioni.

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Il workshop ASA dedicato a servitization e sostenibilità

Cosa serve per rendere misurabile un driver ambientale

La discussione ha quindi evidenziato che la sfida non è esclusivamente tecnica. Rendere misurabile un driver ambientale implica scelte organizzative, investimenti in infrastrutture digitali e un cambiamento culturale orientato alla trasparenza e alla condivisione dei dati.

Per le imprese, questo implica un cambio di prospettiva rilevante: la sostenibilità dei servizi non può essere gestita solo a livello strategico o comunicativo, ma richiede investimenti in infrastrutture digitali, qualità del dato e nuove competenze analitiche. Senza questi elementi, il valore ambientale rischia di rimanere implicito e difficilmente dimostrabile.

Come fare per rimanere aggiornati

Dalla discussione è emerso con chiarezza che la servitizzazione può contribuire alla sostenibilità ambientale in modo significativo, ma solo se i benefici vengono:

  • identificati attraverso una struttura condivisa;
  • supportati da dati affidabili;
  • tradotti in indicatori comprensibili;
  • integrati nei processi aziendali.

Il passaggio dai driver alle metriche segna un cambio di prospettiva: la sostenibilità dei servizi non è più un’ipotesi teorica, ma una sfida progettuale e operativa. Nei prossimi contributi approfondiremo proprio questo passaggio, entrando nel merito delle metriche e delle condizioni necessarie per renderle applicabili nei contesti aziendali.

Appuntamento al 7 maggio presso l’Università di Brescia

Quanto illustrato è solo un’anteprima del lavoro svolto: la presentazione completa dei risultati della ricerca che si terrà il prossimo 7 maggio presso l’Università di Brescia. Tutti i dettagli sul programma e le modalità di partecipazione sono disponibili alla pagina dell’evento QUI


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