Analisi

La cultura come pratica di sviluppo sostenibile delle imprese

Alla luce dell’importanza crescente rivestita dalla cultura come driver di sostenibilità è auspicabile un intervento normativo strutturato che possa aiutare a identificare le iniziative rilevanti e a misurarne gli impatti. Questo approccio porterebbe con sé il beneficio di aumentare il commitment sul tema e di facilitare l’attività di rendicontazione attraverso strumenti chiari e condivisi

Pubblicato il 25 Gen 2023

Priscilla Scicolone

Consulente in Deloitte Risk Advisory

L’Assemblea Generale dell’ONU ha accolto una visione molto ambiziosa di sviluppo sostenibile, culminata con l’adozione dell’ormai nota Agenda 2030. In quella occasione, la comunità internazionale ha riconosciuto il ruolo della cultura includendola indirettamente tra i 17 obiettivi, tra cui quello di “Fornire una educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”. Invero, già nel 2005 la Convenzione UNESCO per la Protezione e Promozione della diversità delle espressioni culturali evidenziava l’importanza di integrare la cultura nelle politiche di sviluppo.  

A livello nazionale, un significativo contributo viene fornito dall’Associazione Civita, che opera dal 1987 con l’intenzione di studiare e innovare le strategie di promozione del patrimonio culturale. Nel corso del 2022 l’Associazione ha pubblicato il XIII° Rapporto “Quando la Cultura incontra la Sostenibilità, che analizza la cultura come pratica di sostenibilità delle imprese in continua ricerca di equilibrio tra realizzazione di profitti e restituzione di valore alla comunità. Dal Rapporto emerge che le principali iniziative di sostenibilità messe in campo dalle imprese rientrano principalmente nei seguenti cluster: 

  • Supporto a musei, altre organizzazioni culturali e artistiche ed enti del terzo settore, nonché creazione di fondazioni d’impresa; 
  • Iniziative a sostegno delle comunità locali e per l’inclusione sociale; 
  • Progetti di sviluppo locale, riqualificazione territoriale e interventi di infrastrutturazione energetica o tecnologica; 
  • Attività di divulgazione, particolarmente orientata alla cultura scientifica e tecnologica e alla sensibilizzazione di determinati target sui temi della sostenibilità;  
  • Organizzazione di eventi culturali, festival, esposizioni, incontri e convegni; 
  • Iniziative culturali, di formazione o sensibilizzazione rivolte ai dipendenti. 

L’importanza di un indicatore per gli investimenti in cultura

Il Rapporto richiama altresì la precedente indagine svolta nel 2017 “Dalla CSR alla corporate cultural responsability: come valorizzare gli interventi delle imprese in cultura. Quest’ultima pone l’accento su alcune criticità, tra cui l’assenza di uno specifico indicatore per gli investimenti in cultura. In considerazione di ciò, vengono proposti una serie di indicatori, non esaustivi, volti a fornire una metodologia di rappresentazione e misurazione delle iniziative in ambito culturale; nella specie, si propone di integrare il modello dell’IIRC3 (International Integrated Reporting Council) aggiungendo il capitale culturale come fattore trasversale al capitale intellettuale e umano, a quello ambientale, finanziario, infrastrutturale e sociale. Il capitale culturale, quindi, visto come valore aggiunto per tutte le altre dimensioni: sociale, ambientale ed economico.

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In tema di misurazione degli impatti degli investimenti in cultura si può fare ancora molto, anche alla luce dell’interesse mostrato dal tessuto imprenditoriale su tali iniziative. 

Ad oggi un contributo in tal senso viene offerto dagli Indicatori Cultura | 2030, approvati dall’UNESCO con l’obiettivo di misurare il contributo della cultura nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Questa pubblicazione fornisce altresì uno strumento utile per supportare gli operatori a effettuare scelte consapevoli nell’ambito delle proprie politiche di intervento e nei propri programmi strategici. 

Sviluppi in corso sui temi della tassonomia sociale

Proprio su questo ultimo profilo si sta sviluppando un progetto di tassonomia “sociale”. La Platform on Sustainable Finance (PSF), organo consultivo che ha l’obiettivo di supportare la Commissione europea sulle politiche di finanza sostenibile, ha presentato un progetto volto a definire cos’è un investimento sociale e quali attività possono essere considerate socialmente sostenibili. L’attuale struttura suggerita dalla PSF per una tassonomia sociale, che dovrà meglio essere declinata nel prossimo futuro, consta di tre obiettivi: 

  • lavoro dignitoso; 
  • standard di vita e benessere adeguati per gli utenti finali; 
  • comunità e società inclusive e sostenibili 

È il caso di ricordare che il progetto in corso costituisce un importante obiettivo dei prossimi mesi, in continuità rispetto al Regolamento (UE) 852/2020 che invece stabilisce i criteri per determinare se un’attività economica possa considerarsi ecosostenibile (c.d. tassonomia ambientale). 

Alla luce delle precedenti considerazioni e dell’importanza crescente rivestita dalla cultura come driver di sostenibilità è auspicabile un intervento normativo strutturato che possa aiutare a identificare le iniziative rilevanti e a misurarne gli impatti. Questo approccio porterebbe con sé il beneficio di aumentare il commitment sul tema e di facilitare l’attività di rendicontazione attraverso strumenti chiari e condivisi. 

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