Cosa si intende per rischio di impresa e perché è venuto il momento di metterlo in relazione con il gender gap?
Mai come in questo periodo sul rischio di impresa è al centro dell’attenzione, in particolare per le minacce dirette e indirette che arrivano dalle gravissime crisi geopolitiche e dalle Guerre. Ma al di là della necessità di tenere sempre alto il livello di attenzione non va dimenticato che il rischio d’impresa – e al suo interno il rischio di credito – è un insieme dei fattori, non necessariamente tutti drammatici, che possono compromettere risultati economici, continuità operativa, reputazione e capacità competitiva di un’azienda.
Non deve essere solo (ad esempio) l’attenzione ai blocchi allo Stretto di Hormuz che fanno impennare i prezzi dell’energia, ma possono essere anche tante, a volte piccole, decisioni interne, che incidono sulla qualità della governance e accountability, sulla gestione importantissima del capitale umano e, oggi più che mai importante, sulla capacità di adattarsi ai cambiamenti.
Perché la disparità di genere può essere un rischio per le imprese
E proprio in relazione alla gestione del capitale umano il rischio d’impresa merita di essere messo in relazione anche con i temi del gender gap. L’abitudine a considerare la disparità di genere come un problema sociale o culturale non deve far trascurare che può rappresentare anche un fattore di rischio o una vulnerabilità per le organizzazioni. Se un’azienda, per qualsiasi ragione, tende a escludere, a penalizzare o più semplicemente a non valorizzare adeguatamente il talento femminile riduce oggettivamente le proprie potenzialità in quanto riduce il proprio bacino di competenze, ed è soggetta a una maggiore fragilità sul piano organizzativo.

Qual è oggi l’impatto della presenza femminile nelle imprese
In che modo la presenza femminile nei ruoli di leadership può impattare sul profilo di rischio delle imprese italiane?
Per rispondere a questa domanda e in particolare per analizzare i fattori legati al rischio di credito, Cerved Rating Agency ha condotto uno studio che ha coinvolto oltre 13.000 società di capitali con rating attribuito da Cerved Rating Agency e ha analizzato i fattori che mettono in relazione la diversità di genere nel management con il rischio di credito.
Il risultato della ricerca (QUI trovate la pagina del sito Cerved con i risultati n.d.r.) è una fotografia ricca di sfumature del tessuto imprenditoriale nazionale da cui emergono due importanti evidenze su tutto:
- da una parte la presenza femminile nelle posizioni apicali delle imprese italiane è purtroppo ancora limitata
- in secondo luogo (a peggiorare la situazione) questa presenza tende poi a diminuire progressivamente nel momento in cui aumenta la responsabilità gestionale all’interno delle organizzazioni.
Le aziende con il 20% di donne nelle posizioni manageriali abbassano il rischio di default
A fronte di questo scenario poco confortante arrivano anche una serie di buone ragioni per indurre le imprese a cambiare atteggiamento. L’analisi evidenzia infatti una correlazione significativa tra la scelta di gestire il capitale umano sulla base di migliore equilibrio di genere nel management e un profilo di rischio che, grazie alla riduzione del gender gap, risulta più contenuto.

In altre parole, guardando ai dati della ricerca, le aziende che presentano almeno il 20% di donne nelle posizioni manageriali mostrano una probabilità di default inferiore rispetto a quelle dove la presenza femminile è più bassa, con uno scarto molto significativo che si attesta intorno ai 110 punti base.
A prescindere dalle riflessioni di chi si occupa espressamente di gestione del rischio si tratta di una evidenza che conferma come la diversità di genere nei vertici aziendali rappresenti un fattore da considerare con attenzione anche ai fini della mitigazione del rischio d’impresa.
Implicazioni per imprese, investitori e credito
Lo studio approfondisce ulteriormente il fenomeno considerando le differenze per settore, dimensione aziendale e area geografica, offrendo così una visione articolata sulle dinamiche che collegano diversità, governance e rischio d’impresa nel contesto italiano. Le implicazioni sono rilevanti sia per le aziende – chiamate a riflettere su politiche di inclusione efficaci – sia per investitori e operatori del credito, che possono integrare questi indicatori nell’analisi del merito creditizio.
Quali sono i principali rischi di impresa imputabili al gender gap
I rischi di impresa che possono essere messin in relazione -direttamente o indirettamente – con il gender gap sono diversi e soprattutto, per chi si occupa di risk management, devono essere considerati come fattori strettamente interconnessi tra loro. (Leggi a questo proposito anche i servizi su donne in agricoltura e supporto alle donne nel comparto tecnologico n.d.r.)
Il primo rischio da considerare è certamente quello strategico. Nel caso di team di dirigenti troppo omogenei può prevalere la tendenza a leggere la realtà in modo meno articolato,a non cogliere sfumature spesso molto importanti e in definitiva ad arrivare a decisioni meno robuste.

Il secondo è un rischio di attrattività: in un mercato del lavoro sempre più competitivo, le imprese che mostrano attenzione alle pari opportunità possono accedere a maggiori competenze, migliorano la reputazione e la capacità di trattenere talenti.
Il terzo è un rischio reputazionale e ESG, perché investitori, stakeholder e clienti guardano con crescente attenzione a diversità, equità e inclusione.
Ultimo, ma non meno importante anche se psesso sottovalutato, c’è il rischio di alimentare una cultura aziendale che tende a normalizzare i propri squilibri così come le eventuali disuguaglianze salariali o le maggiori difficoltà in termini di accesso alla leadership. Questa tendenza a normalizzare pone il gender gap in una relazione ancora più stretta con il business, e diventa a tutti gli effetti un tema determinante per la governance.













