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Istat: l’Italia rallenta nel raggiungimento dei 17 SDGs ONU

Dal Rapporto SDGs 2021 dell’Istat arrivano alcuni segnali positivi a livello di agricoltura, di riduzione del consumo di suolo, di rallentamento nella deforestazione, di attenzione delle imprese alla rendicontazione ambientale e alla sostenibilità e in termini di sviluppo dell’economia circolare, mentre peggiorano o restano critiche le situazioni relative alla lotta alla povertà, alla parità di genere, alla qualità della vita nelle città, alle emissioni di Co2, alle infrastrutture, all’occupazione e alle competenze. In meno di dieci anni la preoccupazione delle famiglie per i cambiamenti climatici è passata dal 63,3% del 2012 al 70%.

15 Ago 2021

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

A che punto siamo, come paese, in termini di rispetto degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 e dei 17 SDGs delle Nazioni Unite? In occasione del recente G20 Energia e Ambiente di Napoli questi obiettivi non solo sono stati confermati come il punto di riferimento condiviso a livello internazionale per la realizzazione di uno sviluppo sostenibile, ma sta prendendo corpo la proposta di accelerare e “alzare l’asticella” della trasformazione ecologica. Purtroppo però il Rapporto Istat sui Sustainable Development Goals SDGs 2021 ci dice che il nostro paese non sta affatto allungando il passo, anzi, al contrario, sta facendo qualche passo indietro. Certamente la pandemia non ha aiutato, l’arrivo di nuove emergenze ha defocalizzato l’attenzione verso altre urgenze e c’è sempre più la necessità di rimettere gli SDGs al centro dell’azione politica ed economica.

Rapporto SDGs Istat. Due grandi fasi a confronto: 2009-2019 e 2020-2019

Il Rapporto Istat sui Sustainable Development Goals (SDGs) rappresenta uno strumento di monitoraggio dell’implementazione dei 17 Obiettivi di  sviluppo sostenibile e dei  169 target in cui sono suddivisi e prende in considerazione tutte le grandi dimensioni dello sviluppo sostenibile: sociale, economico, ambientale e istituzionale. Il Rapporto considera due grandi fasi: la prima relativa alle misure aggiornate al 2019 (142) o ad anni precedenti (92), l’altra è riferita al 2020 (92).

Fonte: Rapporto SDGs Istat – Nell’immagine l’andamento tendenziale dei valori statistici aggiornati al 2019 in relazione ai 10 anni precedenti comparato con l’andamento tendenziale dei valori statistici aggiornati al 2020 in relazione all’anno
precedente

Il rapporto mette sulla linea del tempo la situazione relativa a ciascun obiettivo di sviluppo sostenibile per capire come cambia la nostra situazione, sia in generale, sia in relazione alla dinamica di ciascun Goal. L’analisi legata alla prima fase offre uno scenario positivo nel confronto con i dieci anni precedenti con un 60,5% di misure in miglioramento, con un 19,1% che è rimasto invariato e con un 20,5% in peggioramento.

La prospettiva purtroppo cambia significativamente nel momento in cui si sposta l’attenzione al 2020, ovvero si guarda all’anno della pandemia e al confronto tra 2020 e 2019. La quota di misure in miglioramento cala di quasi 20 punti dal 60,5% al 42,5% e purtroppo vediamo in salita la quota di misure in peggioramento dal 20,5% al 37,0%

L’andamento dei 17 SDGs sotto la lente dell’Istat

Goal 1: Sconfiggere la povertà

Purtroppo a livello di primo Goal si registrano passi indietro: nel 2020 sono oltre 2 milioni le famiglie, per un totale di oltre 5,6 milioni di individui che risultano in condizioni di povertà assoluta. La povertà cresce nel Nord-ovest con 3,3 punti percentuali rispetto al 2019) e nel Nord-est con 1,6%. Il rapporto mette in evidenza che la povertà assoluta aumenta in misura significativa in tutte le fasce di età, tranne per gli over 65.

Goal 2: Sconfiggere la fame

Era dal 2013 che il dato relativo all’insicurezza alimentare non saliva: nel 2019 invece l’1,6% delle famiglie italiane ha dichiarato di non aver avuto la possibilità in certi periodi dell’anno di acquistare cibo a sufficienza e di non potersi permettere un pasto adeguatamente proteico almeno due volte a settimana. (da leggere a questo proposito il servizio: Sicurezza alimentare in peggioramento: aumentano rischi e volatilità nelle food supply chain)

Il 2019 è anche l’anno che manda una serie di segnali preoccupanti relativamente agli effetti sulla salute dei giovani di regimi alimentari inadeguati. Nello stesso tempo la ricerca mette in evidenza che le scelte dell’agricoltura italiana stanno premiando le coltivazioni biologiche che arrivano al 15,8% della superficie agricola utilizzata in Italia, un risultato che ci porta a un livello che è il doppio della media Ue. Un segnale positivo che nasconde però una “frenata”, infatti il tasso di crescita annuo delle superfici convertite all’agricoltura biologica è pari all’1,8% e nel confronto con gli anni precedenti risulta come il più basso dal 2012 e porta addirittura un segno negativo nel Mezzogiorno.

Bene invece per quanto riguarda il consumo di prodotti per l’agricoltura che presentano un impatto ambientale critico, calano del 5,1% i consumi di fertilizzanti e del 3,1% i consumi di fitofarmaci per ettaro e diminuiscono anche dell’1% le emissioni di ammoniaca confermando un consumo che rientra nell’ambito dei limiti fissati dalle direttive comunitarie.

Goal 3: Salute e benessere

Il  rapporto Istat mette in evidenza che 2020 è stato purtroppo un anno drammatico: il numero dei decessi ha raggiunto il valore più alto dal secondo dopoguerra con un valore di 100.526 in più rispetto alla media 2015-2019 con una percentuale di eccesso di mortalità del 15,6%.

Goal 4: Istruzione di qualità

Dal punto di vista educativo la situazione non migliora: a livello di prima infanzia i posti pubblici e privati arrivano al 26,9% dei bambini fino a 2 anni compiuti, ben al di sotto dell’obiettivo del 33% fissato nel 2002 dall’Ue per il 2010. Stabile da 3 anni il livello dei laureati, ma purtroppo tra i più bassi d’Europa e resta il ritardo nelle competenze digitali: solo il 41,5% della popolazione di 16-74 anni dispone di competenze digitali nel 2019 mentre la media Ue è del 56%.

Goal 5: Parità di genere

Sul tema della parità di genere nel 2020 la situazione è peggiorata, con più di 49 donne ogni 100 mila che hanno dovuto rivolgersi al numero verde per ragioni di violenza contro le 27 ogni 100mila del 2019. Continua l’asimmetria nel lavoro familiare a sfavore delle donne che sono impegnate al 62,8%, superando ampiamente il 50% che rappresenterebbe una equa distribuzione. Migliora invece la rappresentanza politica femminile con una crescita al 22% della percentuale delle donne che presiedono i consigli regionali e con una crescita al 39% della quota femminile negli organi di amministrazione delle società italiane quotate in borsa. Un risultato questo che pone il nostro paese al secondo posto in Europa alle spalle della Francia con una quota del 45%.

Goal 6: Acqua pulita e servizi igienico sanitari

Le reti di distribuzione dell’acqua potabile sono in peggioramento ormai da molti anni. Dal 2008 la situazione sta provocando una costante crescita nelle perdite di acqua e nel 2018 solo il 58% dell’acqua immessa negli acquedotti arriva ai consumatori finali.

Goal 7: Energia pulita e accessibile

Limitato ma positivo il segnale che arriva nel 2019 con la crescita della quota di consumo di energia da fonti rinnovabili rispetto al consumo generale lordo di energia. Nell’anno precedente questa quota aveva segnato una flessione e in generale con una quota del 18,2% si è arrivati a un valore che è di 5,4 punti percentuali superiore rispetto quello registrato dieci anni prima. Il settore elettrico resta centrale e in questo caso la quota delle rinnovabili sul consumo interno lordo di energia elettrica arriva al 34,9%. Il rapporto tra consumo interno lordo di energia e PIL è diminuito del 12% negli ultimi dieci anni colloca l’Italia al quarto posto della graduatoria europea.

Goal 8: Lavoro dignitoso e crescita economica

La pandemia ha come ben noto lasciato il segno sull’economia: il PIL nel 2020 è diminuito dell’8,9% con gravi effetti anche a livello di mercato del lavoro tanto che nel 2020, il tasso di occupazione è sceso al 62,6%. La diffusione del lavoro da casa ha portato la quota di questi occupati al 13,7% mentre erano al 4,8% nel 2019. Nello stesso tempo cresce il numero dei dipendenti che percepiscono basse retribuzioni.

Goal 9: Imprese, innovazione e infrastrutture

Resta stabile il rapporto tra Ricerca & Sviluppo e PIL a un livello pari all’1,45% mentre era l’1,42% nel 2018, sempre molto distante dalla media europea del 2,2%. Anche in questo caso la pandemia ha penalizzato la generazione di valore aggiunto per abitante dell’industria manifatturiera. Un segnale positivo arriva sempre nel 2019 dalla riduzione delle emissioni di CO2 per unità di valore aggiunto, che scendono sotto le 160 tonnellate per milione di euro confermando il trend dello scorso anno. Ovviamente, ancora una volta con un’accelerazione dovuta alla pandemia è in aumento il numero di imprese che hanno approfittato del fenomeno e-Commerce.

Solo il 3,6% degli occupati risulta impiegato in posizioni specializzate nell’ICT, un dato inferiore alla media europea. In termini di trasporti nel pre-pandemia tra il 2010 e il 2019 è molto cresciuto il trasporto passeggeri sia su treno sia su aereo. Resta molto elevato il livello delle merci movimentate su strada pari al 61,9% del totale.

Goal 10: Ridurre le disuguaglianze

Dal punto di vista delle diseguaglianze in termini di reddito il 2020 non ha portato miglioramenti: il reddito lordo delle famiglie in Italia è diminuito del 2,8% a cui è seguita una quasi analoga tra il 2010 e il 2019 flessione del potere d’acquisto. Nel 2019 poi si è registrata una riduzione del 26,8% nelle richieste di permesso di soggiorno.

Goal 11: Città e comunità sostenibili

In termini di qualità della vita nella città nel 2019 continua l’aumento nel numero delle persone che vivono in condizioni critiche e arriva al 28,3% e tocca il punto più alto degli ultimi dieci anni. La mobilità in molti casi è penalizzata con il 30,2% delle famiglie che incontrano difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici di trasporto nella zona in cui risiedono. Purtroppo il 2019 registra un nuovo calo, dal 21,5% al 20,9%, nella quota di rifiuti urbani conferiti in discarica, mentre aumenta in termini assoluti la quantità di rifiuti urbani gestiti per abitante. Se poi si guarda al tema dell’impatto ambientale e dell’inquinamento, si registra un miglioramento che resta ancora troppo lento e con valori che restano superiori alla media Ue.

Goal 12: Consumo e produzione responsabili

L’Italia sta facendo bene in termini di circular economy e questo comportamento porta buoni risultati anche dal punto di vista del parametro che nel rapporto Istat misura il consumo di materia per unità di PIL. Un valore che resta stabile rispetto al biennio 2017-2018 e che permette al nostro paese di esprimere le migliori performance a livello europeo sia per abitante sia per unità di PIL. Aumentano dell’1% i rifiuti urbani per abitante ma migliorano i processi di gestione dei rifiuti stessi e la lavorazione per riconvertirli in nuove risorse.
L’utilizzo circolare dei materiali arrivato al 19,3% nel 2019 conferma la tendenza che ha sostenuto questo fenomeno negli ultimi dieci anni e pone il nostro paese in una posizione migliore rispetto alla media europea. Aumenta poi del 2,5% la percentuale di riciclaggio e del 3,1% la raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Da sottolineare poi che 2,5 imprese (tra realtà con più di 100 addetti) su 100 nel periodo 2016-2018) hanno redatto bilanci e/o rendicontazioni ambientali e di sostenibilità.

Goal 13: Lotta contro ai cambiamenti climatici

Si tratta di uno dei goal su cui si concentra maggiormente l’attenzione mediatica in questo periodo: la lotta ai cambiamenti climatici segna qualche progresso con la diminuzione del 2,8% nel corso del 2019 delle emissioni di gas serra e, come sottolinea il rapporto Istat, si conferma il disaccoppiamento virtuoso tra la dinamica delle emissioni delle attività produttive e l’andamento del PIL.

Diverso l’andamento delle temperature: nel paragone con il periodo 1961-1990, nel 2019 si registra un incremento di 1,28°C a livello globale e di 1,56°C in Italia. In termini di misurazione dei fattori di rischio nel 2020 il report calcola una esposizione a fattori di rischio associati al clima per 22,57 abitanti per km2.
In meno di dieci anni la preoccupazione delle famiglie per i cambiamenti climatici è passata dal 63,3% del 2012 al 70%.

Goal 14: La vita sott’acqua

Il tema dell’acqua è di vitale importanza per tutti i paesi ma per l’Italia lo è certamente di più. La nostra penisola “vive” tantissimo di mare direttamente e indirettamente. Da questo punto di vista il perimetro delle aree marine comprese nella rete Natura 2000 nel corso del 2020 ha segnato un incremento di 9.716 Km2 rispetto all’anno precedente, triplicando il valore registrato nel 2018 (5.878 Km2). Crescono del 16,7% anche le aree marine protette appartenenti all’Elenco Ufficiale delle Aree Protette (EUAP) mentre lo stato complessivo delle acque marino-costiere è diminuito di un punto percentuale. La pesca intensiva e le minacce associate ai mutamenti climatici, restano una costante minaccia per la sostenibilità delle specie marine e nel Mediterraneo occidentale è aumentato del 2% lo sfruttamento del patrimonio ittico.

Goal 15: La vita sulla terra

Se appare ormai sempre più chiaro che una delle risposte più importanti alla decarbonizzazione del pianeta può arrivare dalle piante ecco che il tema della forestazione appare in tutte le sue potenzialità. La crescita delle aree forestali porta ossigeno, consente l’assorbimento del carbonio, ma va gestita per evitare i rischi di degrado, particolarmente acuti a causa del fenomeno che porta da tempo all’abbandono delle aree interne.

Aumenta, e questo è un dato positivo, la copertura forestale nel nostro paese che arriva a quota 31,7% nel 2020. Aumenta anche la crescita delle superfici forestali che sono certificate per il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità nei processi produttivi. Segnali positivi, ma ancora limitati in termini di estensione, in relazione alla quota di superficie dei boschi italiani, vale a dire 7,6 ettari ogni 100 nel 2019, contro una media europea di 45. Un bosco che cresce dunque ma che deve “fare i conti” con una tendenza globale che continua a spingere l’acceleratore proprio sulla deforestazione, colpendo in particolare i Paesi meno sviluppati.

Nello stesso tempo c’è un rallentamento, finalmente, nel dato drammatico relativo al consumo di suolo: bene, sottolinea il rapporto Istat, ma non abbastanza da pensare di arrivare all’azzeramento entro il 2030. 51,9 km2 di coperture artificiali nel 2019 con una media di circa 14 ettari al giorno), che estendono la quota di superficie impermeabilizzata al 7,1%.

Goal 16: Pace, giustizia e istituzioni solide

Un segnale in chiaroscuro per l’obiettivo legato a pace e giustizia: diminuiscono i reati gravi di omicidio per gli uomini mentre restano purtroppo stabili perle donne. Resta molto alto il numero di detenuti in attesa di primo giudizio che costituiscono il 16,3% della popolazione carceraria e resta superiore al numero di posti disponibili la quantità di detenuti che affollano gli istituti di detenzione, così come la durata dei procedimenti civili nei tribunali ordinari resta molto elevata, con una media di 419 giorni.

Goal 17: Partnership per gli obiettivi

Il percorso per la creazione di condizioni adeguate allo sviluppo di forme di collaborazione che consentano di accelerare il raggiungimento degli SDGs è ancora lungo. Il report Istat indica che nel 2020 le entrate delle Amministrazioni Pubbliche sono aumentate dell’1,5% e sono arrivate al 43,1% del PIL. Nello stesso tempo il rapporto tra Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) e reddito nazionale lordo si ridotto di 0,03 punti percentuali rispetto al 2018. L’Italia è ancora lontana dal target dell’Agenda 2030.

I 17 SDGs in relazione alle 6 Missioni del PNRR


Sappiamo bene quanto sono grandi le aspettative relative al PNRR (Piano nazionale Ripresa e Resilienza), nello stesso tempo sappiamo che gli SDGs delle Nazioni Unite rappresentano un punto di riferimento, in termini di obiettivi, per l’azione politica, sociale ed economica. Il rapporto Istat ha voluto mettere in diretta relazione i 17 obiettivi degli SDGs con le 6 missioni del PNRR e propone
una prima mappatura degli obiettivi e delle rispondenze. Accanto alle sei Missioni, il Piano punta anche sulle riforme della giustizia e della PA; sulla semplificazione e razionalizzazione della legislazione, sulla promozione della concorrenza; per arrivare ai temi della riforma fiscale del consumo di suolo.
Il rapporto Istat ha voluto classificare ciascun indicatore SDG in corrispondenza di una Missione e per ogni indicatore riporta il numero di misure usate per la sua rappresentazione, arrivando a definire 297 misure statistiche relative agli SDG con riferimento  a 100 indicatori ONU, collegabili alle 6 Missioni del PNRR.

Fonte: Rapporto 2021 Istat – Quadro complessivo delle relazioni tra i 17 Goals delle Nazioni Unite e le 6 Missioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza PNRR

Sulla base di questi criteri il 9,4% degli SDG2 sono associabili alla Missione 1 sulla digitalizzazione, il 37,1% alla Missione 2 sulla transizione ecologica, il 5,4% alla Missione 3 sulle infrastrutture sostenibili, il 13,8% alla Missione 4 sull’istruzione e la ricerca, il 21,2% alla Missione 5 sulla coesione e inclusione e il 13,1% alla Missione 6 sulla salute.  

Il Rapporto SDGs Istat completo è disponibile QUI

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