FORUM PA 2023

Attrarre profili tecnici nella PA: una priorità per la transizione digitale e sostenibile dell’Italia

Lo stato del mercato del lavoro pubblico in Italia che emerge dalla Ricerca “Lavoro Pubblico 2023” realizzata da FPA. A fine 2022 3,266 milioni di dipendenti PA (+0,8%) ma l’età media supera i 50 anni, non cresce la formazione e mancano figure tecniche e professionisti per il PNRR

Pubblicato il 16 Mag 2023

In occasione di FORUM PA 2023 “Ripartiamo dalle Persone”, la manifestazione in programma da oggi al 18 maggio presso il Palazzo dei Congressi di Roma, FPA, società del Gruppo Digital360, ha presentato in apertura l’Indagine sul Lavoro pubblico 2023.

La principale evidenza che salta all’occhio è che dopo l’ennesimo calo registrato nel 2021, a fine 2022 tornano a crescere i dipendenti pubblici in Italia che raggiungono 3.266.180 unità, il valore il più alto dell’ultimo decennio (+0,8% in un anno). Un incremento principalmente concentrato nei settori dell’Istruzione con 14.400 unità in più (+1,2%) e della Sanità con 9.000 persone (+1,3%).

Questo è sicuramente un positivo segnale di cambiamento, ma la Pubblica Amministrazione continua a scontare le conseguenze di un numero insufficiente di lavoratori, pochi giovani e carenza di profili tecnico-specialistici. Così siamo ancora indietro rispetto agli altri Paesi europei e non siamo pronti per sfruttare appieno le opportunità del PNRR.

Sfide e lacune nel settore pubblico italiano: il divario occupazionale e la mancanza di formazione

Nonostante l’aumento delle assunzioni, infatti, l’Italia continua ad avere un numero totale di impiegati pubblici nettamente inferiore a quello dei principali paesi europei, sia in proporzione alla popolazione (5,5 impiegati pubblici ogni 100 abitanti, mentre sono 6,1 in Germania; 7,3 in Spagna; 8,1 in UK; 8,3 in Francia), che agli occupati (14 impiegati pubblici ogni 100 occupati contro il 16,9 in UK, il 17,2 in Spagna, il 19,2 in Francia).

Inoltre, l’età media del personale stabile è alta: 50,7 anni (49,9 anni per gli uomini, 51,4 per le donne) nel 2021 contro i 44,2 nel 2001. L’età media di entrata è passata in vent’anni da 29,3 a 34,3 anni. Gli impiegati pubblici con meno di trent’anni sono il 4,8%, si riducono al 3,6% solo tra il personale stabile.

Oltre alla scarsa presenza dei giovani, mancano anche tecnici e profili specialistici necessari per cogliere le sfide del PNRR. Del resto, dai dati a consuntivo del Conto Annuale della Ragioneria dello Stato si rileva che in tredici anni, dal 2008 al 2021, la spesa per la formazione dei pubblici dipendenti è quasi dimezzata, da 301 milioni di euro reali del 2008 ai 158,9 del 2021. Il numero di giorni di formazione è sceso dal massimo di 4,9 milioni del 2008 ai 2,9 milioni del 2021, meno di un giorno in media per dipendente.

A settembre 2022 si contano poco più di 55.000 dipendenti entrati in formazione su 3,2 milioni e solo 2.500 dipendenti immatricolati nelle 65 università aderenti al piano “PA 110 e lode”. Ma la PA è composta da sempre più laureati che sono ora il 43,8% del totale, con una crescita di ben il 27,3% rispetto al 2011. Un dato destinato a crescere perché il 90% dei concorsi sul portale InPA richiede la laurea (esclusi quelli per Forze dell’ordine, di vigilanza e Forze armate).

Il report completo è disponibile a QUESTO LINK.

Ripartire dalle persone per guidare la trasformazione digitale e sostenibile del Paese

“La Pubblica Amministrazione, anche grazie alla spinta dei fondi europei, oggi appare in evoluzione, ma per accompagnare i grandi processi di trasformazione del paese deve compiere un ulteriore cambio di passo, imparando sul campo il mestiere del datore di lavoro – dichiara Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA – Servono proposte concrete per attrarre nuovi talenti e valorizzare le persone che già lavorano nel pubblico. A FORUM PA faremo la nostra parte, con idee e strumenti pratici come i tavoli di lavoro organizzati con i Direttori personale delle più importanti amministrazioni insieme a manager pubblici e privati per analizzare modelli di successo e nuove idee di una PA che deve ripartire dalle persone“.

La presa di coscienza per la Pubblica Amministrazione di ripartire dalle persone, al fine di differenziarsi dal passato e attrarre i talenti necessari alla macchina pubblica, viene sottolineata anche da Giancarlo Senatore, Presidente Esecutivo di Intellera Consulting, la principale società di consulenza nel settore pubblico in Italia per volume d’affari e main partner di Forum PA 2023 che ha organizzato una serie di interventi rivolti ai giovani talenti nella Pubblica Amministrazione, all’Intelligenza Artificiale e alla transizione digitale della Pubblica Amministrazione.

Secondo Senatore, è fondamentale iniziare fin dall’ingresso delle persone nell’amministrazione, offrendo un’accoglienza che si caratterizzi per l’umanità e l’ingaggio con i colleghi, promuovendo una collaborazione intergenerazionale costante. L’obiettivo è dare un significato immediato alle azioni, attribuendo un senso di missione come rappresentanti della PA, che risulta fondamentale, anche più della componente economica che, tra l’altro, dati alla mano, non posiziona la PA in una posizione svantaggiata rispetto al settore privato. Questo è particolarmente evidente nelle analisi che dimostrano come i lavoratori delle nuove generazioni cercano benessere e prospettive per la loro crescita professionale.

La difficoltà di reclutamento a fronte della competizione sul talento con il settore privato

La nuova dinamica vede una forte ripresa dei concorsi, ma allo stesso tempo, una diminuzione dei candidati e un aumento delle rinunce. Da inizio 2021 a giugno 2022 si sono presentati appena 40 candidati per ogni posto messo a bando, un quinto rispetto ai 200 di media nel biennio precedente, e mediamente due vincitori su dieci hanno rinunciato al posto, con punte del 50% di rinunce per quelli a tempo determinato (Elaborazione FPA su dati FormezPA).

A causa dell’affollamento delle selezioni nell’ultimo biennio, si sono spesso verificate candidature multiple e vincitori in più posizioni (il 42% ha partecipato a più di un concorso e il 26% è risultato idoneo in almeno due), in una concorrenza tra enti per cui l’8,6% dei 150mila assunti per concorso nel 2021 era già un dipendente pubblico. E l’inedito potere di scelta dei candidati spinge sempre meno persone ad accettare il trasferimento al Nord, dove l’affitto impegna quasi il 50% dello stipendio di un laureato neoassunto, contro il 18- 23% in una città metropolitana del Sud (Elaborazione FPA su dati Osservatorio del Mercato Immobiliare).

Inoltre, si segnala l’incremento del lavoro a tempo determinato: infatti, su 100 contratti a tempo indeterminato ce ne sono 15 flessibili. Il 68% di questi è assorbito da Istruzione e ricerca, dove i precari sono 297.000 (il 30% del comparto), il 14% nella Sanità, circa 63.000, in forte crescita per il reclutamento della pandemia. Nel 2021 il numero dei contratti a tempo indeterminato ha raggiunto il minimo storico di 2.932.529 persone, il livello più basso dal 2001. Mentre quelli flessibili sono oltre 437.000, 22.000 in più rispetto all’anno precedente. Aumenta anche la spesa totale per i redditi da lavoro dipendente nella PA (circa 187 miliardi contro i 177 del 2021), ma è in calo la spesa pro-capite che registra il valore più basso dal 2015 (57.200 euro, rispetto ai 59.000 euro del 2021).

“L’indagine evidenzia per il settore pubblico alcuni effetti della trasformazione del mercato del lavoro già emersa nel privato – commenta Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA – Da un lato, oggi i lavoratori danno meno importanza al posto fisso in favore di aspetti come benessere, motivazione, formazione o lavoro agile. Dall’altro, in una scarsità di personale qualificato, si evidenzia una nuova competizione tra pubblico e privato sui profili tecnici e tra amministrazioni, a causa dell’ingorgo di concorsi. Una condizione che impone alla PA di diventare più attrattiva come datore di lavoro, acquisendo nuovi strumenti di employer branding e presentando ai candidati un’offerta completa di welfare aziendale, smart working, possibilità concrete di crescita professionale e retributiva”.

Perché occorre attrarre profili tecnico-specialistici nella Pubblica Amministrazione

La PA è chiamata ad assumere anche per mantenere l’operatività degli enti: entro il 2033 oltre 1 milione di dipendenti pubblici saranno obbligati ad andare in pensione, circa uno su tre. Alcune amministrazioni dovranno sostituire più di metà del personale in servizio, ma in valori assoluti le uscite più significative saranno per scuola (463.257), sanità (243.130) e enti locali (185.345). E la PA deve far decollare le assunzioni per la tenuta del sistema pensionistico: nel 2023, nel pubblico si contano 94,8 pensioni erogate ogni 100 contribuenti attivi (erano 73 nel 2022) secondo Bilancio previsionale 2023 dell’INPS.

“La PA italiana si trova oggi ad affrontare sfide complesse, come quelle dei progetti del PNRR, che richiedono professionalità tecniche avanzate di cui oggi spesso non dispone – afferma Andrea Rangone, Presidente DIGITAL360 – Ma proprio le future assunzioni del settore pubblico, di fatto il più grande datore di lavoro del Paese, rappresentano l’opportunità di orientare il sistema di istruzione verso l’innovazione e le competenze del futuro. Un’occasione per formare i profili tecnico-specialistici di cui l’Italia ha bisogno per le sfide della transizione digitale e sostenibile“.

Di seguito, alcuni articoli dedicati alla manifestazione FORUM PA 2023:

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