Europa

EU Commission: dal Green Deal al Social Green Deal

Un nuovo pacchetto di misure in arrivo dalla Commissione europea per creare e sostenere le condizioni sociali necessarie a una trasformazione energetica che deve essere prima di tutto una trasformazione sociale, industriale ed economica. Obiettivo: gestire la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 per arrivare alla carbon neutrality entro il 2050. La prospettiva di un fondo sociale destinato a favorire l’azione per il clima

12 Lug 2021

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Non ci può essere un vero Green deal se non si creano le condizioni sociali per una trasformazione energetica che è e deve essere anche una trasformazione industriale e sociale. Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione Europea e commissario europeo per il clima e per il Green Deal lo ha preannunciato in diverse uscite sulla stampa anticipando la natura dei prossimi interventi della Commissione europea.

Il pacchetto di misure, la cui discussione è in calendario per il 14 luglio, è suddiviso un due grandi “blocchi”: un aggiornamento delle leggi esistenti sull’energy transformation e il climate change e una serie di nuove proposte legislative volte a creare effettivamente le condizioni per l’applicazione del principio PPP o Polluter Pays Principle ovvero per avere la certezza che “Chi inquina paga”.

L’evoluzione degli EU ETS European Union Emission Trading System e della “gestione del suolo”

Nel primo caso i temi che saranno oggetto di questo appuntamento dovrebbero prevedere una revisione degli EU ETS (European Union Emission Trading System, regole per il trading delle emissioni), delle normative per il cambiamento nell’uso del suolo e per la silvicoltura, una revisione dell’ESR (Effort sharing regulation, ovvero della condivisione degli impegni), interventi sulla RED, Renevable, energy directive, sulla EED, Energy efficiency directive, sulle normative che regolano gli standard relativi alle emissione CO2 delle vetture e dei mezzi di trasporto e interventi sull’Energy taxation directive.

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Accanto a queste azioni “correttive” dovrebbero arrivare anche nuove proposte legislative che avranno al centro il ridisegno di una nuova strategia europea per lo sviluppo forestale, il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il Climate Action Social Facility e interventi legislativi su due ambiti a forte impatto ambientale: il ReFuelEU Aviation, per favorire lo sviluppo e la ricerca di misure più sostenibili per il mondo dell’aviazione e il FuelEU Maritime per lo sviluppo di una gestione dello spazio marittimo ispirato ai principi della sostenibilità ambientale.

Creare le condizioni per una Europa Carbon neutral entro il 2050

Il principio di fondo di questi interventi è legato alla necessità di creare le condizioni per accelerare e garantire la neutralità climatica dell’Europa entro il 2050 e di arrivare a una riduzione del 55% entro il 2030. Per farlo, anche alla luce dei dati a oggi disponibile sugli interventi e sulle misure sin qui adottate, diventa necessario creare le condizioni per aumentare e rafforzare l’ingaggio su questi temi a livello sociale.

Tra le misure che saranno oggetto del pacchetto la revisione del sistema di scambio di quote di emissione previste dallo schema UE ETS (European Union Emission Trading System). L’ETS rappresenta di fatto una logica di mercato volta a fissare il prezzo di ogni tonnellata di carbonio emessa dal le imprese del settore energetico, dall’industria manifatturiera e dal settore aeronautico per i voli interni alla UE. Al momento l’ETS si occupa di regolamentare una quota pari a circa il 40% delle emissioni totali di gas serra dell’UE. Sul restante 60% interviene il regolamento ESR (Effort Sharing Regulation)  che focalizza le emissioni legate al mondo dei trasporti, dell’industria in generale e dell’agricoltura. Il meccanismo è basato sulla definizione di un tetto di emissioni totali destinato a diminuire nel corso del tempo. Le aziende sono nella condizione di acquistare e scambiare permessi di emissione.

Accelerare gli obiettivi per una riduzione delle emissioni dal 40% al 55% entro il 2030

Il senso di questo intervento è legato prima di tutto al fatto che il tetto attuale, oggetto di modifica, prevede una riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030.

Come stabilito in occasione della nuova Legge europea sul Clima gli obiettivi sono cambiati in modo significativo ed entro il 2030 non basta più arrivare a una riduzione del 40% bensì occorre raggiungere quota 55%. Da qui la necessità di misure più severe per stimolare, sostenere e incalzare una trasformazione energetica che non può permettersi di aspettare. Accanto a questo tema si sta facendo sempre più consistente il principio PPP o Polluter Pays Principle ovvero “Chi inquina paga” in base al quale si sono alzate molte voci che invitavano le istituzioni UE a rimuovere o ridurre i permessi di emissione.

L’altro grande principio che dovrebbe essere alla base di questo nuovo pacchetto di misure riguarda lo sviluppo di un’azione sociale per favorire il coinvolgimento, la motivazione e l’impegno dei cittadini europei. Questa parte del pacchetto dovrebbe prendere la forma di un “fondo sociale destinato a favorire l’azione per il clima” con risorse economiche ricavate proprio grazie alla revisione dello schema delle quote delle European Union Emission Trading System. In sostanza le risorse generate dagli scambi di emissioni dovrebbe essere destinato a investimenti volti a favorire la transizione energetica in favore dei cittadini europei.

Immagine fornita da Shutterstock

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