La manifattura del futuro sarà sempre più intelligente, sostenibile e centrata sulle persone. Ma la tecnologia, da sola, non sarà sufficiente a garantire competitività e crescita. Serviranno nuove competenze, modelli organizzativi inclusivi, una governance capace di anticipare i cambiamenti e politiche industriali adeguate alle sfide globali. Sono queste le evidenze principali della 14ª edizione del World Manufacturing Forum, l’evento, promosso dalla World Manufacturing Foundation, che ha riunito a Palazzo Mezzanotte oltre 1.200 partecipanti provenienti da 48 Paesi, con 50 speaker internazionali e una presenza delle imprese pari al 62% del totale.
La competitività industriale parte dalle persone
Uno dei temi centrali del Forum è stato il ruolo delle persone nella trasformazione industriale, con particolare attenzione alla valorizzazione dei talenti e alla leadership femminile. Cristina Oyón, Vicedirettore Generale del Gruppo SPRI, ha evidenziato come diversità di genere, inclusione e partecipazione delle donne ai ruoli decisionali rappresentino fattori strategici per rafforzare innovazione, resilienza e competitività. Dal 2020 il Gruppo SPRI e la World Manufacturing Foundation, attraverso il gruppo di esperti Women in Manufacturing, promuovono iniziative per favorire una maggiore presenza femminile nell’industria.
Il tema si inserisce in una trasformazione più ampia del lavoro manifatturiero. Secondo i dati del World Economic Forum richiamati dal World Manufacturing Report 2026, la carenza di competenze costituisce il principale ostacolo alla trasformazione in 52 delle 55 economie analizzate. Diventano quindi fondamentali investimenti in formazione, reskilling e upskilling, accompagnati da percorsi accessibili a generazioni e territori differenti.
Dall’AI agentica alla robotica umanoide: le tecnologie emergenti
Il World Manufacturing Report 2026 individua cinque grandi famiglie tecnologiche destinate a trasformare i processi industriali:
- dispositivi indossabili e tecnologie centrate sulla persona,
- analisi dei dati industriali,
- digital twin e realtà aumentata,
- intelligenza artificiale agentica e cognitiva,
- robotica umanoide.
L’obiettivo non è soltanto aumentare l’automazione, ma sviluppare sistemi produttivi nei quali le tecnologie collaborino con le persone, migliorando produttività, sicurezza e qualità del lavoro. Smart glasses, esoscheletri e sensori biometrici possono contribuire a ridurre i rischi e migliorare il benessere degli operatori. Digital twin e simulazione permettono invece di anticipare problemi, ottimizzare i processi e rendere più efficiente la gestione degli impianti.
Particolare attenzione è stata dedicata all’AI agentica. Secondo i dati presentati al Forum, oltre il 60% dei dirigenti manifatturieri prevede di adottare agenti AI entro due anni, mentre meno del 20% li ha già introdotti.
Resta tuttavia elevato il rischio di investimenti poco produttivi: una previsione di Gartner richiamata dal Report indica che oltre il 40% dei progetti di AI agentica potrebbe essere cancellato entro la fine del 2027 a causa dei costi crescenti o dello scarso valore generato.
Anche la robotica umanoide sta entrando in una prima fase commerciale, con applicazioni nella logistica, nell’assemblaggio, nell’ispezione e nella manutenzione industriale.
Sostenibilità, resilienza e governance per l’industria del futuro
Un altro punto chiave del forum riguarda la necessità di integrare sostenibilità, resilienza e centralità della persona nelle strategie industriali fin dalle prime fasi di progettazione. La sostenibilità non deve più rappresentare un intervento successivo, ma un criterio che orienta le decisioni su impianti, tecnologie e catene di fornitura.
Il Report richiama in particolare l’importanza della manifattura circolare, dell’interoperabilità dei dati e dei passaporti digitali di prodotto per ridurre il consumo di risorse e migliorare la tracciabilità. In questa prospettiva, i principi ESG diventano parte integrante della competitività manifatturiera. La dimensione ambientale riguarda l’efficienza nell’utilizzo delle risorse; quella sociale comprende sicurezza, inclusione e sviluppo delle competenze; la governance richiede responsabilità chiare, supervisione umana e capacità di valutare i rischi associati alle nuove tecnologie.
Come sottolineato da Marco Taisch, Scientific Chairman della World Manufacturing Foundation, le principali barriere all’innovazione non risiedono necessariamente nelle tecnologie, ma nella gestione dei dati, nell’organizzazione, nelle competenze e nei modelli di governance.
Politiche industriali e cooperazione internazionale
Il confronto ha affrontato anche le sfide della manifattura europea, alle prese con costi energetici elevati, crescente pressione regolatoria e concorrenza internazionale. Nel panel dedicato alle politiche industriali, sostenuto da Regione Lombardia, rappresentanti di Lombardia, Catalogna, Baviera e Germania hanno discusso la necessità di rafforzare le filiere produttive, sostenere gli investimenti e preservare l’autonomia strategica europea.
Per Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lombardia, l’Europa deve rivedere il proprio approccio, mettendo al centro la competitività industriale e garantendo la neutralità tecnologica. La cooperazione tra territori manifatturieri è stata indicata come uno strumento fondamentale per affrontare sfide comuni e contribuire alla definizione delle future politiche europee.
Una manifattura più inclusiva per una crescita sostenibile
La conclusione del World Manufacturing Forum 2026 ha ampliato ulteriormente il significato della trasformazione industriale, collegandola allo sviluppo sociale e alla cooperazione internazionale.
«Lo sviluppo industriale è un investimento nella pace», ha dichiarato Marco Taisch, sottolineando come l’industria non produca soltanto beni e valore economico, ma anche opportunità di lavoro, competenze e condizioni di maggiore stabilità sociale.
La sfida che emerge dal Forum è quindi costruire una manifattura capace di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità e valorizzazione del capitale umano.
Perché la competitività dell’industria del futuro non dipenderà soltanto dalla velocità con cui le imprese adotteranno intelligenza artificiale e automazione, ma soprattutto dalla loro capacità di trasformare queste tecnologie in valore economico, ambientale e sociale.








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