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Revisione SFDR, Reclaim Finance critica la decisione UE



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Reclaim Finance critica la posizione del Consiglio Ue sulla revisione della SFDR, con l’accusa agli Stati membri di aver ceduto alle pressioni del mondo Oil & Gas. I dubbi sulle nuove regole che potrebbero consentire ai fondi di transizione di includere società ancora attive nei combustibili fossili

Pubblicato il 25 giu 2026



Revisione SFDR
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Punti chiave

  • La revisione della SFDR genera scontro: il Consiglio UE è criticato per aperture che potrebbero permettere a Oil & Gas di accedere ai fondi di transizione.
  • La proposta sostituisce l’esclusione con una soglia del 20% di capex allineato alla tassonomia europea e richiede obiettivi su Scope 1 e Scope 2, trascurando Scope 3.
  • L’ONG Reclaim Finance monitora banche e asset manager, denuncia finanziamenti ai fossili e accusa il rischio di greenwashing, chiedendo regole più severe per la transizione.
Riassunto generato con AI


Semplificazione sì, meno burocrazia anche ma i passaggi che accompagnano la Revisione SFDR sollevano non pochi dubbi e qualche critica precisa. In particolare si può osservare che la revisione della SFDR, il regolamento europeo sulla trasparenza della finanza sostenibile, accende lo scontro tra istituzioni e organizzazioni ambientaliste. Dopo l’adozione della posizione negoziale del Consiglio Ue, arriva da Reclaim Finance una denuncia in relazione al rischio di un indebolimento dei criteri ESG applicati ai fondi di investimento. Secondo l’organizzazione, le nuove regole potrebbero consentire alle grandi compagnie petrolifere e del gas in particolare di accedere ai finanziamenti destinati alla transizione energetica pur continuando a investire nei combustibili fossili. Una scelta che, secondo i critici, rischia di compromettere la credibilità della finanza sostenibile europea.

Oil & Gas e le regole sui fondi per la transizione sostenibile

Commentando la pubblicazione della posizione del Consiglio sulla revisione della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), Lara Cuvelier, campaigner per la finanza sostenibile di Reclaim Finance, ha dichiarato in una nota emessa dall’organizzazione che “I governi hanno ceduto alle pressioni di lobbying dei colossi del petrolio, avanzando una proposta che consente un evidente greenwashing degli investimenti nei combustibili fossili. Mentre ampie aree dell’Europa soffrono una ondata di calore aggravata dal cambiamento climatico, è scandaloso che il Consiglio abbia scelto di ascoltare la lobby del petrolio e del gas”. Cuvelier osserva anche come gli eurodeputati siano nella condizione di scegliere tra un futuro che continua ad essere basato sui combustibili fossili oppure optare per una posizione che torni a favorire progetti realmente indirizzati alla transizione energetica.

Secondo Reclaim Finance la scelta degli Stati membri UE di sostituire l’esclusione delle imprese Oil & Gas dall’etichetta dei fondi di transizione con una soglia del 20% degli investimenti in conto capitale (capex) destinati ad attività allineate alla tassonomia europea e con l’obbligo di adottare obiettivi di decarbonizzazione relativi alle emissioni Scope 1 e Scope 2 rappresentano criteri che non tengono conto degli investimenti nei combustibili fossili e del loro impatto, né del fatto che tra l’85% e il 90% delle emissioni delle compagnie petrolifere e del gas rientra nella categoria Scope 3, cioè quelle generate dall’utilizzo dei prodotti venduti.

Reclaim Finance ricorda come la società civile abbia espresso riserve e timori legati ai rischi derivanti dall’eliminazione di questa esclusione, che allontana le opportunità di ridurre l’utilizzo di combustibili fossili come indicato dalla comunità scientifica. Se la proposta dovesse essere approvata, sottolinea Reclaim Finance il mondo Oil & Gas potrebbe contribuire alla transizione energetica e beneficiare dei relativi flussi di finanziamento, continuando al tempo stesso a investire nella produzione di petrolio e gas.

Chi è Reclain Finance

Reclaim Finance è un’organizzazione non governativa fondata in Francia nel 2020 con l’obiettivo di accelerare la transizione ecologica attraverso una trasformazione del sistema finanziario. L’organizzazione punta a spingere banche, assicurazioni, gestori patrimoniali e investitori istituzionali a interrompere il sostegno economico alle attività più dannose per il clima e a riallocare i capitali verso modelli compatibili con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Reclaim Finance punta a un approccio basato sui dati e sull’analisi finanziaria. Il team pubblica rapporti, classifiche e studi che valutano le politiche climatiche delle principali banche, compagnie assicurative, fondi pensione e asset manager del mondo. L’obiettivo è evidenziare le incoerenze tra gli impegni pubblici sulla sostenibilità e le effettive scelte di investimento.

Tra i temi su cui l’organizzazione concentra maggiormente la propria attività figurano il finanziamento dell’espansione del mondo Oil & Gas, il sostegno alle miniere e alle centrali a carbone, gli investimenti nel gas naturale liquefatto (GNL) e il contrasto al cosiddetto greenwashing, ovvero la promozione di attività finanziarie come sostenibili senza che vi siano reali benefici ambientali.

Negli ultimi anni Reclaim Finance è diventata una delle voci più influenti nel dibattito europeo sulla finanza sostenibile. L’organizzazione segue da vicino l’evoluzione delle normative comunitarie, tra cui la Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), la tassonomia europea per le attività sostenibili e la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Attraverso analisi tecniche e attività di advocacy, l’ONG cerca di influenzare il processo legislativo affinché le regole europee siano più rigorose nei confronti delle attività legate ai combustibili fossili.

Le sue posizioni sono spesso molto critiche verso le grandi compagnie energetiche e le istituzioni finanziarie che continuano a sostenerle. In particolare, Reclaim Finance sostiene che molte aziende petrolifere e del gas presentino strategie climatiche insufficienti rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione necessari per limitare il riscaldamento globale.

Oggi l’organizzazione collabora con una rete internazionale di associazioni ambientaliste, gruppi della società civile e centri di ricerca. Pur non essendo tra le ONG più grandi per dimensioni, è considerata una delle realtà più influenti nel monitoraggio delle relazioni tra finanza e cambiamento climatico. Le sue analisi sono frequentemente citate da media internazionali, decisori politici e operatori del settore finanziario, contribuendo ad alimentare il dibattito sul ruolo che banche e investitori devono svolgere nella transizione energetica globale.

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