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Barometro ESG 2026: trasparenza, nuovi regolamenti e impatto reale



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Il Barometro 2026 di MainStreet Partners rivela un mercato in fase di ricalibrazione, dove la pressione normativa di SFDR 2.0 e SDR spinge verso una maggiore trasparenza. L’analisi evidenzia il calo dei rating dei gestori e la crescente importanza dell’integrazione ESG nei mercati privati

Pubblicato il 7 mar 2026



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Fonte: Barometro ESG Mainstreet Partners

In sintesi

  • Il MainStreet Partners Barometro 2026 amplia l’universo a oltre 10.600 strategie e aggiorna la metodologia per garantire chiarezza, comparabilità e integrità contro il greenwashing.
  • I rating medi SFDR sono Articolo 6 2,5; Articolo 8 3,4; Articolo 9 4,3, mentre i punteggi degli Asset Manager calano per requisiti ESG più stringenti e divergenze regionali.
  • La proposta SFDR 2.0 introduce Transition, ESG Basics e Sustainable, e la crescita dei Private Assets richiede maggiore due diligence e trasparenza.
Riassunto generato con AI

Barometro ESG e Sostenibilità 2026

La quinta edizione del report ESG and Sustainability Barometer 2026 di MainStreet Partners, nella quale sono compresi anche i Trend Sostenibilità 2026, mostra i segnali di un contesto di continua evoluzione dei mercati globali. Nonostante le aspettative di una stabilizzazione, il panorama normativo ha visto una trasformazione significativa, con autorità di regolamentazione e investitori che richiedono prove sempre più robuste per le dichiarazioni di sostenibilità. L’universo analizzato si è espanso fino a superare le 10.600 strategie, gestite da quasi 500 Asset Manager, con l’obiettivo primario di evitare il rischio di greenwashing e supportare decisioni di investimento informate. In particolare la metodologia di MainStreet Partners si è evoluta proprio per riflettere questi cambiamenti, mantenendo però fermi i principi di chiarezza, comparabilità e integrità.

L’universo dei fondi nel 2025

Il 2025 è stato un anno di ricalibrazione per il mercato dei fondi, con l’entrata in vigore delle linee guida dell’ESMA sui nomi dei fondi e dei requisiti SDR nel Regno Unito. La copertura di MainStreet include ora oltre 1.600 fondi sottoposti a una due diligence approfondita di Livello II e più di 9.000 fondi monitorati tramite supervisione di Livello I. Un dato saliente riguarda i rating dei fondi basati sulla classificazione SFDR: i fondi Articolo 6 mantengono una media di 2.5 su 5.0, mentre i fondi Articolo 9 restano solidi a 4.3. Tuttavia, la categoria Articolo 8 ha visto il suo punteggio medio stabilizzarsi intorno a 3.4, riflettendo l’ingresso di fondi con integrazione ESG meno matura tra il 2022 e il 2023.

Il declino dei punteggi degli asset manager

Un trend preoccupante evidenziato nel report è il movimento al ribasso dei punteggi degli Asset Manager in tutte le classificazioni SFDR e nelle coorti non UE. Questo calo è attribuito a standard di sostenibilità sempre più elevati, requisiti ESG divergenti a livello regionale e un’espansione della copertura che include una gamma più ampia di gestori. La pressione normativa e la necessità di dimostrare credibilità hanno spinto le medie verso il basso, riflettendo un mercato che sta maturando sotto pressione.

Analisi per classe di attività

Nelle categorie azionarie Articolo 9, i fondi Small- e Mid-Cap Europei e Globali guidano le classifiche con un rating medio di 4.7. Al contrario, i mercati emergenti globali (Articolo 9) presentano punteggi inferiori, appena sotto 4.0, a causa della limitata disponibilità di dati coerenti. Per quanto riguarda il reddito fisso, i fondi obbligazionari europei e globali figurano tra i più alti sia per l’Articolo 8 che per l’Articolo 9, con quest’ultimo che raggiunge medie di 4.5. L’Europa rimane la regione più attiva per l’emissione di obbligazioni Green, Social e Sustainability (GSS).

La metodologia di rating

MainStreet Partners utilizza un approccio olistico che non si limita a un semplice rating, ma consiste in una vera e propria due diligence ESG strutturata su tre pillar fondamentali.

  1. Asset Manager: Valuta l’impegno dell’entità, le risorse dedicate e la credibilità istituzionale.
  2. Strategia di Investimento: Analizza come i fattori ESG sono integrati nel processo decisionale e la qualità della ricerca.
  3. Portafoglio: Esamina le singole partecipazioni utilizzando modelli proprietari per valutare l’allineamento con gli obiettivi di sostenibilità.

L’output finale è un rating assoluto su una scala da uno a cinque, accessibile tramite piattaforme online.

Il rischio di greenwashing e l’aderenza normativa

Il rischio di greenwashing rimane materiale, sebbene mostri segnali di stabilizzazione. Secondo l’analisi, circa il 25% dei fondi Articolo 8 si posiziona sotto la soglia di 3.0 (“ESG-Assessed”), mentre il 30% dei fondi Articolo 9 scende sotto la soglia di 4.0 (“Sustainability-Assessed”). Le sanzioni legate alla denominazione dei fondi sono diminuite dal 7% al 4.6%, riflettendo un migliore allineamento tra i nomi dei fondi e i loro impegni reali di sostenibilità grazie alle nuove regole ESMA. MainStreet penalizza i fondi che non rispettano criteri di coerenza, accuratezza e l’uso di un linguaggio mirato.

Nuovi approcci: oltre lo screening negativo

Il report introduce una nuova classificazione per gli approcci ESG e di sostenibilità. Lo screening negativo rimane la strategia più comune, utilizzata da un fondo su tre, fornendo una protezione difensiva ma senza guidare attivamente un impatto positivo. Al contrario, gli approcci Sostenibili e Tematici riflettono una mentalità proattiva, prendendo di mira aree come la biodiversità e la transizione energetica. Le strategie passive tendono a focalizzarsi sul miglioramento o sull’approccio “Best-in-Class”, mentre i fondi attivi si concentrano maggiormente sulla narrazione e sul giudizio qualitativo.

La rivoluzione ESG nei mercati privati

Un cambiamento profondo sta avvenendo nei mercati privati, che si prevede raggiungeranno i 26,6 trilioni di dollari entro il 2030 a livello mondiale. L’86% dei General Partners (GP) dichiara che i propri clienti richiedono attivamente l’adozione di pratiche ESG. La dovuta diligenza si è spostata dall’analisi di semplici politiche all’intero ciclo di investimento, includendo monitoraggio e pianificazione dell’uscita. MainStreet ha aggiornato il proprio modello per i Private Assets nel 2025 per allinearlo alla struttura dei fondi liquidi, facilitando il confronto tra diverse classi di attività.

Evoluzione normativa: SFDR 2.0 e UK SDR

Il panorama regolatorio europeo sta entrando in una nuova fase con la proposta di SFDR 2.0, presentata nel novembre 2025. Questa riforma mira a semplificare i requisiti e a introdurre tre categorie di prodotti obbligatorie: Transition (Art. 7), ESG Basics (Art. 8) e Sustainable (Art. 9). Secondo le proiezioni di MainStreet, il 67% dei fondi attuali ricadrebbe nella categoria ESG Basics, mentre solo il 14% raggiungerebbe l’alto livello richiesto per la categoria Sustainable.

Nel Regno Unito, l’SDR ha introdotto etichette come Sustainability Focus, che si è dimostrata la più popolare per la sua ampiezza tematica. Le etichette Impact hanno avuto successo nel garantire livelli credibili di sostenibilità, con tutti i fondi analizzati valutati sopra 4.0. Tuttavia, l’adozione delle etichette per fondi “Improvers” è stata più lenta, poiché i gestori faticano a dimostrare capacità di miglioramento nel tempo oltre la semplice decarbonizzazione.

Verso un futuro di valore a lungo termine

Il Barometro 2026 sottolinea che l’integrazione ESG credibile non è più opzionale, ma rappresenta la base per la creazione di valore a lungo termine in un mondo complesso. Il mercato sta maturando, passando dalla semplice integrazione alla ricerca di un impatto misurabile. Le sfide future per gli Asset Manager includeranno l’adattamento ai nuovi regimi normativi e la capacità di catturare opportunità che vadano oltre la mitigazione climatica, includendo l’adattamento e l’inclusione sociale. La trasparenza e una rigorosa due diligence rimarranno i pilastri per navigare in questo ecosistema in continua evoluzione.


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