La sfida globale

Cop26: tutto il mondo davanti alla “migliore e ultima occasione per affrontare il climate change”

Dal 31 ottobre al 12 novembre si tiene a Glasgow, in Scozia, la XXVI Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: un evento che il mondo attende con ansia per trovare risposte concrete a quella che è ormai diventata un’assoluta priorità planetaria. Oltre 190 i leader mondiali attesi per i negoziati, considerati da tutti gli esperti “straordinari e urgenti”: sul tavolo l’aggiornamento di tutti i piani nazionali di riduzione delle emissioni, per rivedere al rialzo gli impegni dell’Accordo di Parigi ormai considerati non più sufficienti. Ecco tutto quello che c’è da sapere su questo storico e cruciale appuntamento

06 Ott 2021

Veronica Balocco

Molti l’hanno già definita “la migliore, nonché ultima, opportunità del mondo per tenere sotto controllo le conseguenze devastanti del climate change”. La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, conosciuta anche come COP (Conferenza delle Parti) 26, è l’evento che tutto il mondo attende: a Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, quasi tutti Paesi della Terra si riuniranno per rinnovare i loro obiettivi in materia di clima e mettere un nuovo tassello alla battaglia più importante che l’umanità oggi si trovi ad affrontare. E questa volta, l’aspettativa è che le parti si impegnino per scopi più ambiziosi di quelli stabiliti dalla COP21 con l’Accordo di Parigi.

COP26 è, in termini tecnici, la XXVI Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: si svolgerà sotto la presidenza del Regno Unito, incorporando la 26ª Conferenza delle Parti (COP26), la 16ª Conferenza delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP16) e la 3ª Conferenza delle Parti dell’Accordo di Parigi (CMA3).

Perché una nuova conferenza sul clima?

Da quasi tre decenni l’ONU riunisce quasi tutti i Paesi della Terra per i vertici globali sul clima – chiamati COP – ovvero  “Conferenza delle Parti”: quello in programma quest’anno è il 26° vertice annuale, da cui il nome COP26.

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I leader mondiali attesi in Scozia saranno più di 190. Ad essi si uniranno decine di migliaia di negoziatori, rappresentanti di governo, imprese e cittadini per dodici giorni di negoziati. In vista dell’evento, il Regno Unito ha lavorato con ciascun Paese per raggiungere un accordo su come affrontare i cambiamenti climatici. Ma presiedere la COP26 sarà un compito impegnativo, perché questo non sarà un qualsiasi vertice internazionale: la maggior parte degli esperti è infatti concorde nel sottolineare il carattere straordinario e urgente di questo appuntamento.

La ragione? Per comprenderla bisogna tornare alla COP21, che si tenne a Parigi nel 2015.  In quell’occasione, per la prima volta successe qualcosa di epocale: tutti i Paesi accettarono di collaborare per limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi, puntando a limitarlo a 1,5 gradi. Inoltre i Paesi s’impegnarono ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici e a mobilitare i fondi necessari per raggiungere questi obiettivi. Il tutto era racchiuso nell’Accordo di Parigi.

L’impegno di puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi era particolarmente importante: ogni altro decimale di grado di riscaldamento avrebbe potuto infatti causare la perdita di ulteriori vite umane e altri danni ai mezzi di sussistenza umana. Nel quadro dell’Accordo di Parigi ciascun Paese si è impegnato a creare un piano nazionale indicante la misura della riduzione delle proprie emissioni, detto Nationally Determined Contribution (NDC) o “contributo determinato a livello nazionale”. I Paesi concordarono inoltre che ogni cinque anni avrebbero presentato un piano aggiornato che rifletteva la loro massima ambizione possibile in quel momento.

Ecco dunque svelata l’importanza di COP26: al vertice di Glasgow (ritardato di un anno a causa della pandemia) i Paesi si presenteranno infatti con piani aggiornati di riduzione delle proprie emissioni. Ma visto che  gli impegni presi a Parigi non sono ormai sufficienti per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, e la finestra utile per il raggiungimento di questo obiettivo si sta chiudendo, il confronto scozzese assumerà una portata cruciale: i Paesi dovranno spingersi ben oltre quanto promesso al vertice di Parigi per mantenere viva la speranza di contenere l’aumento della temperatura a 1,5. “La COP26 – affermano gli esperti di tutto il mondo – deve essere decisiva”.  

Gli obiettivi della COP26

Sono sostanzialmente 4 gli obiettivi da raggiungere attraverso la COP26.

  1. Assicurare lo zero netto globale entro la metà del secolo e mantenere l’obiettivo 1,5 gradi “a portata di mano”. Ai Paesi viene chiesto di presentare ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030, in accordo con il raggiungimento dello zero netto entro la metà del secolo. Per raggiungere questi ambiziosi, i Paesi dovranno accelerare l’eliminazione graduale del carbone, ridurre la deforestazione, accelerare il passaggio ai veicoli elettrici e incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili

  2. Adattarsi per proteggere le comunità e gli habitat naturali. Il clima sta già cambiando e continuerà a cambiare anche se riduciamo le emissioni, con effetti devastanti. Alla COP26 bisognerà quindi lavorare insieme per consentire e incoraggiare i Paesi colpiti dai cambiamenti climatici a proteggere e ripristinare gli ecosistemi e costruire difese, sistemi di allarme e infrastrutture e agricoltura resilienti per evitare la perdita di case, mezzi di sussistenza e persino vite umane.

  3. Mobilitare la finanza. Per raggiungere i primi due obiettivi, i Paesi sviluppati devono mantenere la loro promessa di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti per il clima entro il 2020. Le istituzioni finanziarie internazionali devono fare la loro parte per liberare i trilioni di finanziamenti del settore pubblico e privato necessari per garantire lo zero netto globale.

  4. Collaborare per raggiungere risultati. Le sfide della crisi climatica possono essere vinte solo lavorando insieme. Alla COP26 sarà quindi necessario finalizzare il Paris Rulebook (le regole dettagliate che rendono operativo l’Accordo di Parigi) e accelerare l’azione per affrontare la crisi climatica attraverso la collaborazione tra governi, imprese e società civile.

Ma entriamo nel dettaglio dei singoli obiettivi.

Obiettivo 1 – Emissioni

Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C

Oggi il mondo non è sulla giusta  strada per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi. Gli obiettivi annunciati a Parigi si tradurrebbero in un riscaldamento ben superiore ai 3 gradi entro il 2100 rispetto ai livelli preindustriali. Se non sarà invertita questa tendenza, le temperature continueranno a salire, causando inondazioni ancora più catastrofiche, incendi boschivi, condizioni meteorologiche estreme e distruzione di specie.

Negli ultimi mesi sono stati compiuti progressi per piegare la curva della temperatura più vicino ai 2 gradi, ma la scienza indica che occorre fare molto di più per non compromettere la possibilità di portarla a 1,5 gradi.  Per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi, il mondo deve dimezzare le emissioni nel prossimo decennio e azzerare le emissioni nette di carbonio entro la metà del secolo.

Come parte dell’accordo di Parigi, ogni Paese ha accettato di comunicare o aggiornare ogni cinque anni i propri obiettivi di riduzione delle emissioni –i Contributi determinati a livello nazionale (NDC) -in modo da riflettere la più alta ambizione possibile e una progressione dell’impegno nel tempo.  Questi obiettivi stabiliscono fino a che punto ciascun Paese intende ridurre le emissioni di tutta la propria economia e/o di specifici settori. Il primo di questi cicli quinquennali si è concluso nel 2020. Ciò significa che i Paesi devono aggiornare i loro obiettivi per il 2030 prima del vertice di Glasgow.

A questo fine, la Presidenza britannica della COP sta lavorando con Paesi e partner per:

  • Accelerare la transizione dal carbone all’energia pulita
  • Proteggere e ripristinare la natura a beneficio delle persone e del clima
  • Accelerare la transizione verso i veicoli a zero emissioni

Obiettivo 2 – Adattamento

Adattarsi urgentemente per proteggere le comunità e gli habitat naturali

Nel mondo esistono già popolazioni che convivono con condizioni meteorologiche estreme e devastanti, accentuate dal cambiamento del clima. Anche lavorando instancabilmente per ridurre le emissioni, il clima continuerà inevitabilmente a cambiare.

Oggi sappiamo che i più vulnerabili sono maggiormente esposti ai cambiamenti climatici, pur essendo coloro che hanno contribuito meno a causarli. È quindi il momento di affrontare questo problema e sviluppare resilienza, prima che altre persone perdano la vita o i propri mezzi di sussistenza. La comunità internazionale si deve unire per sostenere le persone più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici.

A questo scopo sono necessarie maggiori iniziative per evitare, ridurre al minimo e far fronte alle perdite e ai danni che si stanno già verificando a causa dei cambiamenti climatici. In che modo? La presidenza della COP26 suggerisce le linee guida.

  1. Servono strategie e più fondi per migliorare i sistemi di allerta precoce e le difese contro le inondazioni, nonché per costruire infrastrutture e produzioni agricole resilienti al fine di evitare ulteriori perdite di vite umane, mezzi di sussistenza e habitat naturali. 
  2. Proteggere e ripristinare gli habitat è vitale per aumentare la resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici poiché aiuta a costruire difese naturali contro le tempeste e le inondazioni, mentre ecosistemi sani facilitano l’agricoltura sostenibile e sostengono miliardi di vite in tutto il mondo.
  3. Tutti i Paesi dovrebbero produrre una “Comunicazione sull’adattamento” che riassuma le iniziative in corso e i piani futuri di adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici, le sfide che si trovano di fronte, e le esigenze insoddisfatte. Questi piani aiuteranno ad apprendere assieme e a condividere le migliori pratiche tra i Paesi.

Il Regno Unito è un co-fondatore della Adaptation Action Coalitioninsieme a Egitto, Bangladesh, Malawi, Paesi Bassi, Saint Lucia e il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. I membri della coalizione si riuniscono per trovare soluzioni ad alcuni degli impatti più negativi dei cambiamenti climatici e tutti i Paesi sono invitati a unirsi.

Obiettivo 3 – Finanza

Mobilitare la finanza

corporate social responsibility

Per raggiungere gli obiettivi climatici, ogni azienda, ogni società finanziaria, ogni banca, assicuratore e investitore dovrà cambiare. I Paesi devono gestire i crescenti impatti del cambiamento climatico sulla vita dei loro cittadini e hanno bisogno di fondi per farlo.

I cambiamenti da fare sono tanti e vanno fatti molto velocemente. Per un cambiamento così radicale sono necessari:

  1. Finanziamenti pubblici per costruire le infrastrutture necessarie per transitare verso un’economia più verde e più resiliente al clima.
  2. Finanziamenti privati  per finanziare la tecnologia e l’innovazione, e per contribuire a trasformare i miliardi di denaro pubblico in migliaia di miliardi di investimenti per il clima.

I Paesi in via di sviluppo hanno particolarmente bisogno di sostegno. Per questo i Paesi sviluppati devono mantenere la promessa di destinare almeno 100 miliardi di dollari ogni anno in finanziamenti per il clima a sostenere i Paesi in via di sviluppo. L’OCSE stima che nel 2018 siano stati mobilitati 78,9 miliardi di dollari di finanziamenti per il clima. Ciò deve includere la costruzione di nuovi mercati per l’adattamento e la mitigazione, e il miglioramento della quantità, della qualità e dell’accesso ai finanziamenti per aiutare le comunità di tutto il mondo ad agire contro il cambiamento climatico.

Il Regno Unito sta raddoppiando i propri impegni finanziari internazionali per il clima per aiutare i Paesi in via di sviluppo per un totale di 11,6 miliardi di Sterline nei prossimi cinque anni, fino al 2025/2026: per questo la presidenza della COP26 chiede al maggior numero possibile di Paesi di seguire il proprio esempio e di aumentare il proprio impegno fino al 2025. “In vista della COP26 – scrive il Regno Unito – dobbiamo impegnarci a sbloccare migliaia di miliardi di finanziamenti privati che sono necessari per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro la metà del secolo”.

Per fare ciò, nel prendere qualsiasi decisione finanziaria bisognerà tenere in considerazione il clima:

  1. Ciò include tutte le decisioni di investimento privato, ma anche tutte le decisioni di spesa che i Paesi e le istituzioni finanziarie internazionali stanno adottando nel varare i propri pacchetti di stimolo per ricostruire le economie colpite dalla pandemia.
  2. Le aziende devono essere trasparenti sui rischi e le opportunità che il cambiamento climatico e la transizione a un’economia a zero emissioni nette rappresentano per la loro attività.
  3. Le banche centrali e le autorità di regolamentazione devono assicurarsi che i nostri sistemi finanziari possano resistere agli impatti dei cambiamenti climatici e sostenere la transizione verso l’azzeramento delle emissioni nette.
  4. Banche, assicuratori, investitori e altre società finanziarie devono impegnarsi a garantire che i loro investimenti e prestiti siano allineati agli obiettivi di zero emissioni nette.

Obiettivo 4 – Collaborazione

Collaborare per ottenere risultati

Il raggiungimento di un accordo costituirà una base per poter raggiungere gli altri tre obiettivi e sarà una testimonianza per tutti che il mondo si sta muovendo verso un’economia resiliente e a zero emissioni nette.

Un obiettivo chiave del negoziato è finalizzare le regole necessarie per attuare l’accordo di Parigi, chiamato “Libro delle Regole di Parigi”. A tal fine è necessario: 

  1. Trovare una soluzione sui mercati del carbonio, creando un solido sistema di crediti di carbonio che supporti la transizione a zero emissioni nette.
  2. Risolvere i problemi di trasparenza, mettendo in atto un sistema universale che incoraggi tutti i Paesi a mantenere i propri impegni.
  3. Trovare un accordo che alimenti l’ambizione dei governi a limitare l’aumento delle temperature al di sotto di 1,5 gradi.

I negoziati delle Nazioni Unite sono basati sul consenso, e il raggiungimento di un accordo dipenderà dal non aver trascurato alcun problema e dalla capacità di ascoltare la voce di tutti. Per raggiungere questo scopo, la presidenza della COP26 sta lavorando per rimuovere le barriere che impediscono la partecipazioni di tutti all’evento e per sostenere le voci delle comunità vulnerabili ai cambiamenti climatici, comprese le popolazioni indigene e le comunità che si trovano a fuoriuscire da un’economia a elevata impronta di carbonio.

Tuttavia da sola la finalizzazione del “Libro delle Regole” di Parigi non porterà all’azzeramento netto delle emissioni. Questo decennio è decisivo ed è necessario trasformare l’ambizione in azione. I governi, le imprese e la società civile (a volte chiamati “attori non governativi”) devono quindi lavorare insieme per trasformare i modi in cui alimentiamo le nostre case e le nostre attività, produciamo il nostro cibo, sviluppiamo infrastrutture, ci muoviamo e trasportiamo le nostre merci.

La preparazione all’evento: Pre-COP26 e Youth4Climate a Milano

La COP26 è organizzata dal Regno Unito in partenariato con l’Italia, alla quale è stato affidato il compito di ospitare la Pre-COP, che si è tenuta dal 30 settembre al 2 ottobre 2021 presso il Centro congressi MiCo di Milano. I lavori sono avvenuti in presenza dei rappresentanti di 50 paesi aderenti all’UNFCCC, con interventi del vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans e dell’inviato speciale USA per il clima John Kerry.

In concomitanza con l’appuntamento, presso il Centro congressi MiCo di Milano si è tenuta Youth4Climate: Driving Ambition, alla quale hanno partecipato 400 giovani di età compresa trai 15 e i 29 anni in rappresentanza dei 197 paesi che aderiscono alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. I lavori sono stati introdotti dal ministro Roberto Cingolani. Molto seguiti gli interventi di Greta Thunberg Dai leader mondiali sentiamo solo parole, bla bla bla. Le emissioni continuano ad aumentare. Possiamo invertire questa tendenza, ma serviranno soluzioni drastiche. E dato che non abbiamo soluzioni tecnologiche, vuol dire che dovremo cambiare noi») e di Vanessa Nakate («L’Africa è responsabile solo del 3% delle emissioni globali ma gli africani subiscono gli impatti maggiori del cambiamento climatico»).

I 400 giovani delegati sono stati suddivisi in quattro gruppi di lavoro, a loro volta ripartiti in sotto-gruppi:

  1. Ambizione climatica. Favorire la partecipazione dei giovani nei processi decisionali, ai fini di contribuire all’aumento dell’ambizione climatica, ovvero mettere in atto azioni concrete per il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
  2. Ripresa sostenibile. Coniugare la ripresa economica dalla pandemia con l’attuazione degli obiettivi dall’Accordo di Parigi.
  3. Coinvolgimento degli attori non statali. Ruolo svolto dagli attori non-governativi nella lotta al cambiamento climatico e nei settori che hanno un impatto nella vita quotidiana dei giovani.
  4. Una società più consapevole delle sfide climatiche. Costruire una società più consapevole delle sfide climatiche.

I risultati dei quattro gruppi di lavoro sono stati sintetizzati in un documento, presentato giovedì 30 settembre, articolato in quattro punti:

  1. Coinvolgimento dei giovani nelle decisioni contro il cambiamento climatico.
  2. Transizione energetica sostenibile entro il 2030 e posti di lavoro dignitosi; aiuti ai paesi più poveri; sistema finanziario trasparente; turismo responsabile.
  3. Obiettivo di zero emissioni per i soggetti privati e chiusura dell’industria dei combustibili fossili entro il 2030.
  4. Impegno dei ministri dell’istruzione e dell’ambiente a favorire un sistema educativo sul cambiamento climatico.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, a conclusione dei lavori ha affermato: «La vostra generazione è la più minacciata dai cambiamenti climatici. Avete ragione a chiedere una responsabilizzazione, a chiedere un cambiamento. La transizione ecologica non è una scelta, è una necessità. Abbiamo solo due possibilità: o affrontiamo adesso i costi di questa transizione o agiamo dopo, il che vorrebbe dire pagare il prezzo molto più alto di un disastro climatico».

Dietro le quinte dell’evento: il partenariato UK/Italia

Il Regno Unito e l’Italia hanno assunto l’impegno di mettere il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità al centro dell’agenda multilaterale nel 2021 non solo con la partnership di presidenza della COP26, ma anche attraverso le presidenze di G7 e G20. Nel contesto di questo anno, i due Paesi concordano sulla necessità di ricostruire società migliori dalle macerie del Covid-19. “Per questo lavoreremo assieme ai nostri partner internazionali – affermano – e attraverso le nostre Presidenze sosterremo una ripresa verde e resiliente a favore di una crescita sostenibile e dell’occupazione, e che tuteli le comunità più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici”. 

Perché Glasgow?

Glasgow è una città internazionale con una presenza globale e una comprovata esperienza nella realizzazione di grandi eventi internazionali, come i Commonwealth Games del 2014 e i Campionati Mondiali di Ginnastica Artistica del 2015. L’etimologia di Glasgow si fa spesso risalire a “Piccola Valle Verde”. La città è quarta nel mondo (e prima nel Regno Unito) nel Global Destination Sustainability Index. Ciò la rende il luogo ideale per ospitare un vertice COP sostenibile. Lo Scottish Event Campus (SEC) di Glasgow è una sede di livello mondiale in una delle città più vivaci del Regno Unito.

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