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Smart City: quale contributo alla transizione ecologica

Rivoluzionare le città secondo una logica di sostenibilità a lungo termine è un cardine della transizione ecologica. Il paradigma della smart city, in cui digitalizzazione, sostenibilità e benessere delle persone si incontrano è possibile solo con l’impegno congiunto di istituzioni, imprese private e cittadini

01 Apr 2022

Secondo dati Eurostat, il 75% della popolazione europea vive nelle città. Confermano questa tendenza le proiezioni delle Nazioni Unite, che prevedono come nel 2050 sarà concentrata nelle aree urbane il 68% della popolazione mondiale. In parallelo, la stessa analisi stima che già oggi le città contribuiscono al 70% delle emissioni inquinanti, che tanto influiscono sul cambiamento climatico. Questi dati evidenziano l’urgenza di trasformare il modello di città il prima possibile.

La buona notizia è che il concetto di smart city, di cui da anni si parla, si è evoluto. Non più solo città connessa, ma anche e soprattutto città sostenibile. Monitoraggio ambientale, controllo del territorio e mobilità intelligente sono ad esempio elementi che rientrano nella definizione attuale di smart city e che già includono una dimensione fondamentale, la sostenibilità.

L’obiettivo a cui tendere è dunque quello non solo di realizzare una città più smart, ma anche “sensibile” al tema ambientale, bella e facile da vivere per il cittadino. Le città del futuro devono essere pensate non tanto come un concentrato di tecnologie, quanto come generatori di valore sociale, economico e ambientale in risposta ai bisogni delle persone che le abitano e, di conseguenza, del pianeta.

Innovazione continua: da che parte tira il vento?

Verso un’organizzazione della mobilità urbana amica dei cittadini e dell’ambiente

Nel nuovo modello di città sostenibilità, digitalizzazione e benessere dei cittadini si incontrano. Questa fusione comporta notevoli vantaggi anche rispetto alla mobilità, certamente uno dei temi più critici per la qualità della vita delle persone e per il rispetto dell’ambiente.

A questo proposito, il paradigma della smart mobility prevede il monitoraggio e il controllo dei flussi del traffico legato al trasporto privato e pubblico. Un sistema centralizzato dedicato alla mobilità consentirà, ad esempio, di guidare i cittadini al parcheggio più vicino riducendo il tempo per la ricerca, il consumo energetico e l’inquinamento. Un sistema analogo potrà portare anche significativi miglioramenti della logistica nell’ultimo miglio per il traffico commerciale.

Queste attività possono essere svolte grazie ai sensori intelligenti posizionati sugli impianti di illuminazione, che sono capillarmente diffusi sui territori comunali. Si vanno così a combinare le soluzioni di smart lighting adattive per contenere i consumi con quelle di smart mobility. I sistemi innovativi di illuminazione possono infatti essere impiegati per segnalare ostacoli, per comunicare con i veicoli e per fornire segnalazioni sull’ambiente esterno da un lato e raccogliere dati attraverso un linguaggio condiviso dall’altro.

L’adozione di soluzioni di sharing mobility, eMobility, mobilità condivisa, colonnine di ricarica, micromobilità basata su mezzi ecologici come e-bike e monopattini, diventa un’ulteriore modalità innovativa di organizzare la città. Ma la piena efficacia della smart mobility non può non prevedere l’integrazione fra i diversi tipi di trasporto (pubblico, privato, condiviso) per consentire ai cittadini di progettare in piena serenità e sicurezza gli spostamenti in modo efficiente e sostenibile.

Politiche internazionali, tecnologia e PNRR: i fattori a favore della città sostenibile

Così delineata, la smart city diventa il fulcro della transizione ecologica, abilitata dalle tecnologie al cuore della transizione digitale. Parliamo di una rete fissa broadband e ultrabroadband, reti mobili 5G, real time analytics, intelligenza artificiale e Machine Learning, Internet of Things, servizi cloud-based.

In questa direzione vanno gli investimenti governativi per realizzare la transizione ecologica e digitale, che rappresentano una componente sostanziale dei fondi PNRR e concentrano circa il 50% delle risorse stanziate. Gli investimenti da 2,2 miliardi di euro stanziati dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza a favore delle comunità di autoconsumo, ad esempio, considerate fra le soluzioni cardine della transizione ecologica, verranno prevedibilmente integrati per dare un ulteriore impulso al fotovoltaico che proprio nelle città potrà incrementare la produzione di energia elettrica sfruttando gli spazi inutilizzati, come tetti delle scuole, degli edifici pubblici, dei condomini.

Un ulteriore impulso verrà probabilmente dall’attuale crisi energetica, innescata dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni alla Russia, che sta spingendo l’Europa a raggiungere una maggiore indipendenza energetica, basata sul crescente ricorso alle energie green. Si attende così un ulteriore accelerazione del trend di crescita delle rinnovabili, già in atto nel Paese, che nel 2021 hanno contribuito alla produzione di energia con 809 MW, un incremento del 30% rispetto all’anno precedente.

“Il rapporto fra pubblico e privato è fondamentale”: l’impegno di Gei, Simet e Gruppo Enercom

La transizione ecologica e digitale nelle città si può quindi ripagare facilmente, anche attraverso la riduzione dei costi operativi a carico delle amministrazioni locali per l’erogazione dei servizi pubblici. La capacità di realizzare i progetti di transizione con la velocità richiesta dal PNRR e dalle circostanze esterne richiedono però investimenti e competenze in una logica di partner pubblico-privato che vada oltre il modello dell’ecosistema ma si basi su modelli sostenibili anche economicamente.

“Il rapporto fra pubblico e privato è fondamentale per veicolare servizi che non hanno costo zero e devono basarsi dunque su un modello che funzioni per dare un giusto ritorno sostenibile nel tempo”, sottolinea Francesco Mastrapasqua, IT Demand Manager & Digital Innovation di Gei.

“Come Simet e Gruppo Enercom siamo da tempo parte attiva nel campo della rivoluzione verde, della transizione ecologica e delle infrastrutture digitali che fanno parte delle missioni previste nel PNRR” – aggiunge Enrico Munaron, Direttore Tecnico di Simet, altra società del Gruppo, che prevede la focalizzazione su una dozzina di linee di investimento.

Il Gruppo ha sperimentato il project financing in diversi campi, fra cui l’illuminazione pubblica e la fornitura di calore secondo un modello che potrà consentire di mettere in campo risorse e tecnologie per la smart city ecologicamente sostenibile.

Enercom sta inoltre già realizzando con Comuni di media dimensione un sistema per correlare i livelli di inquinamento al traffico con l’obiettivo di indicare misure di miglioramento della situazione ambientale, oltre che gestire colonnine per la ricarica a favore dell’eMobility. Va in questa direzione anche la nuova sede del Gruppo, dove verrà creata con le altre imprese dell’area una comunità energetica, e che diventerà un vero e proprio hub di innovazione per testare sul campo tecnologie per la smart city collaborativamente, in una logica di open innovation.

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Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

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