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DAC: il Mammoth di Climeworks cattura più CO2 e taglia i costi


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L’impianto islandese di cattura diretta della CO₂ di Climeworks raddoppia le prestazioni, e riduce i costi operativi per tonnellata di oltre il 50% rendendo la Direct Air Capture più competitiva e accessibile

Pubblicato il 14 set 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



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L'impianto Mammoth di Climeworks




Direct Air Capture, nella rimozione della CO₂ l’innovazione sta facendo la differenza

Nuovi materiali, minori consumi energetici, modularità e automazione stanno migliorando le tecnologie Direct Air Capture DAC in modo decisamente rilevante. L’obiettivo è aumentare la quantità di CO₂ sottratta all’atmosfera, riducendo costi, emissioni e risorse necessarie.

Le tecnologie Direct Air Capture separano la CO₂ direttamente dall’aria attraverso filtri, reazioni chimiche e sistemi di ventilazione. Già nel 2021 Climeworks aveva avviato in Islanda il più grande impianto di CCS, Carbon Capture & Storage.
Da anni la sfida nella carbon removal è prima di tutto una sfida per l’innovazione e per la carbon intelligence. La prima area di innovazione riguarda i sorbenti, che devono catturare più anidride carbonica e durare più a lungo: materiali più efficienti riducono la frequenza delle sostituzioni e il costo di ogni tonnellata rimossa.
Un altro fattore decisivo è la diminuzione dell’energia necessaria per liberare la CO₂ dai filtri e rigenerarli. L’impiego di elettricità rinnovabile e calore a bassa temperatura permette di contenere le emissioni associate al processo.
La progettazione modulare consente di replicare i collettori e ampliare progressivamente la capacità degli impianti. Sensori, software e intelligenza artificiale aiutano a ottimizzare flussi d’aria, manutenzione e prestazioni operative.
L’integrazione con lo stoccaggio geologico rende possibile conservare permanentemente la CO₂ catturata nel sottosuolo. La ricerca punta anche a ridurre l’impiego di acqua, materiali e superfici, migliorando la sostenibilità complessiva.
La sfida principale resta quella di trasformare questi progressi in impianti affidabili, economicamente accessibili e utilizzabili su larga scala.

Il Mammoth di Climeworks tra innovazione e accessibilità commerciale

Climeworks annuncia un miglioramento significativo delle prestazioni di Mammoth, il proprio impianto islandese dedicato alla cattura e allo stoccaggio diretto dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera. Dopo 18 mesi di attività, gli aggiornamenti tecnologici introdotti nei primi collettori hanno più che raddoppiato la capacità di cattura e ridotto di oltre il 50% i costi operativi per tonnellata.

I risultati, precisa l’azienda svizzera, sono stati ottenuti in condizioni operative reali. L’esperienza maturata nell’impianto viene ora utilizzata per migliorare affidabilità, produttività ed efficienza economica della Direct Air Capture, avvicinandola a una possibile applicazione su scala più ampia.

Come funziona la Direct Air Capture

La Direct Air Capture, o DAC, utilizza sistemi meccanici e materiali filtranti per separare la CO₂ direttamente dall’aria. Una volta catturato, il gas viene concentrato e destinato allo stoccaggio permanente nel sottosuolo oppure ad altri utilizzi.

Nel caso di Mammoth, la CO₂ viene immagazzinata in formazioni geologiche islandesi. La tecnologia è considerata complementare alla riduzione delle emissioni: non sostituisce la decarbonizzazione, ma può contribuire a neutralizzare le emissioni residue più difficili da eliminare.

Sorbenti e progettazione migliorano le prestazioni

Climeworks attribuisce i progressi principalmente a due interventi. Il primo riguarda il sorbente proprietario, il materiale filtrante che trattiene la CO₂. La sua capacità, efficienza e durata incidono direttamente sulle quantità catturate e sul costo complessivo del processo.

Le indicazioni raccolte durante il funzionamento di Mammoth hanno consentito di perfezionare la formulazione del sorbente e il relativo processo produttivo. Il secondo intervento ha interessato la progettazione meccanica, le apparecchiature e le procedure operative dell’impianto.

Due collettori aggiornati sono stati testati per oltre sei mesi e, secondo l’azienda, hanno raggiunto le prestazioni previste dal progetto.

Fino a 1,37 tonnellate al giorno per collettore

Mammoth è stato progettato affinché ogni container di raccolta possa raggiungere un picco giornaliero di 1,37 tonnellate di CO₂ catturata. I due collettori aggiornati stanno raggiungendo questa capacità, pur con variazioni dovute alle condizioni meteorologiche e operative.

Il dato rappresenta più del doppio delle prestazioni offerte dai collettori installati inizialmente. Il loro fattore di capacità si colloca attualmente tra il 40% e il 50%, considerando manutenzione, disponibilità dell’impianto, condizioni ambientali ed emissioni generate dalle attività di cattura e stoccaggio.

La rimozione netta cresce di oltre cinque volte

Nei primi sei mesi del 2026 Mammoth ha prodotto 675 tonnellate di rimozione netta di CO₂, contro le 119 tonnellate dello stesso periodo del 2025. L’aumento è quindi superiore a cinque volte. La rimozione netta considera soltanto la CO₂ effettivamente sottratta all’atmosfera e stoccata permanentemente, dopo aver contabilizzato le emissioni associate al funzionamento e alla costruzione dell’impianto. Si tratta delle tonnellate che Climeworks può consegnare ai propri clienti sotto forma di crediti di rimozione.

L’azienda sottolinea che, durante i primi 18 mesi, la priorità non è stata massimizzare i volumi, ma migliorare le prestazioni, aumentare l’affidabilità e abbassare i costi.

Costi operativi ridotti di oltre il 50%

Il raddoppio della capacità di cattura e gli interventi sull’impianto hanno permesso di diminuire di oltre il 50% il costo operativo per tonnellata nell’ultimo anno. Climeworks non comunica tuttavia il costo assoluto raggiunto, dato necessario per confrontare pienamente la soluzione con altre tecnologie di rimozione.

Nel proprio centro di ricerca, l’azienda dichiara inoltre di aver aumentato di dieci volte la durata del sorbente e quadruplicato la densificazione del processo nello stesso spazio. Un materiale più longevo richiede sostituzioni meno frequenti, mentre una maggiore densità permette di utilizzare meno collettori per ottenere la stessa produzione.

I prossimi sviluppi di Mammoth

Entro la fine del 2026 Climeworks prevede di estendere il nuovo sorbente e gli aggiornamenti meccanici a tutti i 12 container di uno dei moduli di Mammoth. L’obiettivo è verificare i risultati su una scala operativa maggiore, aumentando la produzione e riducendo ulteriormente i costi.

All’inizio del 2027 inizieranno anche i test della nuova generazione tecnologica DAC. Mammoth diventa così non soltanto un impianto per la rimozione della CO₂, ma anche una piattaforma industriale destinata a sperimentare e validare le successive evoluzioni della tecnologia.

I progressi annunciati rappresentano un segnale per un settore ancora caratterizzato da costi elevati e volumi limitati. La sfida sarà ora dimostrare che i miglioramenti osservati nei primi collettori possono essere replicati sull’intero impianto e, successivamente, in progetti di dimensioni ancora maggiori.

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