Impatto ambientale

L’industria energivora italiana punta alla decarbonizzazione

Efficienza energetica, economia circolare e tecnologie innovative: questi le leve con cui i settori industriali aderenti all’Industrial Decarbonization Pact puntano ad abbattere le emissioni

Pubblicato il 04 Nov 2021

industrial

Favorire la rapida decarbonizzazione dell’industria energivora italiana: con questo obiettivo è stato annunciato, nel corso di un appposito evento organizzato da Interconnector Energy Italia, la nascita dell’Industrial Decarbonization Pact. Le associazioni di categoria Assocarta, Assofond, Assovetro, Confindustria Ceramica, Federacciai, Federbeton e Federchimica, hanno deciso di impegnarsi congiuntamente per la transizione energetica dei corrispondenti settori energivori, sviluppando le tecnologie e le infrastrutture strategiche abilitanti la riduzione di gas climalteranti. Un’iniziativa che può contribuire in maniera decisiva al raggiungimento dei target di decarbonizzazione italiani: insieme l’industria concorre al 20% delle emissioni nazionali di CO2, di cui gran parte legate a questi settori energivori (indagine Boston Consulting Group Italia 2021).

Oltre alle ragioni ambientali, di cui si sta palando diffusamente in occasione della COP26, ci sono anche motivi economici a spingere alla riconversione green di acciaio, carta, cemento, ceramica, chimica, fonderie e vetro, settori che generano 88 miliardi l’anno di valore aggiunto per il nostro Paese, con una forte vocazione all’export. Il percorso di decarbonizzazione di questi settori appare dunque necessario alla luce dei crescenti costi per l’acquisto di CO2 e, di conseguenza, per preservare la competitività sui mercati internazionali di tutte le aziende coinvolte. In particolare, secondo un studio di Boston Consulting Group, la decarbonizzazione dei settori energivori potrà essere perseguibile soltanto se si punterà su un portafoglio diversificato di soluzioni, operando simultaneamente su più leve tecnologiche.

Efficienza energetica, economia circolare, combustibili low carbon, cattura della CO2, green fuels (idrogeno e biometano) ed elettrificazione rappresentano, infatti, elementi complementari di questo piano, che potrebbe consentire di abbattere le emissioni previste fino al 40% entro il 2030. In prospettiva futura occorrerà sfruttare appieno il potenziale delle tre leve più “innovative”, vale a dire cattura della CO2, elettrificazione e green fuels (idrogeno e biometano). Oltre alle tecnologie, naturalmente, servirà un forte supporto istituzionale per garantire fondi e riforme dedicate, nonché il sostegno a progetti di ricerca e sviluppo.

“I settori energivori sono la spina dorsale dell’economia del Paese – ha sottolineato Antonio Gozzi, Presidente di Interconnector Energy Italia – Acciaio, carta, cemento, ceramica, chimica, fonderie e vetro danno lavoro a 700mila persone, considerando l’indotto. Sostenere lo sforzo di decarbonizzazione di queste filiere, preservandone al tempo stesso la competitività sui mercati internazionali, deve diventare un imperativo per il Paese. Solo così potremo assicurare una transizione ecologica che sia rapida ed inclusiva. L’Industrial Decarbonization Pact sancisce l’impegno dei settori coinvolti a raggiungere la neutralità carbonica al 2050. Per farlo, però, è necessario il supporto di tutti gli attori coinvolti: governo, istituzioni locali e policy makers, affinché le leve tecnologiche future siano veramente disponibili e accessibili a chi fa industria ogni giorno, sul campo”.

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