Prospettive

La decarbonizzazione della mobilità pesante passa dall’idrogeno

Secondo uno studio condotto da Accenture, un investimento in infrastrutture intorno ai 950 milioni di euro avrebbe ricadute positive per oltre 3,5 miliardi, evitando la produzione di 2 milioni di tonnellate di CO2

15 Giu 2021

I veicoli pesanti costituiscono appena il 2% del parco vetture circolante ma contribuiscono per il 20% in termini di emissioni. Dal momento che la loro alimentazione dipende quasi esclusivamente da una risorsa energetica di origine fossile, ovvero il diesel. Ma un’alternativa ora inizia ad affacciarsi, ed è quella dell’idrogeno verde. In effetti, proprio il settore dei trasporti rappresenta uno di quegli ambiti più difficili da decarbonizzare facendo riferimento soltanto al vettore elettrico, in particolare per una questione di autonomia delle batterie.

Secondo i risultati dello studio “Il futuro della mobilità pesante a idrogeno” condotto da Accenture – con il contributo di Free To X, Iveco e Saipem – in Italia con un investimento tra gli 800 e i 950 milioni di euro per la realizzazione e gestione di infrastrutture necessarie per lo sviluppo della mobilità pesante a idrogeno, si potrebbe generare più di 3,5 miliardi di euro di valore della produzione cumulato ed evitare la produzione di circa 2 milioni di tonnellate di CO2.

“Ciò conferma il ruolo rilevante che l’idrogeno ricopre all’interno della transizione energetica, non solo perché adatto alla logistica pesante per le sue facilità d’utilizzo, ma anche in quanto innovazione assoluta nella gestione del sistema energetico. Resta oggi più che mai indispensabile la continua sperimentazione e la ricerca costante, al fine di fornire delle soluzioni ottimali a beneficio dell’intero ecosistema e di tutti gli attori che ne fanno parte” ha dichiarato Sandro Bacan, Innovation Lead di Accenture Italia.

In particolare, il piano di sviluppo prevede la realizzazione di circa 40 stazioni di rifornimento su strada attraverso il ricorso ai fondi stanziati nel PNRR, che prevede un sostegno apposito all’idrogeno (circa 3,4 miliardi di euro complessivi). Allo stesso tempo, secondo Accenture, sarà comunque necessario attivare schemi di partnership innovativi volti a sviluppare al meglio i progetti di mobilità. Inoltre andranno comunque pensati nei prossimi anni dei sistemi di incentivazione per rendere competitivo il costo di fornitura dell’idrogeno (al momento ancora notevolmente superiore rispetto alle fossili), sviluppando al contempo la domanda. La previsione, comunque, è che al 2030, grazie soprattutto a una netta diminuzione dei costi di produzione dell’idrogeno (-36%) , il prezzo di fornitura dell’idrogeno passerà dagli attuali 7,11 euro per kg a circa 4,55 euro.  

“La Strategia Europea per l’idrogeno ha innescato una vera e propria corsa in tutto il continente verso la leadership in questa tecnologia. L’Italia fa parte del gruppo di testa con target ambiziosi, ingenti risorse dedicate nel PNRR e importanti imprese a capofila di progetti all’avanguardia. Lo sviluppo di una filiera dell’idrogeno sarà in grado di generare benefici in termini ambientali ma anche di creazione di filiere industriali innovative. Per sfruttare questa opportunità l’Italia deve dotarsi di un quadro normativo e regolatorio che sostenga le eccellenze manifatturiere nazionali, favorisca la realizzazione di nuova capacità FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) e definisca chiaramente il fabbisogno di infrastrutture per la produzione, stoccaggio e trasporto dell’idrogeno” ha commentato Marco Carta, Amministratore delegato di Agici. 

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