La crisi energetica che sta condizionando in modo sempre più diretto e pesante lo sviluppo economico e sociale sta imponendo anche una revisione di alcuni concetti che sembravano consolidati. Il tema della sicurezza energetica è tra questi a fronte, da una parte, di crisi geopolitiche che provocano la interruzione di canali di fornitura e dall’altra da una evoluzione nei consumi che ha fatto “saltare” o comunque ha modificato i modelli previsionali del passato.
La sicurezza energetica è e resta naturalmente la capacità di un Paese di garantire l’energia necessaria alle attività sociali ed economiche, in modo continuativo, affidabile e a costi sostenibili. La sicurezza energetica rappresenta un fattore fondamentale per lo sviluppo economico e per la competitività industriale oltre che, naturalmente, per il benessere sociale.
In generale i fattori abilitanti della sicurezza energetica sono rappresentati dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, dalla riduzione dei rischi collegati alla dipendenza dalle importazioni e, non ultimo, dalla stabilità e qualità delle infrastrutture energetiche. Da ormai molti anni poi la sicurezza energetica si intreccia con i temi della transizione energetica e può contare sul ruolo e sulle prospettive legate all’evoluzione delle energie rinnovabili, dei sistemi di accumulo, delle soluzioni per l’efficienza energetica e delle reti intelligenti. Grazie alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale la sicurezza energetica può contare su maggiori opportunità in termini di gestione della domanda e di offerta di energia. Nell’insieme si deve osservare che la sicurezza energetica è strettamente collegata alla transizione energetica, sia per le prospettive di sviluppo di fonti energetiche diversificate, sia come riduzione dei rischi legati alla dipendenza dai combustibili fossili e dunque da forniture soggette a rischi geopolitici
Dalla disponibilità di energia alla continuità del servizio
Questo concetto “tradizionale” di sicurezza energetica viene oggi aggiornato. Ma per comprendere meglio questa prospettiva è utile ricordare quando e come ci si debba misurare con i temi della sicurezza energetica.
Nel momento in cui un apparato smette di funzionare, quando una rotta commerciale viene interrotta (vedi crisi allo Stretto di Hormuz), nel momento in cui un’infrastruttura subisce un attacco o quando un evento meteo estremo compromette la produzione. Energy security significa che a fronte di queste e tante altre possibili condizioni l’organizzazione è in grado di mantenere il servizio e di gestire la situazione per tornare alla normalità.
Per capire, soprattutto nella prospettiva delle imprese, quali sono i fattori oggi che sono in grado di garantire la sicurezza energetica è utile consultare il report “The Race to Resilience: Balancing the Energy Security Equation”, realizzato dal JPMorganChase Center for Geopolitics e dalla divisione Commercial & Investment Bank e accessibile per la consultazione integrale.
Il punto chiave della ricerca sta nel considerare la resilienza come il criterio decisivo per leggere la sicurezza energetica non solo come capacità di garantire la disponibilità delle fonti ma come gestione di reti flessibili, come gestione intelligente delle risorse e delle riserve, come capacità di individuare forniture o produzioni alternative e come una migliore efficacia nella gestione dei rischi e nella risposta alle crisi.
Energy security: la strada deve portare verso l’adozione di un modello SEE: produzione, elettrificazione, efficienza
Il rapporto indica chiaramente che alla luce delle crisi geopolitiche e delle prospettive della transizione energetica l’energy security debba essere riconsiderata nell’ambito di un framework definibile come SEE: Supply Your Own, Electrify, Enhance Efficiency. Si tratta di tre direttrici che collegano direttamente i fattori della produzione interna, dell’elettrificazione degli usi finali e del miglioramento costante e programmabile dell’efficienza.
Alla ricerca di un nuovo compromesso tra fattori economici e produttivi
L’analisi mette inoltre in evidenza la necessità di individuare nuove forme di compromesso tra costi, affidabilità e resilienza. Il primo fattore chiave che viene messo in evidenza riguarda il fatto che la produzione domestica può ridurre la dipendenza dall’estero, ma richiede infrastrutture e può dipendere da tecnologie e materiali importati. L’elettrificazione aumenta la flessibilità energetica ma aumenta nel contempo il fabbisogno di reti adeguate. Diversificare le forniture può attenuare alcune vulnerabilità, ma a sua volta ne fa emergere altre.
Per leggere le implicazioni industriali di questa impostazione, occorre quindi valutare come ciascun investimento modifica l’esposizione complessiva al rischio. In altre parole oggi più che mai se i rischi sono tra loro collegati lo sono anche le possibili soluzioni e devono esserlo anche le misure da adottare per la gestione del rischio.
Autonomia energetica e dipendenze: quali sono i parametri da controllare
Per un’impresa, aumentare l’autoproduzione può offrire maggiore controllo su una parte dei fabbisogni. In questo scenario il valore dell’intervento dipende però dalla capacità di conoscere e di gestire la migliore corrispondenza possibile tra produzione e consumi, dalla disponibilità degli impianti e dalle condizioni di esercizio. Un impianto fotovoltaico, per esempio, deve essere valutato insieme al profilo della domanda, agli eventuali accumuli e alle modalità di connessione. La presenza dei pannelli solari, da sola, non è sufficiente per garantire che lo stabilimento possa funzionare durante un’interruzione della rete.
Una valutazione della resilienza deve dunque comprendere anche la gestione della programmazione ma anche quella relativa a manutenzione e assistenza. Ridurre la dipendenza da una fonte può infatti accompagnarsi a una maggiore dipendenza da uno specifico componente o fornitore. Dunque, se da una parte si riduce un rischio di esposizione, dall’altra se ne crea uno nuovo.
Elettrificare richiede una visione completa della produzione e degli asset produttivi
Il report focalizza poi l’attenzione sul ruolo che può svolgere l’elettrificazione in relazione all’energy security. Portare all’elettrico un processo produttivo cambia il rapporto tra fabbrica e infrastruttura energetica. Alla scelta della tecnologia devono accompagnarsi verifiche sulla potenza disponibile, sulle connessioni e sulla gestione dei picchi. Il beneficio va letto infatti sul servizio ottenuto nel suo complesso, vale a dire sulla capacità, ad esempio, di disporre del calore alla temperatura richiesta, sulla continuità delle lavorazioni, sulla qualità del prodotto. Occorre considerare a questo proposito anche come reagirebbe il processo a un’interruzione e quanto tempo servirebbe per riavviarlo.
Per le imprese, questo impone un coordinamento tra diverse funzioni come responsabili della produzione, energy manager, sustainability manager e funzioni finanziarie fin dalla progettazione. Un investimento infatti può risultare efficiente sul singolo impianto e richiedere interventi aggiuntivi per funzionare bene nel sistema produttivo nel suo complesso.
Energy security: il ruolo dell’efficienza come capacità di ridurre l’esposizione ai fattori di rischio
L’efficienza energetica assume a sua volta una rilevanza che supera il contenimento dei costi. Ridurre l’energia necessaria per realizzare lo stesso prodotto significa limitare il fabbisogno da acquistare e gestire ed è in questo senso che assume sempre più importanza la capacità di sincronizzare produzione e consumo. Sul piano operativo, un percorso può partire dalla misurazione dei consumi per linea, turno o unità prodotta. Questi dati aiutano a distinguere sprechi, carichi indispensabili e attività che consentono flessibilità. La capacità poi di spostare alcuni consumi può diventare una risorsa, purché sia verificata rispetto a consegne, qualità e sicurezza. Il risparmio deve essere consolidato da dati e certezze, diversamente perde significato nel momento in cui genera scarti imprevisti, ritardi nelle consegne o costosi riavvii.
L’importanza di misurare il costo delle interruzioni
La prospettiva della resilienza suggerisce infine di ampliare i criteri economici degli investimenti. Accanto al prezzo dell’energia e al tempo di ritorno, un’impresa deve stimare in modo sempre più preciso le conseguenze di un fermo: la produzione che viene persa, i materiali deteriorati, le consegne mancate e i tempi di recupero delle attività.
Sono valutazioni specifiche, da costruire attraverso scenari e prove delle procedure di emergenza che permettono di attribuire un valore anche alla continuità e alla possibilità di scegliere tra diverse alternative, tra cui occorre considerare anche la possibilità di creare nuove alternative. E in definitiva, per il management, la domanda chiave attiene rigorosamente ai temi industriali, ovvero: quali attività devono continuare, per quanto tempo e con quali risorse?
Rinnovabili e accumuli: il binomio che rafforza l’energy security
Il rapporto di J.P. Morgan focalizza poi l’attenzione in modo particolare sul ruolo delle energie rinnovabili e sulle infrastrutture, come l’accumulo. Le energie rinnovabili assumono un ruolo strategico nella costruzione di sistemi energetici più resilienti, la produzione locale da fonti rinnovabili permette di ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati internazionali di petrolio e gas. Ma il beneficio dipende però dalla capacità di rendere l’elettricità disponibile quando serve, attraverso reti, flessibilità e sistemi di accumulo. In questa prospettiva un ruolo sempre più importante è svolto dall’accumulo, le batterie collegano produzione e consumo nel tempo: possono immagazzinare energia nelle ore di maggiore disponibilità e restituirla durante i picchi di domanda. In questo modo contribuiscono a limitare la produzione rinnovabile inutilizzata e a sfruttare meglio le infrastrutture esistenti. Il rapporto indica nell’accumulo di lunga durata le tecnologie sulle quali prestare maggiore attenzione per l’evoluzione della sicurezza energetica.
Un esempio significativo che viene analizzato è la Norvegia: secondo i dati riportati nella ricerca, circa il 98% dell’elettricità proviene da fonti rinnovabili. I suoi circa 1.100 bacini idroelettrici possono immagazzinare oltre 87 TWh di energia, consentendo di modulare la produzione e contribuire all’equilibrio delle reti nazionali ed europee. La resilienza nasce dalla capacità di integrare la generazione di energia rinnovabile, la capacità di accumulare e gestire l’energia e la capacità di programmare i consumi.









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