La filiera italiana del cemento si trova oggi a dover affrontare una transizione complessa, segnata dall’introduzione di nuovi meccanismi europei per la riduzione delle emissioni e da dinamiche di mercato che mettono sotto pressione la competitività industriale.
L’entrata in vigore del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) e la gestione dei fondi ETS destinati alla decarbonizzazione pongono il settore davanti a sfide normative e operative che richiedono risposte puntuali da parte dei produttori e un dialogo costante con le istituzioni.
In questo quadro, le associazioni di categoria come Federbeton chiedono interventi mirati per sostenere la transizione energetica, salvaguardando al contempo il ruolo strategico della produzione nazionale rispetto alle importazioni extra-UE.
Le nuove sfide del settore cemento tra ETS e importazioni extra-UE
L’industria italiana del cemento si trova in una fase di transizione che impone una revisione profonda delle sue strategie competitive. Da un lato, il sistema europeo ETS (Emission Trading System) ha progressivamente irrigidito le condizioni per l’assegnazione gratuita delle quote di CO2, spingendo le imprese verso investimenti onerosi in tecnologie di abbattimento delle emissioni. Dall’altro, la pressione competitiva scaturita dalle importazioni di cemento e clinker provenienti da Paesi extra-UE — spesso privi di vincoli ambientali equiparabili a quelli europei — rappresenta un fattore di squilibrio crescente. Negli ultimi dieci anni, i volumi importati sono aumentati in modo esponenziale, innescando dinamiche di mercato che rischiano di penalizzare la produzione nazionale a beneficio di operatori che non sostengono gli stessi costi regolatori e ambientali.
In questo contesto, le aziende italiane si trovano a dover difendere la propria quota di mercato non solo sul piano industriale, ma anche su quello normativo e geopolitico.
Il ruolo del CBAM e la questione dei fondi ETS per la decarbonizzazione
Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), introdotto dall’Unione Europea, si configura come uno strumento chiave per riequilibrare il rapporto tra produttori europei e concorrenti esteri. La sua applicazione rigorosa dovrebbe consentire una maggiore equità nel trattamento delle emissioni incorporate nei prodotti importati, limitando il cosiddetto “carbon leakage” e garantendo condizioni di concorrenza più trasparenti. Tuttavia, permane un disallineamento nella redistribuzione dei proventi delle aste ETS: nel 2024, le aste hanno generato oltre 2,6 miliardi di euro, ma solo una quota marginale è stata destinata al settore del cemento, nonostante questo sia classificato tra quelli “hard-to-abate”.
La gestione dei fondi ETS risulta quindi centrale: per promuovere l’innovazione e accelerare la transizione verso processi produttivi meno emissivi, Federbeton sollecita criteri d’accesso ai finanziamenti più coerenti con il ruolo strategico dell’industria cementiera nella decarbonizzazione dell’economia nazionale.
Energia e competitività: le richieste di Federbeton alle istituzioni
La questione energetica rappresenta un ulteriore nodo critico per la competitività dell’industria del cemento in Italia. Il recente bando del Ministero dell’Ambiente per la compensazione dei costi indiretti delle emissioni ha escluso il comparto cementiero, nonostante esso presenti un’elevata intensità elettrica e sia esposto al rischio concreto di delocalizzazione produttiva.
Secondo Federbeton, questa esclusione appare ingiustificata alla luce della vulnerabilità del settore sia sul fronte dei costi operativi che su quello della sostenibilità sociale delle filiere industriali.
La richiesta alle istituzioni è duplice: da un lato si chiede l’inclusione almeno della produzione di clinker nelle misure compensative; dall’altro si sottolinea la necessità di strumenti efficaci che consentano al comparto di affrontare la transizione energetica senza pregiudicare la presenza industriale sul territorio. Solo attraverso un dialogo strutturato tra industria e policy-maker sarà possibile individuare soluzioni che tengano insieme sostenibilità ambientale e salvaguardia della capacità produttiva nazionale.
Incertezze normative e pressioni competitive
Le dinamiche che attraversano oggi l’industria del cemento riflettono un punto di transizione segnato da incertezze normative e pressioni competitive, sia interne sia esterne al mercato europeo. L’evoluzione dei meccanismi regolatori come l’ETS e il CBAM, insieme alla questione dell’impiego efficace delle risorse generate dai permessi di emissione, impone una riflessione pragmatica sul futuro del settore.
In questo contesto, la capacità delle imprese di adattare strategie industriali e interlocuzioni istituzionali si rivela determinante non solo per garantire la sostenibilità ambientale ma anche per salvaguardare la tenuta economica di una filiera strategica per il sistema produttivo nazionale.






