Biodiversità

Tecnologia acustica e intelligenza artificiale combattono le minacce ambientali in tre siti “Oasi” in Italia

WWF Italia e Huawei hanno presentato i primi riscontri raccolti grazie al progetto congiunto “Guardiani della Natura”. In soli tre mesi il sistema di dispositivi IoT installati nelle Riserve di Astroni, Burano e Orbetello ha raccolto oltre 1000 segnalazioni acustiche di possibili attività illegali e più di 300 registrazioni di suoni della natura: un patrimonio di dati che mostra la necessità di proteggere gli ecosistemi naturali e di studiarne la complessità con l’aiuto della tecnologia

19 Nov 2021
WWF Italia e HUAWEI presentano i primi riscontri del progetto di monitoraggio e tutela ambientale “Guardiani della Natura”

Il progetto di Huawei e WWF Italia per salvaguardare la biodiversità

La salvaguardia dell’ambiente e la conservazione della sua biodiversità sono priorità non differibili per la preservazione degli equilibri del pianeta e il benessere delle generazioni future. Su questi presupposti Huawei e WWF Italia hanno unito le forze per salvaguardare la biodiversità di tre delle cento Riserve Naturali dello Stato gestite dall’associazione, più vulnerabili – il Cratere degli Astroni in Campania, la Laguna di Orbetello e il Lago di Burano in Toscana – attraverso l’utilizzo di dispositivi IoT, Cloud e Intelligenza Artificiale, secondo il modello realizzato in collaborazione con il partner tecnico Rainforest Connection (RFCx).

WHITEPAPER
Quali sono le prospettive del futuro per il lavoro agile?
Digital Transformation
Risorse Umane/Organizzazione

E’ il 2018 quando Huawei lancia con la no-profit californiana l’iniziativa “Guardiani della Natura” con cui si impegna a sfruttare soluzioni tecnologiche innovative basate sulla bioacustica, per proteggere foreste, ecosistemi terrestri e marini e le loro specie animali da bracconaggio, disboscamento illegale e accesso non autorizzato in 18 Paesi in tutto il mondo, tra cui Grecia, Irlanda, Regno Unito, Austria, Cile, Costa Rica, Malesia e Filippine. Per i ranger del WWF, infatti, il monitoraggio di queste aree a piedi o anche in auto non è solo dispendioso in termini di tempo e lavoro, ma rende anche difficile una risposta in tempo reale agli incidenti. In Italia il progetto approda e si sviluppa grazie alla collaborazione con il WWF e rientra tra le attività di tutela della biodiversità previste nell’ambito della Campagna WWF “ReNature” che ha lo scopo di rigenerare entro 10 anni la natura italiana.

L’iniziativa ha previsto l’installazione, tra agosto e settembre, nei tre siti pilota delle Oasi WWF, e progressivamente in altre 9 Oasi dislocate sul territorio italiano, di due tipi di dispositivi: i cosiddetti Guardiani della Natura sono in grado di registrare i suoni fino a 3 km2 di distanza affinché l’intelligenza artificiale li analizzi e in caso riconosca suoni come l’avvio di una motosega, uno sparo o il motore di una motocicletta – preludio di minacce ambientali – invia allarmi in tempo reale per fare intervenire le guardie del WWF e le autorità competenti; e quelli denominati Edge Audiomoth lavorano invece offline, immagazzinando i suoni di questi ecosistemi al fine di condurre successivamente studi finalizzati allo studio e conservazione della biodiversità.

“Attualmente la sfida a livello mondiale è quella di contrastare il cambiamento climatico e trovare nuove modalità per ridurre l’impronta di CO2 e, in questo contesto, la tecnologia messa a disposizione da parte delle aziende può offrire un contributo significativo nel raggiungimento di una crescita sostenibile – afferma Wilson Wang, CEO di Huawei Italia – TECH4ALL è il nostro programma globale nato per promuovere la salvaguardia del pianeta attraverso l’implementazione delle nostre innovative tecnologie, supportando così anche la comunità globale nella riduzione delle emissioni di carbonio per un futuro sempre più sostenibile. Per concretizzare il nostro impegno in questo ambito, stiamo implementando reti green e sviluppando prodotti e soluzioni ad energia rinnovabile in diversi settori. Parallelamente, stiamo agendo sulle apparecchiature ICT con l’obiettivo di migliorarne l’efficienza energetica. Infatti, i consumi legati a queste ultime superano di almeno il doppio il costo stesso dei dispostivi. Ciò ci permetterà quindi di salvaguardare sempre più l’ambiente, in aggiunta a programmi come quello presentato oggi in collaborazione con il WWF Italia, che si aggiunge a molte altre iniziative in corso in numerosi Paesi, testimoniando così il supporto delle tecnologie ICT per la salvaguardia dell’ambiente e la riduzione dell’impronta di carbonio”.

La potenza dell’ICT per contrastare le attività umane illegali e tutelare le specie animali e vegetali

Sede del più alto numero e densità di specie animali e vegetali all’interno dell’Unione Europea, oltre a tassi molto elevati di endemismo, l’Italia è ricca di biodiversità quanto lo è di storia, arte e cultura. Nonostante questa ricchezza, la nazione mediterranea non è sfuggita a una grave minaccia che colpisce la biodiversità su scala globale: l’attività umana. Dall’urbanizzazione tentacolare che consuma, frammenta e degrada gli habitat ad attività come il disboscamento illegale e il bracconaggio, gli ecosistemi italiani sono a rischio. Molte specie endemiche affrontano un futuro incerto, inclusi mammiferi come il lupo italiano vulnerabile e l’orso bruno marsicano in grave pericolo di estinzione. Allo stesso tempo, un allarmante 29,7% della flora vascolare della nazione è a rischio di estinzione.

Sebbene ancora in fase sperimentale, dopo soli tre mesi di attività, la rete di dispositivi tecnologici “Guardiani della Natura”, installati presso le Oasi WWF e Riserve Naturali dello Stato di Astroni, Burano e Orbetello, ha raccolto oltre 300.000 registrazioni audio e inviato oltre 1000 segnalazioni in tempo reale di possibili attività illegali, generate dal sistema di riconoscimento automatico dei suoni basato su intelligenza artificiale. In seguito a tali alert, sono state più di 15 le azioni di verifica intraprese tra cui un blitz della Polizia Provinciale della Città Metropolitana di Napoli che, accompagnata dalle guardie WWF all’interno dell’Oasi Cratere degli Astroni, ha effettuato il sequestro di un impianto acustico illegale per la cattura di fauna selvatica, individuato proprio grazie ai sensori installati all’interno della Riserva Naturale. E’ solo un esempio di come la tecnologia possa contribuire significativamente a contrastare una serie di attività illecite a danno della natura, tra le quali il bracconaggio e il taglio boschivo, fornendo dati utili e producendo risultati degni di nota.

“La natura è la base della nostra esistenza e stiamo imparando a capirlo a nostre spese. Purtroppo, continua ad esserci una scarsa consapevolezza sulla sua importanza e sono poche le risorse destinate allo studio e alla conservazione dell’ambiente e delle specie. La biodiversità è minacciata a livello globale da attività umane illegali perpetuate ai danni della fauna selvatica e degli habitat naturali. Ma l’utilizzo di tecnologie innovative, che stiamo sperimentando per la prima volta in Italia attraverso la collaborazione con Huawei e Rainforest Connection, – racconta Marco Galaverni, Direttore Programma e Oasi di WWF Italia – ci ha consentito di meglio tutelare la natura italiana e di approfondire la conoscenza della sua biodiversità. Inoltre i suoni raccolti potranno anche essere utilizzati per lo sviluppo di molteplici attività con finalità educative, di formazione e promozione, all’interno di scuole o in altri contesti come parchi, riserve e musei di scienze naturali. È solo un esempio di come la tecnologia possa contribuire significativamente a contrastare una serie di attività illecite a danno della natura, la cosa sulla quale la tecnologia ancora non può aiutarci è cambiare il cuore delle persone”.

Un patrimonio di dati sonori per proteggere gli ecosistemi naturali e studiarne la complessità con l’aiuto della tecnologia

Le oltre 300.000 registrazioni audio provenienti dalle Oasi coinvolte, effettuate dai dispositivi “Edge Audiomoth”, insieme ai dati dei Guardians, consentiranno invece uno studio senza precedenti della biodiversità in ambienti mediterranei, in collaborazione con gli esperti del Centro Interdisciplinare di Bioacustica del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia. Nello specifico, si prospettano diversi filoni di analisi scientifica relativamente al monitoraggio dell’ambiente acustico e delle specie animali, fra cui: l’analisi del panorama sonoro degli habitat per valutarne lo stato di salute analizzando la biodiversità acustica e l’impatto del rumore; l’identificazione delle specie presenti, con l’obiettivo di monitorarne presenza, trend e fattori di disturbo, quali il cambiamento climatico, focalizzandosi su specie di particolare interesse (tra cui numerose specie ombrello, specie minacciate, rare o poco conosciute); l’analisi della ricchezza e diversità acustica – a prescindere dall’identificazione delle specie – orientata alla generazione di “indici sonori” di ricchezza, diversità, periodicità, silenziosità e al monitoraggio del cambiamento climatico.

“Il paesaggio sonoro è la diretta espressione della vitalità, ricchezza e biodiversità di molti ambienti naturali; una componente essenziale di molti ecosistemi nei quali gli animali hanno evoluto complessi sistemi di comunicazione, di ecolocalizzazione e di percezione dell’ambiente grazie al suono – spiega Gianni Pavan, Professore di Bioacustica presso l’Università di Pavia – Recentemente si è sviluppata una nuova linea di ricerca che si chiama eco-acustica che nasce dal coniugare la bioacustica e l’ecologia, per studiare l’ambiente acustico naturale attraverso il monitoraggio della sua composizione, il riconoscimento delle specie presenti e il controllo del rumore di origine antropica che ha un impatto sulla vita di molte specie animali. Questo è possibile grazie a tecnologie recenti che ci permettono di registrare 24 ore su 24, unendo diversi aspetti. Da un lato c’è la sorveglianza ma dall’altro c’è anche la ricerca scientifica pura, per interpretare i suoni della natura e sappiamo che il cosiddetto paesaggio sonoro è una componente essenziale di un ecosistema e quindi deve essere studiata, monitorata e conservata per il futuro in quanto rappresentazione dello stato della biodiversità. C’è un potenziale enorme che permette di studiare la natura utilizzando l’ascolto e non più solo la vista”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5