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Great-ER 2.0 accelera le startup deep tech emiliane



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Al via la seconda edizione di Great-ER 2.0, il programma che accompagna startup, spin-off e team imprenditoriali nella trasformazione della ricerca in impresa. Dodici mesi di incubazione, mentoring e supporto al fundraising per rafforzare l’ecosistema deep tech dell’Emilia-Romagna

Pubblicato il 14 ago 2026



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Growing and Empowering Advanced Technologies in Emilia-Romagna o Great-ER 2.0

Favorire la nascita di nuove imprese innovative partendo dai risultati della ricerca scientifica. È questo l’obiettivo di Great-ER 2.0 – Growing and Empowering Advanced Technologies in Emilia-Romagna, il programma di incubazione avanzata dedicato a startup, spin-off universitari e team imprenditoriali che sviluppano tecnologie ad alto contenuto scientifico, meglio note come deep tech. Le candidature per la seconda edizione resteranno aperte fino al 23 settembre 2026.

Promosso da Almacube, Space for Imagination, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Università degli Studi di Ferrara, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e Università degli Studi di Parma, il programma è finanziato con fondi europei della Regione Emilia-Romagna e rappresenta uno degli strumenti con cui il territorio punta a rafforzare il proprio ecosistema dell’innovazione, favorendo il dialogo tra università, imprese e investitori.

Dalla ricerca al mercato: deep tech in Emilia Romagna

Ogni anno università e centri di ricerca producono brevetti, tecnologie e competenze con un elevato potenziale industriale. Tuttavia, il passaggio dal laboratorio al mercato rappresenta ancora una delle fasi più delicate dell’innovazione. È proprio su questo snodo che interviene Great-ER 2.0, accompagnando i progetti più promettenti nella validazione del mercato, nello sviluppo del modello di business e nella costruzione di strategie di crescita in grado di attrarre capitali e partner industriali.

Il percorso, completamente gratuito ed equity-free, si sviluppa nell’arco di dodici mesi e offre ai partecipanti formazione specialistica, coaching personalizzato, mentorship imprenditoriale, consulenze tecniche e occasioni di confronto con investitori e imprese, anche a livello internazionale.

I risultati della prima edizione di Great-ER

La nuova edizione nasce sull’esperienza maturata nel 2025. Durante il primo ciclo del programma, Great-ER ha accompagnato 12 startup e spin-off deep tech, mettendo a disposizione oltre 450 ore di mentoring e coaching personalizzato e 36.000 euro di consulenze specialistiche.

I team coinvolti hanno raccolto complessivamente oltre 1,3 milioni di euro tra grant, finanziamenti pubblici e investimenti privati, mentre alcuni round di investimento risultano ancora in corso, confermando il potenziale delle iniziative supportate.

Knowledge valorization, la sfida dell’innovazione per il deep tech in Emilia Romagna

Il programma si inserisce nel più ampio tema della knowledge valorization, considerata oggi una leva strategica per la competitività europea. L’obiettivo è trasformare la conoscenza prodotta nei laboratori di ricerca in nuove imprese, occupazione qualificata e innovazione industriale.

Secondo il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla, la capacità di valorizzare la ricerca sarà sempre più determinante per la crescita economica dei territori. Great-ER rappresenta quindi uno strumento per mettere in rete università, imprese, investitori e giovani talenti, rafforzando l’intero ecosistema regionale dell’innovazione. (Leggi anche il servizio su Big Data, AI e Università per studiare il climate change).

Anche Laura Toschi, presidente di Almacube, sottolinea come il vero limite non sia la qualità della ricerca italiana, ma la difficoltà di trasformarla in imprese competitive sui mercati internazionali. Il programma nasce proprio per colmare questo divario, aiutando ricercatori e startup a validare le proprie tecnologie e a costruire modelli di crescita sostenibili.

Il ruolo degli atenei nel programma Great-ER

Uno degli elementi distintivi di Great-ER 2.0 è la collaborazione tra i principali atenei dell’Emilia-Romagna. Università di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia e Parma hanno scelto di fare sistema per rafforzare il trasferimento tecnologico e favorire la nascita di nuove imprese deep tech.

L’obiettivo condiviso è aumentare la massa critica del sistema regionale, valorizzare la ricerca accademica e creare un ambiente nel quale competenze scientifiche, imprenditorialità e capitale possano dialogare in modo efficace.

Le tecnologie al centro del programma

Great-ER 2.0 si rivolge a startup innovative, spin-off e team imprenditoriali che sviluppano soluzioni negli ambiti individuati dalla Smart Specialisation Strategy della Regione Emilia-Romagna. (Leggi anche il servizio: a Bologna l’Università ONU su Big Data e Intelligenza artificiale).

Tra i settori prioritari figurano intelligenza artificiale e digitalizzazione, energia pulita, economia circolare, manifattura avanzata, nuovi materiali, salute e città del futuro.

Nella prima fase saranno selezionati 20 progetti, che lavoreranno sulla validazione del problema, del mercato e della proposta di valore. Successivamente 15 team accederanno alla seconda fase, dedicata allo sviluppo del business, alla strategia go-to-market, al fundraising e alla costruzione di relazioni con investitori e partner industriali.

A rafforzare il programma contribuiranno anche Intesa Sanpaolo, Bugnion, Vertiv e Veolia in Italia, che metteranno a disposizione competenze e servizi specialistici nei settori della finanza, della proprietà intellettuale e dell’innovazione industriale.

Un ecosistema per il deep tech italiano

Con Great-ER 2.0 l’Emilia-Romagna conferma la volontà di consolidare uno dei principali ecosistemi italiani dedicati al deep tech. La collaborazione tra università, incubatori, imprese e investitori punta infatti a ridurre la distanza tra ricerca e mercato, sostenendo la nascita di nuove imprese innovative capaci di trasformare la conoscenza scientifica in sviluppo economico, competitività e impatto positivo sul territorio. (Leggi anche il servizio su FoodER, la prima università per l’agroalimentare).

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