La trasformazione degli scarti agricoli in biocarburanti, il recupero del litio dalle batterie esauste, lo sviluppo di materiali alternativi alle terre rare e l’impiego dell’intelligenza artificiale per ridurre gli sprechi alimentari. Sono alcune delle innovazioni che dimostrano come le startup deep tech italiane possano contribuire concretamente alla transizione energetica, all’economia circolare e alla sostenibilità dei processi industriali.
Agrifood ed energia nella finale di Startup Marathon 2026
Queste tecnologie saranno protagoniste della finale di Startup Marathon 2026, l’iniziativa promossa da Area Science Park, UniCredit Start Lab e Fondazione Comunica, giunta alla settima edizione. L’appuntamento è fissato per il 17 novembre nella Tower Hall di UniCredit a Milano, dove undici startup innovative presenteranno i propri progetti davanti a imprenditori, investitori e rappresentanti del mondo dell’innovazione.
Le finaliste sono state selezionate tra 33 startup, spin-off e PMI innovative che hanno partecipato allo Startup Marathon Digital Day. Le soluzioni spaziano dall’energia alle biotecnologie, dai materiali avanzati all’agroalimentare, con un elemento comune: la volontà di trasformare i risultati della ricerca scientifica in applicazioni industriali e opportunità di mercato.
Transizione energetica: dai biocarburanti alle batterie innovative
Tra le undici finaliste, diverse realtà sviluppano tecnologie direttamente collegate alle sfide della transizione energetica.
Agri-E, startup padovana supportata dall’Università di Padova, propone una soluzione per trasformare scarti e sottoprodotti agricoli in bioetanolo utilizzabile direttamente nelle aziende agricole. Il progetto si inserisce nel percorso di valorizzazione energetica delle biomasse e punta a favorire un modello nel quale i residui delle attività agricole diventano risorse per la produzione di combustibili.
La possibilità di produrre energia a partire da materiali di scarto rappresenta una delle direttrici dell’economia circolare applicata all’agricoltura, con potenziali benefici in termini di valorizzazione delle risorse e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.
Sul fronte dell’accumulo energetico opera invece Hyba, startup di Dalmine, in provincia di Bergamo, supportata dall’Incubatore d’Impresa di Bergamo Sviluppo. L’azienda sviluppa moduli standard per batterie al litio, progettati senza saldature e predisposti per una produzione automatizzata. L’innovazione riguarda un componente strategico per lo sviluppo dei sistemi di accumulo, sempre più importanti per accompagnare la diffusione delle energie rinnovabili e favorire una maggiore flessibilità dei sistemi energetici.
Recupero del litio e materiali alternativi alle terre rare
Un altro tema centrale per la sostenibilità energetica riguarda la disponibilità delle materie prime critiche, indispensabili per numerose tecnologie utilizzate nella transizione ecologica. In questo ambito si distingue MIRA, startup bresciana supportata dal Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali (INSTM), che utilizza le microonde per recuperare il litio dalle batterie esauste.
Il progetto affronta una delle questioni più rilevanti per l’economia circolare delle batterie: recuperare materiali di valore dai prodotti arrivati a fine vita, favorendone il reinserimento nei cicli produttivi.
Il riciclo del litio può contribuire a ridurre la necessità di estrarre nuove risorse e a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, un tema particolarmente importante per l’industria europea delle batterie e della mobilità elettrica.
Una sfida complementare è quella affrontata da RARA Factory, startup veneziana supportata dall’Università Ca’ Foscari Venezia attraverso l’ufficio PInK – Promozione dell’Innovazione e del Know-how.
La società sviluppa soluzioni per individuare nuovi materiali alternativi alle terre rare e ad altre materie prime critiche, con l’obiettivo di contribuire alla ricerca di sostituti per risorse strategiche utilizzate in numerose applicazioni tecnologiche. La ricerca di materiali alternativi rappresenta un’importante direttrice di innovazione per la sostenibilità industriale, perché può contribuire a diversificare le catene di fornitura e a ridurre la vulnerabilità delle imprese rispetto alla disponibilità di risorse concentrate in poche aree geografiche.
Economia circolare: dagli scarti industriali alle nuove biomasse
L’economia circolare costituisce uno dei principali ambiti di innovazione rappresentati dalle startup finaliste.
Alkivio, realtà di Garbagnate Monastero, in provincia di Lecco, supportata dalla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia, sviluppa biocompositi ottenuti dalla carta e dai residui della filiera cartotecnica, proponendoli come alternativa ai materiali plastici.
La tecnologia punta a valorizzare sottoprodotti industriali e a favorire l’impiego di materiali alternativi alle plastiche convenzionali, contribuendo allo sviluppo di modelli produttivi più orientati all’efficienza delle risorse.
Un approccio analogo caratterizza Nantoo, startup milanese supportata da Bio4Dreams, che recupera i residui derivanti dalla manutenzione del verde e li trasforma in biomassa standardizzata. Il progetto si inserisce nella valorizzazione delle risorse biologiche residuali, un ambito nel quale la ricerca di nuove applicazioni industriali può contribuire a ridurre gli sprechi e a creare valore a partire da materiali normalmente considerati rifiuti.
Anche Space Frontier, startup napoletana della Sapienza Università di Roma supportata da Campania NewSteel, propone un’innovazione collegata all’impiego di risorse biologiche. La società sviluppa combustibili a base biologica stampati in 3D per la propulsione spaziale, esplorando nuove soluzioni tecnologiche in un settore tradizionalmente caratterizzato da requisiti prestazionali particolarmente elevati.
Intelligenza artificiale contro lo spreco alimentare
La sostenibilità dell’agroalimentare è al centro del progetto di FoodLife.next, startup udinese supportata dall’Università di Udine. La società utilizza modelli predittivi per stimare la conservazione degli alimenti, con l’obiettivo di contribuire alla riduzione degli sprechi lungo la filiera. L’applicazione di strumenti digitali alla valutazione della conservabilità dei prodotti può favorire una gestione più efficiente delle scorte e delle risorse alimentari, contribuendo a limitare le perdite economiche e gli impatti ambientali associati allo spreco di cibo.
Il progetto rappresenta un esempio delle opportunità offerte dall’integrazione tra intelligenza artificiale, analisi dei dati e sostenibilità, soprattutto nei settori nei quali la capacità di prevedere il comportamento dei prodotti può migliorare l’efficienza dei processi.
Deep tech e innovazione: spazio anche alle biotecnologie
Accanto alle soluzioni per l’energia e l’economia circolare, Startup Marathon 2026 presenta innovazioni nel campo delle biotecnologie e della salute.
Ichnovia, startup romana supportata dal Centro SIEH della Sapienza Università di Roma, sviluppa un test non invasivo per la diagnosi precoce del tumore al pancreas.
Lachesis Bio, realtà milanese supportata dal Polo Tecnologico di Navacchio, integra intelligenza artificiale e modelli biologici per accelerare la valutazione di composti destinati alla ricerca contro l’invecchiamento.
Mirron, startup triestina affiliata al Cluster Scienze della Vita FVG e supportata dal Polo Tecnologico Alto Adriatico Andrea Galvani, sviluppa una piattaforma che combina reagenti molecolari e intelligenza artificiale per accelerare la scoperta di nuovi farmaci e biomarcatori delle malattie.
Queste innovazioni ampliano il quadro delle applicazioni deep tech e richiamano anche la dimensione sociale della sostenibilità, legata al miglioramento della salute, alla prevenzione e all’accesso a tecnologie diagnostiche innovative.
Startup Marathon 2026: crescono le candidature e le opportunità di innovazione
L’edizione 2026 di Startup Marathon ha registrato 121 le startup innovative candidate da 41 organizzazioni di supporto all’impresa, mentre le candidature al contest sono state 76. Di queste, 53 presentano un livello di maturità tecnologica superiore a TRL 5, mentre 23 appartengono alla categoria early stage. Tutti numeri che evidenziano la presenza di un ecosistema nazionale dell’innovazione capace di sviluppare soluzioni tecnologiche in ambiti strategici per la trasformazione industriale.
Accanto alla competizione, l’iniziativa conferma il programma Open Innovation B2B, progettato per favorire l’incontro tra le esigenze tecnologiche delle grandi aziende e le soluzioni sviluppate dalle startup. Il programma ha raccolto 64 candidature, comprese 19 startup che hanno partecipato anche al contest. Le realtà selezionate potranno accedere a incontri individuali con le aziende partner, con l’obiettivo di valutare collaborazioni, sperimentazioni e progetti di sviluppo congiunto.
Accelerazione e investimenti per portare l’innovazione sul mercato
La finale del 17 novembre rappresenterà anche un’occasione per favorire l’accesso delle startup a programmi di accelerazione e opportunità internazionali. Alla prima classificata sarà offerta la partecipazione al programma UniCredit Start Lab, mentre le prime tre startup entreranno tra le realtà preselezionate per la missione nazionale al CES di Las Vegas.
Sono previsti inoltre riconoscimenti dedicati all’imprenditoria femminile, alle startup early stage e alle applicazioni dell’intelligenza artificiale, con un nuovo premio speciale promosso dal Consorzio Italiano Artificial Intelligence. L’obiettivo dell’iniziativa è accompagnare le imprese innovative nella crescita, favorendo il trasferimento tecnologico e la collaborazione con il sistema produttivo.








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