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Riciclo, cresce il mercato ma i margini restano sotto pressione: la svolta passa dagli operatori integrati



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Lo studio di AGICI evidenzia un settore in espansione, trainato dal consolidamento industriale e dagli investimenti. Tuttavia, la redditività continua a concentrarsi nelle fasi finali della filiera, mentre le attività di recupero dei materiali faticano a trasformare la crescita dei volumi in valore economico

Pubblicato il 17 lug 2026



mercato del riciclo
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Punti chiave

  • Mercato in crescita (produzione da 7,5 a 13,8 mld, +9% annuo) ma redditività disomogenea: riciclo marginalità -5%–4%, terminali ~10%; volatilità di materie prime seconde ed energia.
  • L’integrazione industriale premia: gli operatori multi-filiera riducono rischio e programmando investimenti; consolidamento intenso: 541 operazioni (2017‑Q1 2026), poche imprese guida.
  • Il valore si concentra nelle fasi terminali: discariche e termovalorizzatori con margini più alti; serve una politica industriale per valorizzare le materie riciclate e ampliare capacità impiantistica.
Riassunto generato con AI


L’industria italiana dei rifiuti continua a espandersi, sostenuta da investimenti, operazioni di consolidamento e da una crescente integrazione tra le diverse attività della filiera. A beneficiare maggiormente di questa evoluzione sono però gli operatori capaci di presidiare più fasi del ciclo dei rifiuti, mentre le imprese specializzate nel riciclo continuano a confrontarsi con margini contenuti e con una forte esposizione alla volatilità dei prezzi delle materie prime seconde e dell’energia. È quanto emerge dallo studio “Il riassetto dei rifiuti urbani e le opportunità di crescita nelle principali tipologie dei rifiuti speciali”, presentato da AGICI nell’ambito dell’Osservatorio Riciclo & Rifiuti.

Un settore in espansione, ma la redditività resta disomogenea

L’analisi prende in esame i bilanci di 80 imprese rappresentative del comparto e mostra una crescita significativa del mercato. Tra il 2017 e il 2024 il valore della produzione è infatti passato da 7,5 a 13,8 miliardi di euro, con un tasso medio annuo del 9%.

Questa crescita, tuttavia, non si traduce automaticamente in una maggiore redditività per tutti gli operatori. Le filiere del riciclo legate ai rifiuti urbani – dalla plastica alla carta, passando per vetro, organico e RAEE – registrano nel 2024 marginalità comprese tra il -5% e il 4%, mentre le attività di preparazione alla termodistruzione, le discariche e gli operatori multi-filiera raggiungono livelli prossimi al 10%.

L’integrazione industriale diventa il principale fattore competitivo

Secondo lo studio, il valore economico tende a spostarsi verso modelli industriali integrati, capaci di controllare raccolta, trattamento, recupero e smaltimento finale.

Gli operatori multi-filiera riescono infatti a distribuire meglio il rischio, riducendo l’esposizione alle oscillazioni dei singoli mercati e programmando con maggiore continuità gli investimenti. In questo scenario la crescita del comparto appare sempre più legata alla costruzione di piattaforme ambientali-industriali piuttosto che al semplice aumento della capacità impiantistica.

Consolidamento in accelerazione: oltre 540 operazioni in nove anni

L’evoluzione del mercato è confermata anche dall’intensa attività di fusioni, acquisizioni e investimenti.

Tra il 2017 e il primo trimestre del 2026 AGICI ha censito 541 operazioni tra investimenti diretti, acquisizioni, cessioni e joint venture. Circa la metà riguarda nuovi impianti, mentre il 46% è costituito da operazioni straordinarie, segnale di un processo di consolidamento ormai strutturale.

Un dato evidenzia con particolare chiarezza questa trasformazione: circa un quinto delle imprese analizzate ha realizzato l’80% delle acquisizioni, confermando come il riassetto del settore sia guidato da un numero limitato di operatori di grandi dimensioni. Accanto alle utility crescono anche i gruppi industriali interessati al controllo delle materie prime seconde e gli investitori finanziari, soprattutto nel comparto dei rifiuti speciali.

Dove si concentra il valore nella filiera dei rifiuti urbani

Lo studio analizza anche la distribuzione del valore economico lungo il ciclo dei rifiuti urbani.

Agli attuali livelli di raccolta differenziata, circa un terzo dei materiali raccolti viene destinato al mercato delle materie prime seconde, un altro terzo ai mercati energetici attraverso termovalorizzazione o produzione di biometano e il 22% allo smaltimento in discarica.

La distribuzione del valore economico segue però logiche differenti rispetto ai benefici ambientali. Gli impianti che intercettano la quota più elevata di redditività sono infatti discariche e termovalorizzatori, mentre le attività di riciclo della plastica, del vetro, dei RAEE e la biodigestione presentano margini inferiori al 10%.

Secondo AGICI questa dinamica dipende soprattutto dalla struttura economica della filiera: il riciclo resta fortemente esposto alle oscillazioni del prezzo delle materie prime seconde, ai costi energetici e agli oneri di smaltimento, mentre gli impianti terminali beneficiano della scarsità di infrastrutture disponibili.

Anche nei rifiuti speciali prevalgono le attività terminali

Uno scenario analogo emerge per i rifiuti speciali, in particolare nelle filiere dei rifiuti da costruzione e demolizione, dei pannelli fotovoltaici e dei rifiuti destinati alla termovalorizzazione.

Anche in questo caso discariche e termovalorizzatori sono gli impianti che registrano le marginalità più elevate, superiori al 10%, generando oltre un quinto del valore complessivo della filiera.

Le attività di riciclo dei pannelli fotovoltaici e dei materiali da costruzione mostrano invece una redditività più contenuta. Nel primo caso pesa ancora la limitata disponibilità dei flussi, destinata però ad aumentare con il progressivo revamping degli impianti fotovoltaici; nel secondo incidono i bassi valori di mercato delle materie prime seconde ottenute dal recupero.

Una politica industriale per rafforzare il riciclo

L’analisi conclude che il sistema italiano dei rifiuti continua a concentrare una parte significativa del valore economico nelle fasi finali della filiera, mentre il riciclo, pur rappresentando un elemento centrale dell’economia circolare, fatica ancora a intercettare una quota adeguata della redditività.

Per AGICI occorre quindi intervenire sia sul fronte della valorizzazione delle materie riciclate, anche attraverso strumenti capaci di riconoscerne il contributo ambientale, sia sul potenziamento della capacità impiantistica destinata allo smaltimento, così da ridurre le tensioni che oggi comprimono i margini degli operatori del riciclo.

“Lo studio mostra che l’industria dei rifiuti è entrata in una fase nuova: il mercato cresce, ma il valore non si distribuisce in modo uniforme lungo la filiera – spiega Marco Carta, amministratore delegato di AGICI – Il riciclo resta il perno dell’economia circolare, ma oggi è anche una delle attività più esposte alla volatilità dei prezzi delle materie prime seconde, dell’energia e degli smaltimenti. Il valore tende invece a concentrarsi negli operatori integrati e nelle fasi terminali, anche per effetto della scarsità infrastrutturale del Paese. Per rafforzare davvero il riciclo serve quindi una politica industriale capace di riequilibrare questa distribuzione: valorizzando meglio le materie riciclate e adeguando la capacità di trattamento alla quantità di rifiuti effettivamente prodotti, così da evitare – conclude – che il costo dello smaltimento continui a comprimere i margini dei riciclatori e a ricadere su cittadini e imprese”.

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