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Acqua depurata, un progetto CAP per rilanciare la biodiversità



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Dal depuratore di Canegrate ai fiumi lombardi: 2.500 alborelle allevate esclusivamente in acqua depurata tornano in natura grazie al progetto alBIOrelle di Gruppo CAP. L’iniziativa dimostra come i depuratori possano diventare infrastrutture per la biodiversità, la ricerca e l’economia circolare

Pubblicato il 13 ago 2026



Acqua depurata Gruppo CAP
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Acqua depurata: una risorsa strategica per la gestione sostenibile dell’ambiente

L’acqua depurata rappresenta una delle risorse più importanti per costruire un modello di gestione ambientale sostenibile e resiliente. In un contesto segnato dall’aumento della domanda idrica, dai cambiamenti climatici e da periodi di siccità sempre più frequenti, il trattamento e il riutilizzo delle acque reflue consentono di ridurre la pressione sulle risorse naturali e di promuovere un uso più efficiente dell’acqua.

I moderni impianti di depurazione non svolgono più soltanto la funzione di eliminare gli inquinanti prima della restituzione dell’acqua ai corpi idrici, ma stanno diventando vere e proprie infrastrutture dell’economia circolare. Grazie a tecnologie avanzate di filtrazione e disinfezione, l’acqua depurata può infatti contribuire al mantenimento degli ecosistemi, alimentare usi compatibili come l’irrigazione, alcuni processi industriali e, in specifici progetti sperimentali, sostenere anche iniziative dedicate alla tutela della biodiversità.

L’impiego dell’acqua depurata permette inoltre di diminuire i prelievi da fiumi, laghi e falde acquifere, contribuendo alla conservazione degli habitat naturali e alla protezione degli ecosistemi acquatici. Questo approccio è particolarmente rilevante nelle aree caratterizzate da crescente stress idrico, dove ogni metro cubo recuperato rappresenta una risorsa preziosa per il territorio.

Valorizzazione delle acque depurate ed economia circolare

La valorizzazione delle acque depurate si inserisce pienamente nei principi dell’economia circolare, trasformando quello che un tempo era considerato uno scarto in una risorsa da reinserire nei cicli produttivi e ambientali. In questa prospettiva, i depuratori evolvono da semplici impianti di trattamento a piattaforme multifunzionali capaci di generare benefici ambientali, economici e sociali.

Investire nel riutilizzo delle acque depurate significa quindi aumentare la resilienza dei territori ai cambiamenti climatici, tutelare il capitale naturale e promuovere una gestione più sostenibile delle risorse idriche. Un approccio che contribuisce non solo alla sicurezza dell’approvvigionamento d’acqua, ma anche alla salvaguardia della biodiversità e alla costruzione di modelli di sviluppo sempre più coerenti con gli obiettivi della transizione ecologica.

Un esempio conceto di valorizzazione dell’acqua depurata, il progetto CAP per la biodiversità

Un depuratore che non si limita a trattare le acque reflue, ma diventa un laboratorio di ricerca, un centro per la tutela della biodiversità e un esempio concreto di economia circolare. È il risultato raggiunto da Gruppo CAP con alBIOrelle, il progetto sperimentale che ha permesso di allevare 2.500 alborelle utilizzando esclusivamente acqua sottoposta ai processi depurativi dell’impianto di Canegrate. Dopo dieci mesi di crescita, gli esemplari hanno raggiunto la maturità necessaria per essere reintrodotti nei corsi d’acqua lombardi, mentre una ventina di pesci è stata donata all’Acquario Civico di Milano con finalità divulgative.

Un depuratore che produce valore per gli ecosistemi

Il progetto nasce con l’obiettivo di dimostrare, nel modo più concreto possibile, la qualità dell’acqua restituita all’ambiente dai moderni impianti di depurazione.

Le alborelle sono state allevate per circa dieci mesi in vasche alimentate esclusivamente con acqua proveniente dal ciclo depurativo, sottoposta a trattamenti avanzati di ultrafiltrazione e disinfezione mediante raggi UV. Durante tutto il periodo di crescita sono stati monitorati i principali parametri ambientali, tra cui temperatura, ossigeno disciolto, pH e concentrazione dei composti azotati.

La sopravvivenza degli esemplari, il loro regolare sviluppo e il raggiungimento della taglia idonea al rilascio dimostrano, secondo Gruppo CAP, la piena compatibilità dell’acqua trattata con la vita di specie acquatiche particolarmente sensibili.

Il depuratore diventa una piattaforma di economia circolare

AlBIOrelle è stato sviluppato da Gruppo CAP con il supporto scientifico dell’Istituto Spallanzani e del Politecnico di Milano e propone un modello innovativo di integrazione tra depurazione delle acque e acquacoltura.

A differenza degli allevamenti ittici tradizionali, che richiedono continui prelievi di nuova acqua e successivi trattamenti degli scarichi prodotti dalle vasche, il sistema sperimentato a Canegrate utilizza l’acqua già inserita nel normale ciclo del depuratore. Una volta impiegata per l’allevamento dei pesci, l’acqua rientra direttamente nel processo depurativo, riducendo il consumo di risorse idriche e valorizzando infrastrutture esistenti.

Si tratta di un modello di simbiosi industriale che interpreta il depuratore non più soltanto come un’infrastruttura di servizio, ma come un nodo capace di generare nuovi benefici ambientali, scientifici ed economici. Un approccio che nel 2024 è stato premiato con il riconoscimento “Verso un’economia circolare”, promosso da Fondazione Cogeme ETS e Kyoto Club.

Un contributo alla tutela della biodiversità

Protagonista del progetto è l’alborella (Alburnus arborella), specie autoctona tipica dei corsi d’acqua dell’Italia settentrionale e importante indicatore dello stato di salute degli ecosistemi fluviali.

Inserita nella Lista Rossa IUCN come specie “quasi minacciata”, negli ultimi anni ha registrato un forte declino a causa della degradazione degli habitat naturali e della diffusione di specie invasive.

Acqua depurata Gruppo CAP
La liberazione delle alborelle a conclusione del progetto alBIOrelle: dopo dieci mesi in vasche alimentate esclusivamente con acqua sottoposta a trattamenti depurativi avanzati, i pesci hanno raggiunto la taglia utile per il rilascio in natura. Gruppo CAP

Le operazioni di rilascio sono state realizzate insieme all’Ente Parco Lombardo della Valle del Ticino e ai soggetti impegnati nelle attività di tutela e ripopolamento ittico. Le alborelle sono state reintrodotte in una golena dell’Olona recentemente rinaturalizzata dall’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPO), un’area che offre condizioni favorevoli alla riproduzione e consente ai pesci di superare una barriera artificiale che fino a oggi ne limitava gli spostamenti.

Altri esemplari sono stati rilasciati anche nell’area di Mulino Nuovo, a Nosate, all’interno del progetto “I prà in la vàl di Ponte Castano: l’acqua che racconta la storia”, sostenuto da Fondazione Cariplo.

Un modello per la rigenerazione dei territori

L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di recupero ambientale del fiume Olona, considerato fino a pochi decenni fa uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Europa e oggi nuovamente in grado di ospitare ecosistemi di elevato valore naturalistico.

Per Gruppo CAP il progetto rappresenta la dimostrazione di come i moderni impianti di depurazione possano evolvere in piattaforme multifunzionali dedicate alla ricerca, all’innovazione e alla rigenerazione ambientale. Un modello nel quale la gestione sostenibile delle acque reflue non produce soltanto benefici in termini di qualità delle risorse idriche, ma contribuisce anche alla tutela della biodiversità, alla valorizzazione delle infrastrutture esistenti e allo sviluppo di nuove applicazioni dell’economia circolare.

Anche la donazione di una ventina di alborelle all’Acquario Civico di Milano va in questa direzione: trasformare un progetto scientifico in un’occasione di sensibilizzazione, portando il tema della biodiversità e del valore dell’acqua depurata anche nel cuore della città.

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