Come cambia il mondo del lavoro con l’intelligenza artificiale è uno dei temi sui quali ci si confronta maggiormente in questo periodo. Ma accanto a questa dimensione ce n’è una meno frequentata ma decisamente rilevante e riguarda come cambia il lavoro per chi opera nel mondo dell’intelligenza artificiale. Secondo il rapporto Wellhub 2027, il 34% dei lavoratori italiani più esperti nell’AI segnala un aumento del carico di lavoro e l’81% valuterebbe di lasciare un’azienda poco attenta al benessere. Un segnale importante nell’analisi completa e oggettiva del rapporto tra AI e lavoro. Formazione, regole chiare e supporto dei manager diventano in questa scenario fondamentali per accompagnare la trasformazione del lavoro.
Il paradosso dell’AI: più competenze, nuove pressioni
Sono competenti e hanno gli strumenti per utilizzare l’intelligenza artificiale, la integrano nelle attività quotidiane e aiutano i colleghi a fare altrettanto. Eppure, per una parte dei lavoratori più esperti, l’AI si accompagna a un aumento delle responsabilità e del carico di lavoro. Si tratta di una pressione che porta il benessere delle persone al centro delle strategie di trasformazione digitale.
È quanto emerge dalla quinta edizione dello “Stato dell’arte del wellbeing aziendale 2027” di Wellhub, basata su un’indagine condotta su oltre 5.000 dipendenti in dieci Paesi, inclusa l’Italia. Il rapporto descrive una trasformazione nella quale la familiarità con la tecnologia si associa a maggiore fiducia e capacità di adattamento, ma anche a nuove tensioni organizzative. Nel nostro Paese, il 34% degli AI Pioneer, i lavoratori che hanno integrato maggiormente l’intelligenza artificiale nel proprio lavoro, afferma che questa ha aumentato il carico di attività anziché ridurlo. Tra chi si trova ancora nelle prime fasi di adozione, la quota si ferma al 10%.
Il tema riguarda anche la qualità delle relazioni professionali: il 43% dei Pioneer italiani ritiene che l’AI abbia ridotto le interazioni significative con i colleghi, contro il 16% dei Beginner.
Chi guida l’adozione diventa un riferimento per i colleghi
Per leggere le differenze tra i lavoratori, Wellhub utilizza un indicatore di AI Fluency, costruito combinando frequenza e modalità di utilizzo, sicurezza percepita e grado di integrazione della tecnologia nelle attività quotidiane.
Nel campione globale, gli AI Pioneer rappresentano il 41% degli intervistati: utilizzano l’AI come componente centrale del lavoro e supportano attivamente gli altri. Gli AI Adopter, pari al 32%, impiegano regolarmente questi strumenti, ma stanno ancora consolidando fiducia e competenze. Gli AI Beginner, il 26%, non li hanno mai utilizzati oppure si limitano a sperimentazioni occasionali. Proprio il supporto ai colleghi contribuisce a spiegare le nuove responsabilità dei profili più avanzati. Il 74% dei Pioneer italiani aiuta altre persone a utilizzare l’AI, assumendo una funzione informale che si aggiunge alle mansioni ordinarie. Tra i Beginner, la percentuale è del 5%.
Per le aziende si apre quindi una questione organizzativa: riconoscere il tempo e l’impegno richiesti a chi accompagna l’adozione, evitando che questa attività rimanga invisibile nella distribuzione dei carichi e nella valutazione degli obiettivi.
Burnout e retention: il rischio riguarda i talenti dell’AI
La pressione emerge anche dalle risposte sul burnout. In Italia, il 21% degli AI Adopter e il 19% degli AI Pioneer dichiara di sperimentarne sintomi ogni giorno. Si tratta di esperienze riferite dagli intervistati, che evidenziano la necessità di osservare come cambiano ritmi, responsabilità e aspettative durante l’introduzione della tecnologia. Il benessere assume inoltre un peso rilevante nella volontà di restare in azienda. Il 72% dei dipendenti italiani prenderebbe in considerazione l’idea di lasciare un’organizzazione che non dia priorità al benessere. La quota raggiunge l’81% tra i Pioneer e l’80% tra gli Adopter, mentre si attesta al 58% tra i Beginner.
Queste percentuali esprimono una disponibilità dichiarata a valutare un cambiamento, non dimissioni effettive. Segnalano però un possibile rischio di retention proprio tra le persone che contribuiscono maggiormente alla diffusione dell’AI nei processi aziendali.
Per Cesar Carvalho, CEO e cofondatore di Wellhub, la produttività resa possibile dalla tecnologia deve essere accompagnata da un investimento altrettanto attento sulle persone. La capacità di sostenere chi guida il cambiamento diventa così parte della costruzione di performance durature.
Policy e formazione aiutano ad affrontare il cambiamento
Il rapporto evidenzia inoltre una relazione tra preparazione all’AI, sostegno aziendale e capacità di adattamento. I dati globali mostrano tuttavia che il 34% dei lavoratori dichiara che la propria organizzazione non possiede una policy formale sull’intelligenza artificiale. La percentuale sale al 44% tra i Beginner e scende al 26% tra i Pioneer. Per Wellhub, una policy efficace richiede indicazioni comprensibili, comunicazione e formazione continue. Mettere a disposizione un documento è soltanto una parte del percorso: i dipendenti devono poter capire come utilizzare gli strumenti e quali siano le aspettative dell’organizzazione.
Anche il rapporto con i responsabili presenta differenze. Nel campione globale, il 60% dei Pioneer afferma di ricevere dal proprio manager un sostegno attivo al benessere, contro il 31% dei Beginner. La preparazione percepita si associa inoltre a una maggiore resilienza: l’87% di chi si sente pronto a lavorare con l’AI dichiara di sapersi adattare ai cambiamenti e superare le difficoltà, rispetto al 45% di chi non si sente preparato. Nelle organizzazioni con linee guida chiare e ben comunicate, il 77% si considera resiliente; la quota scende al 39% tra chi non sa nemmeno se esista una policy aziendale.
Il benessere come parte della trasformazione organizzativa
La ricerca propone una lettura del benessere che comprende sonno, equilibrio psicofisico, relazioni e capacità di sostenere il cambiamento. Nel confronto riportato da Wellhub, i dipendenti che utilizzano la piattaforma dichiarano risultati migliori rispetto a chi dispone di altri programmi aziendali di wellness: il 55% riferisce di dormire in modo sano, contro il 28%; il 67% valuta positivamente il proprio benessere generale, contro il 51%; il 76% si sente capace di adattarsi al ritmo del cambiamento, contro il 57%.
Il confronto, presentato dalla stessa azienda promotrice dello studio, descrive differenze tra le risposte dei gruppi e non consente di attribuire automaticamente tali risultati al programma utilizzato. Il messaggio organizzativo del rapporto che ne ese dice che l’adozione dell’AI richiede attenzione a come il lavoro viene redistribuito e a quali risorse vengono offerte alle persone. Secondo Matteo Musa, Country Manager Italy di Wellhub, la capacità di accompagnare i dipendenti sarà decisiva per costruire un vantaggio competitivo attraverso l’intelligenza artificiale.
Per le imprese, questo significa affiancare alla formazione tecnica il riconoscimento delle nuove responsabilità, il monitoraggio dei carichi e il sostegno dei manager. È su queste condizioni che la promessa di maggiore produttività incontra la sostenibilità del lavoro quotidiano.








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