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Mercato energetico, calano i prezzi ma cresce l’incognita geopolitica


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Analisi e scenari di MBS Consulting in occasione dell’Energy Leaders Summit: la flessione dei listini nel medio periodo sarà guidata da GNL e rinnovabili. Ma sulla stabilità dei mercati pesano il rebus Hormuz, lo strapotere USA sul gas e i ritardi dell’Italia sugli obiettivi di decarbonizzazione al 2030

Pubblicato il 19 set 2026



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L’attenzione verso le evoluzioni e i rischi che caratterizzano il mercato energetico è in questo periodo indubbiamente altissima. Le ragioni che portano operatori del settore e decisori politici a osservare le possibili evoluzioni di questo settore sono molteplici. Le ripercussioni di una instabilità nei prezzi dell’energia si riflettono infatti direttamente e in modo sempre più incisivo sulla competitività delle imprese e sulla qualità della vita dei cittadini. Ecco che diventa sempre più importante riuscire a disporre di una visione dell’andamento in prospettiva di questo mercato ed ecco che assumono un significato ancora più importante i dati presentati da MBS Consulting (Gruppo Cerved) durante l’Energy Leaders Summit. Dati che delineano un futuro a due velocità: se nel medio periodo i prezzi sono destinati a ritracciare verso il basso grazie all’allentamento delle tensioni sul GNL e alla spinta delle rinnovabili, le faglie geopolitiche rischiano di riaccendere la volatilità da un momento all’altro.

L’andamento dell’inflazione energetica

A frenare il rientro dell’inflazione energetica sono fattori strutturali non trascurabili. Il protrarsi del blocco delle forniture dal Qatar e la minaccia costante di una chiusura dello Stretto di Hormuz tengono sotto scacco i mercati globali, dove la dipendenza dal gas naturale liquefatto statunitense si fa sempre più pesante e onerosa. Per l’Italia la partita è ancora più complessa: le nuove rotte dei metanodotti nei Balcani e l’aumento della capacità di rigassificazione in Germania ne ridimensionano il ruolo di hub del Mediterraneo, lasciando lo spread tra il listino italiano (PSV) e quello europeo (TTF) strutturalmente penalizzante per le nostre imprese.

Il nodo delle energie rinnovabili e il ritardo sul PNIEC

In relazione all’interno, la transizione verde continua a correre grazie a strumenti come FER-X, FER-Z e MACSE, ma non abbastanza da centrare i traguardi fissati dalla politica. Secondo le simulazioni di MBS Consulting, il target PNIEC – che prevede il 63,4% di elettricità da fonti pulite entro il 2030 – slitterà inevitabilmente tra il 2032 e il 2036.

Per colmare il divario servirebbero almeno 21 GW di fotovoltaico in più rispetto ai ritmi attuali. Una mancanza che ha un costo economico diretto: se l’Italia avesse già oggi la capacità installata prevista per il 2024, il prezzo dell’energia sarebbe inferiore di circa 1,6 €/MWh, un delta destinato a raddoppiare con i futuri rincari del gas.

Vendita energia: meno rischi ma servono investimenti

In questo contesto di profonda trasformazione, l’analisi parallela condotta da Cerved Rating Agency sul settore della vendita di energia e gas offre un raggio di luce sulla tenuta degli operatori. Il rischio di credito associato alle aziende del comparto mostra un trend in miglioramento, sintomo di una maggiore maturità del settore nel gestire la turbolenza dei prezzi. Tuttavia, la capacità di rimanere competitivi sul mercato finale rimarrà strettamente legata all’abilità delle imprese di blindare le catene di approvvigionamento e sostenere gli investimenti necessari per la transizione.

Settore Energy, volumi in crescita e rischio più stabile

Lo studio di Cerved Rating Agency analizza l’andamento dei volumi, della marginalità, degli investimenti e della struttura finanziaria del settore Energy. Il confronto tra i risultati dell’ultimo esercizio e le previsioni degli operatori consente di delineare l’evoluzione del relativo profilo di rischio.

La ricerca prende in esame un panel di società attive nella vendita di energia elettrica e gas sul mercato italiano, sottoposte negli ultimi dodici mesi a una valutazione di rating solicited, ossia richiesta direttamente dall’impresa valutata. Le aziende hanno fornito dati previsionali dettagliati relativi a volumi, ricavi, primo margine e struttura finanziaria.

Nel 2025 crescono i volumi di energia venduta

Dopo la forte volatilità provocata dalla crisi energetica, il mercato è entrato in una fase di progressiva normalizzazione. Nel 2025 le società che vendono energia elettrica e gas ai clienti finali hanno consolidato la crescita dei volumi: +23% su base annua per le imprese Large e +6% per le SME.

A sostenere questa dinamica sono state la prosecuzione delle attività commerciali e la ripresa delle forniture alle imprese energivore. Quest’ultimo fenomeno ha interessato soprattutto gli operatori di maggiori dimensioni, che hanno registrato i tassi di crescita più elevati.

Le previsioni per il 2026

Per il 2026 Cerved Rating Agency prevede un ulteriore aumento dei volumi nel comparto Energy per le SME, stimato intorno al 7%. Per le società Large è attesa invece una flessione del 5%, legata principalmente a un cambiamento nella composizione della clientela e a una maggiore attenzione commerciale verso le utenze in bassa tensione.

Sul fronte della redditività, i margini unitari si sono mantenuti su livelli soddisfacenti, superando le aspettative prudenziali formulate dalla stessa Cerved Rating Agency nel giugno 2025.

Più investimenti nelle fonti rinnovabili

Il miglioramento delle performance economiche e la normalizzazione delle dinamiche di mercato hanno prodotto effetti positivi anche sulla gestione del capitale circolante. Ne è derivato un tendenziale rafforzamento della struttura finanziaria delle società analizzate.

Parallelamente, è tornata a crescere la propensione agli investimenti, indirizzati soprattutto verso le fonti rinnovabili sia dalle società Large sia dalle SME. La maggiore solidità finanziaria non ha quindi frenato i programmi di sviluppo, ma ha favorito una loro ripresa in un contesto caratterizzato da condizioni operative più prevedibili.

Come cambia il profilo di rischio

Dal punto di vista del rischio, il portafoglio delle SME si conferma mediamente meno esposto, grazie alla maggiore concentrazione sulle utenze in bassa tensione.

Le società Large possono invece contare su modelli di business più diversificati lungo la filiera energetica. Questa caratteristica permette di attenuare le oscillazioni dei risultati economici e dei flussi di cassa, compensando almeno in parte la maggiore esposizione verso clienti energivori e segmenti più sensibili all’andamento dei mercati.

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