ESRS: che cosa sono gli European Sustainability Reporting Standards
Gli European Sustainability Reporting Standards, o ESRS, sono gli standard europei che stabiliscono quali informazioni di sostenibilità devono rendicontare le imprese soggette alla Corporate Sustainability Reporting Directive, la CSRD.
Il primo insieme di standard, adottato attraverso il Regolamento delegato UE 2023/2772, comprende due standard generali e dieci standard tematici. Gli argomenti coperti riguardano cambiamento climatico, inquinamento, risorse idriche, biodiversità, economia circolare, lavoratori, comunità, consumatori e condotta aziendale.
Gli ESRS non impongono di comunicare indistintamente ogni indicatore. La selezione delle informazioni dipende dall’analisi di doppia materialità, con la quale l’impresa valuta sia il proprio impatto su ambiente e società sia gli effetti economici che le questioni ESG possono produrre sul business.
ESRS: perché servono standard differenti per settore
Gli standard attualmente applicabili sono trasversali e possono essere utilizzati da imprese appartenenti a qualsiasi comparto. Tuttavia, gli stessi temi assumono un peso diverso in funzione dell’attività svolta.
Per un produttore di energia risultano centrali emissioni, combustibili utilizzati e transizione verso le fonti rinnovabili. Una banca deve considerare soprattutto le emissioni e i rischi ESG associati ai finanziamenti. Per un’impresa tessile diventano determinanti materie prime, consumo di acqua, sostanze chimiche e condizioni di lavoro nella supply chain.
Gli ESRS settoriali nascono quindi dall’esigenza di rendere l’informazione più pertinente e confrontabile. Dovrebbero precisare gli impatti, i rischi, le opportunità e gli indicatori più significativi per ciascuna industry, evitando rendicontazioni troppo generiche.
ESRS settoriali: quale valore hanno oggi
Per una lettura e rendicontazione delal sostenibilità realmente precisa è necessario però distinguere tra gli ESRS già obbligatori e gli standard settoriali. Il primo set trasversale è in vigore, mentre gli ESRS specifici per settore non costituiscono ancora un sistema completo di standard europei obbligatori.
Il loro percorso è stato interessato dal rinvio delle scadenze e dalla revisione della disciplina europea sulla rendicontazione di sostenibilità. Le imprese non devono quindi applicare documenti settoriali non ancora adottati come se fossero norme vigenti.
Questo non significa però ignorare le caratteristiche della propria industry. Gli ESRS generali richiedono già di considerare il modello di business, la catena del valore e il contesto settoriale nell’analisi di materialità. Un’azienda deve pertanto individuare le informazioni specifiche necessarie a rappresentare correttamente i propri impatti, anche quando non siano descritte da un ESRS tematico.
I settori maggiormente interessati
Tra i comparti sui quali si è concentrato il lavoro preparatorio dell’European Financial Reporting Advisory Group, EFRAG, figurano quelli caratterizzati da impatti ambientali e sociali particolarmente rilevanti.
Energia, estrazione e utility
Petrolio, gas, carbone, attività minerarie, produzione e distribuzione di energia devono considerare emissioni, metano, uso delle risorse, biodiversità, sicurezza degli impianti e piani di transizione. Sono importanti anche gli investimenti nelle fonti fossili e il rischio di attività destinate a perdere valore.
Trasporti e automotive
Trasporto stradale, logistica e produzione di veicoli sono esposti a emissioni, qualità dell’aria, consumo energetico, sicurezza, elettrificazione e condizioni dei lavoratori. La valutazione deve estendersi alle materie prime e alla gestione delle batterie.
Agricoltura e industria alimentare
Agricoltura, allevamento, pesca, produzione di alimenti e bevande devono prestare attenzione a suolo, acqua, biodiversità, pesticidi, benessere animale, spreco alimentare e diritti dei lavoratori. La tracciabilità della filiera assume un ruolo decisivo.
Tessile, moda e calzature
Nel settore moda sono centrali il consumo idrico, le sostanze chimiche, la durabilità dei prodotti, i rifiuti e le condizioni di lavoro presso i fornitori. Una parte rilevante degli impatti si trova spesso al di fuori del perimetro diretto dell’impresa.
Banche, assicurazioni e investitori
Per il settore finanziario la sostenibilità dipende soprattutto dalle attività finanziate o assicurate. Occorre considerare emissioni finanziate, esposizione ai rischi climatici, politiche di investimento, inclusione finanziaria e modalità di relazione con i clienti.
Anche edilizia, immobiliare, chimica, sanità, tecnologia e telecomunicazioni presentano specificità che richiedono indicatori adeguati.
Come prepararsi agli ESRS di settore
Le aziende possono iniziare mappando attività, stabilimenti, prodotti e catena del valore. Devono poi confrontare i temi ESRS con i rischi tipici del comparto, coinvolgendo funzioni ESG, finance, procurement, operations e risk management.
È utile considerare anche standard riconosciuti come quelli SASB, le linee guida GRI di settore e le indicazioni EFRAG, purché venga sempre chiarito quali riferimenti sono obbligatori e quali volontari.
Il punto non è moltiplicare gli indicatori, ma rappresentare gli elementi che spiegano realmente la sostenibilità del business. Gli ESRS settoriali vanno letti proprio in questa prospettiva: trasformare una rendicontazione comune a tutte le imprese in un’informazione capace di raccontare rischi, impatti e opportunità specifici di ogni industria.









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