Gasolio caro: quanto pesa davvero la decarbonizzazione
I continui aumenti del prezzo del gasolio non possono essere attribuiti alle politiche di decarbonizzazione. Le componenti che più incidono in questa corsa ai rincari restano le quotazioni del petrolio, il cambio euro-dollaro e i costi della raffinazione. A queste variabili si aggiungono trasporto, distribuzione e margini applicati lungo la filiera.
Nel nostro paese in particolare poi le accise e l’IVA rappresentano a loro volta una parte molto rilevante del prezzo che viene poi pagato alla pompa.
Le tensioni geopolitiche come sta accadendo per la crisi allo Stretto di Hormuz stanno riducendo l’offerta, aumentano in generale l’incertezza e contribuiscono a far salire rapidamente le quotazioni.
Anche per rispondere a chi attribuisce una parte di questi costi alle politiche green è bene fare il punto della situazione. Il percorso di decarbonizzazione energetica che è stato avviato non è naturalemnte privo di costi, tuttavia il peso di questi costi sul gasolio è decisamente marginale rispetto a tutti gli altri ed è prevalentemente indiretto. Proprio per questa ragione si tratta di costi che vanno esaminati con una speciale attenzione.
La voce principale arriva dalle necessità delle raffinerie europee che partecipano all’Emission Trading System e che devono acquistare quote per la CO₂ emessa.
Il costo delle quote può entrare nelle spese di raffinazione ed essere trasferito in parte sui carburanti. Incidono poi anche gli obblighi di miscelazione dei biocarburanti, il cui costo varia secondo materie prime e disponibilità.
Non è invece corretto attribuire i rincari attuali all’ETS2 espressamente previsto per il trasporto stradale. Questo nuovo mercato europeo del carbonio, secondo il calendario europeo, diventerà operativo nel 2028. Da quel momento i fornitori dovranno acquistare quote collegate alle emissioni dei carburanti immessi in consumo. Il costo potrà essere trasferito sul gasolio, introducendo un segnale di prezzo destinato a favorire alternative più pulite.
L’effetto futuro dipenderà dal valore delle quote, dalle misure di stabilizzazione e dalle politiche fiscali nazionali.
Dal sistema ETS al nuovo ETS2
L’Emission Trading System, o sistema europeo di scambio delle quote di emissione, è uno degli strumenti utilizzati dall’Unione europea per ridurre i gas serra. Nel sistema già operativo, industrie, centrali elettriche, raffinerie e altri soggetti devono acquistare e restituire una quota per ogni tonnellata di CO₂ emessa.
Le raffinerie sono quindi già esposte al prezzo del carbonio, che può entrare nei loro costi e incidere indirettamente sul valore dei prodotti petroliferi. Alla pompa, però, il prezzo del gasolio dipende soprattutto dalle quotazioni internazionali, dalla raffinazione, dalla distribuzione, dalle accise e dall’IVA.
Il cambiamento più importante per automobilisti e autotrasporto arriverà appunto con l’ETS2, un mercato distinto dedicato ai combustibili utilizzati negli edifici, nel trasporto stradale e in altri settori.
Chi sosterrà il costo delle emissioni
La verà domanda è su chi ricadranno i costi di questa trasformazione. Dal punto di vista teorico non dovrebbero ricadere direttamente sull’automobilista, ma la realtà normalmente è diversa. Nella teoria saranno i soggetti che immettono il gasolio in consumo, come i fornitori di carburanti, a dover monitorare le quantità vendute e acquistare quote corrispondenti alle emissioni generate dal loro utilizzo.
Poiché l’acquisto delle quote rappresenta un costo, gli operatori potranno trasferirlo, integralmente o parzialmente, lungo la catena commerciale fino al prezzo alla pompa. L’ETS2 funzionerà quindi come un prezzo della CO₂ incorporato nel carburante, pur non essendo formalmente una nuova accisa.
Quanto può pesare la decarbonizzazione su un litro di gasolio
L’impatto della decarbonizzazione dipenderà soprattutto dal valore delle quote ETS2. La combustione di un litro di gasolio genera approssimativamente 2,6 chilogrammi di CO₂. Con un prezzo ipotetico di 45 euro per tonnellata, il costo carbonico sarebbe vicino a 12 centesimi per litro prima dell’IVA.
Applicando l’IVA italiana, l’effetto teorico potrebbe arrivare a circa 14-15 centesimi, se il costo fosse trasferito interamente al consumatore. Si tratta, però, di una simulazione e non di una previsione sul futuro prezzo alla pompa.
Il valore delle quote sarà determinato dal mercato. Concorrenza, margini degli operatori, domanda di carburante e decisioni fiscali nazionali stabiliranno quanta parte del costo raggiungerà effettivamente famiglie e imprese.
Le altre variabili del prezzo alla pompa
Il gasolio continuerà a essere influenzato dalle quotazioni del petrolio e dei prodotti raffinati, dal cambio euro-dollaro, dalla logistica e dalla tassazione. Una discesa del greggio potrebbe compensare l’effetto dell’ETS2; una crisi geopolitica potrebbe invece sommare i rincari.
Il sistema europeo prevede meccanismi di stabilizzazione, basati sull’immissione di quote aggiuntive quando i prezzi aumentano eccessivamente. Non si tratta tuttavia di un tetto rigido in grado di garantire un aumento massimo del carburante.
L’obiettivo ambientale dell’ETS2
Lo scopo del nuovo mercato è rendere visibile il costo ambientale dei combustibili fossili e favorire veicoli efficienti, mobilità pubblica, elettrificazione e carburanti a minore intensità emissiva. L’aumento del gasolio dovrebbe incentivare cittadini e imprese a scegliere alternative meno inquinanti.
Il rischio è che famiglie prive di valide opzioni di trasporto e imprese dell’autotrasporto debbano affrontare costi maggiori prima di riuscire a cambiare tecnologie e mezzi. L’impatto potrebbe risultare particolarmente pesante nelle aree rurali e periferiche.
Il ruolo del Fondo sociale per il clima
Per attenuare queste conseguenze, una parte delle risorse sarà destinata al Fondo sociale per il clima. Gli Stati dovranno utilizzare i finanziamenti per sostenere soggetti vulnerabili, riqualificazione energetica, mobilità sostenibile e accesso a tecnologie più pulite.
L’effetto dell’ETS2 sul prezzo del gasolio non dipenderà quindi soltanto dalle quotazioni della CO₂. Sarà legato anche alle politiche fiscali e alla capacità di accompagnare cittadini e imprese nella transizione, evitando che il costo ambientale si trasformi in un aumento delle disuguaglianze.









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