L’evoluzione della normativa europea in materia di imballaggi rappresenta uno dei nodi più complessi per l’intera filiera agroalimentare. Il quadro tracciato dal Regolamento su imballaggi e rifiuti da imballaggio, noto come Packaging and Packaging Waste Regulation, sta spingendo il settore industriale a riconsiderare l’impiego dei materiali, la progettazione delle confezioni e le logistiche distributive. Un’analisi approfondita su come le aziende italiane stiano affrontando questa trasformazione è stata presentata nell’ambito del recente convegno promosso dall’Osservatorio Food Sustainability presso gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano.
Il regolamento PPWR e il ruolo del food packaging nella filiera
Il tema della sostenibilità applicata al food packaging costituisce un filone di indagine consolidato all’interno delle attività dell’Osservatorio Food Sustainability. Come illustrato da Romina Santi, ricercatrice del gruppo Making Materials del Dipartimento CMIC “Giulio Natta” del Politecnico di Milano, l’ultima edizione della ricerca ha voluto stabilire un collegamento diretto tra le nuove disposizioni comunitarie e gli strumenti analitici sviluppati negli anni universitari. «È un filone che si articola dalla seconda edizione in innumerevoli argomenti tematici, anche con delle verticalizzazioni importanti durante questi anni, e che durante questa edizione di ricerca abbiamo riesaminato alla luce di quello che è stato l’apporto del PPWR», ha spiegato la ricercatrice Santi.
Gli obiettivi primari fissati dal regolamento europeo riguardano in modo specifico la prevenzione della produzione dei rifiuti da imballaggio, la promozione dell’uso di materiale riciclato, l’incentivazione dei processi di riciclo con un’attenzione particolare alla qualità della materia prima in ingresso, la riduzione delle emissioni lungo i cicli di vita e il raggiungimento di una maggiore circolarità delle risorse. Tuttavia, concentrare la valutazione esclusivamente sulla gestione del rifiuto rischia di offrire una prospettiva parziale rispetto alla complessità del sistema produttivo.
La protezione dell’alimento e la visione allargata
Per comprendere le reali implicazioni delle scelte regolatorie sul food packaging, gli studiosi del Politecnico di Milano sottolineano la necessità di adottare un’analisi sistemica. L’imballaggio alimentare svolge infatti funzioni primarie e imprescindibili che incidono direttamente sulla preservazione del prodotto contenuto. Santi ha ricordato a questo proposito: «Questi temi, intrecciati a quello che è invece il nostro framework sulla sostenibilità del food packaging, coprono in realtà solo una parte dell’articolazione della sostenibilità del packaging alimentare che poi va a coprire l’intero sistema agroalimentare».
La protezione assoluta dell’alimento rappresenta l’elemento centrale attorno a cui ruota l’intera architettura della sostenibilità. Gli impatti ambientali generati dalla produzione del cibo costituiscono infatti la quota maggioritaria dell’impronta ecologica globale del sistema agroalimentare. Un’eventuale compromissione della conservazione del prodotto rischia di vanificare qualsiasi beneficio ottenuto riducendo il materiale della confezione. Come specificato dalla ricercatrice Santi: «Quella relativa all’efficienza delle risorse e alla loro circolarità ci piace sempre reinquadrarla in una visione molto più allargata, perché ogni scelta regolatoria porta con sé e interagisce con altre funzioni essenziali del food packaging».
Tra queste funzioni essenziali rientrano la determinazione e l’estensione della shelf life, la garanzia della sicurezza alimentare, l’ottimizzazione delle operazioni logistiche, le modalità di impiego da parte del consumatore finale, le opzioni operative gestibili a fine vita, nonché il valore sociale generato lungo le diverse fasi della filiera.
La risposta delle imprese al PPWR: indagine sulla community
L’indagine condotta dal gruppo di ricerca ha mappato l’orientamento delle imprese rispetto alle scadenze e ai vincoli normativi, distinguendo tra soluzioni già adottate, opportunità percepite e fattori di rischio. L’attività di rilevazione si è articolata attraverso un confronto preliminare tra il testo del regolamento e il framework dell’Osservatorio, seguito da un workshop di lavoro tenutosi presso Cascina Nosedo insieme agli stakeholder del settore e completato da un’indagine online.
Il campione analizzato comprende 32 risposte qualificate provenienti dalla community dell’Osservatorio. Sebbene non costituisca una rappresentazione statistica dell’intero panorama industriale italiano, il gruppo di rispondenti offre uno spaccato significativo degli operatori più attivi. La platea è composta prevalentemente da produttori alimentari e da fabbricanti di imballaggi, affiancati da consorzi di riciclo, reti della distribuzione organizzata e organismi di certificazione della filiera.
Priorità d’azione e scadenze nei prossimi 24 mesi
L’analisi dei dati raccolti dall’Osservatorio ha evidenziato una precisa graduatoria nelle priorità operative individuate dalle imprese per i prossimi due anni:
- Adeguamento alle classi di riciclabilità e adozione dell’etichettatura armonizzata: rappresentano le aree di massima criticità e urgenza per la community, sebbene per la loro applicazione definitiva si rimanga in attesa dell’emanazione degli atti delegati da parte della Commissione Europea e delle linee guida dei consorzi di filiera.
- Interventi immediati sulla compliance chimica e sul contenuto minimo di riciclato: costituiscono ambiti sui quali molte aziende hanno già attivato misure concrete e verifiche documentali.
- Progettazione orientata al Design for Recycling e conformità normativa: rimangono stabili ai vertici dell’attenzione aziendale per garantire la regolarità delle confezioni poste sul mercato.
- Riduzione del peso complessivo e minimizzazione dello spazio vuoto: interventi volti a ottimizzare i volumi di trasporto e ridurre l’impiego di materia prima.
- Valutazioni sul riuso, nuovi modelli di business e materiali compostabili: identificati come sfide a lungo termine, caratterizzate da un’alta complessità tecnica e da una minore urgenza implementativa immediata.
Dalle evidenze emerse, un numero consistente di imprese ha già introdotto pratiche di presidio costante, partecipando a tavoli tecnici di settore e predisponendo dichiarazioni di conformità. Sul piano delle azioni trasformative, si registrano studi per la conversione e sostituzione dei materiali, test di integrabilità tra le nuove strutture di food packaging e i macchinari confezionatori esistenti negli impianti industriali, oltre allo sviluppo di nuovi servizi a supporto della catena del valore.
Analisi dei rischi industriali, economici e di sostenibilità
Il percorso di adeguamento al regolamento PPWR comporta una serie di criticità che le aziende hanno messo chiaramente in luce durante le rilevazioni dell’Osservatorio. La prima dimensione riguarda il rischio economico, legato agli investimenti richiesti per l’acquisto di nuovi materiali, l’aggiornamento degli impianti e la formazione delle competenze professionali necessarie. Tali fattori determinano un incremento dei costi strutturali dell’imballaggio e richiedono risorse aggiuntive dedicate alla gestione delle procedure di conformità.
A livello di operatività industriale, la principale preoccupazione risiede nella fattibilità produttiva. Come evidenziato da Santi durante la sua trattazione: «A livello industriale, questo implica rischi legati alla fattibilità produttiva e all’adeguamento degli impianti». Si aggiungono poi il rischio normativo, connesso all’incertezza sulla pubblicazione dei decreti attuativi, e il rischio reputazionale, dovuto al timore di danni d’immagine conseguenti a eventuali contestazioni di non conformità.
I rischi indiretti sulla sostenibilità complessiva
Un elemento centrale emerso dalle analisi del Politecnico di Milano riguarda il potenziale insorgere di effetti indesiderati sulla sostenibilità globale del sistema agroalimentare. Un approccio rivolto esclusivamente all’adempimento formale delle norme sull’imballaggio rischia di produrre esiti opposti agli obiettivi dichiarati. Santi ha sottolineato con precisione questo aspetto: «Un’azione verso la conformità normativa potrebbe avere ripercussioni ed effetti indiretti su shelf life, food waste, logistica, fine vita e trasporti».
Accanto ai rischi relativi al deterioramento anticipato degli alimenti e all’aumento dello spreco distributivo, deve essere valutato l’impatto industriale derivante dalla dismissione accelerata dei macchinari esistenti. Le conseguenze ambientali collegate al fine vita delle linee di confezionamento non più idonee a trattare le nuove tipologie di food packaging rappresentano un costo ecologico che necessita di essere ammortizzato nel tempo per non invalidare i benefici ottenuti sull’imballaggio.
Le opportunità d’innovazione e le prospettive future della ricerca
Accanto alle complessità gestionali, la community di imprese monitorata dall’Osservatorio ha espresso una visione orientata all’innovazione. L’adeguamento normativo viene interpretato come un’opportunità per differenziare l’offerta, incrementare l’efficienza dei processi e accedere a nuovi segmenti di mercato, in particolare attraverso l’innovazione dei materiali e l’impiego di materie prime seconde di alta qualità.
Dall’indagine emerge la capacità delle imprese di anticipare le esigenze progettuali e di dotarsi di strumenti di misurazione avanzati. La collaborazione lungo la filiera appare fondamentale, specialmente per la redazione dei report di conformità e per la condivisione delle informazioni tecniche tra fornitori di food packaging, trasformatori e consorzi di riciclo.
I prossimi passaggi dell’attività di ricerca condotta dal Dipartimento CMIC del Politecnico di Milano all’interno dell’Osservatorio Food Sustainability prevedono il monitoraggio continuo dell’evoluzione regolatoria europea, lo svolgimento di indagini verticali sui temi che presentano maggiore incertezza applicativa per le aziende, l’aggiornamento progressivo del framework analitico e la definizione condivisa con consorzi ed enti terzi di strumenti operativi a supporto del sistema industriale.













Partecipa alla community