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Sostenibilità e business: la strategia è nell’integrazione



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La terza edizione della ricerca Sustainability Career Compass condotta da Sustainability Makers mette in evidenza che la sostenibilità è sempre più al centro delle strategie aziendali con ben 7 professionisti della sostenibilità su 10 sempre più coinvolti nei processi di pianificazione strategica della propria organizzazione. La ricerca è parte integrante del libro “Integrare la sostenibilità nella strategia aziendale. Piani, processi e protagonisti”

Pubblicato il 27 feb 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



Sostenibilità e Business
Matteo Pedrini, Direttore Scientifico di Sustainability Makers

In sintesi

  • La sostenibilità è sempre più integrata nella strategia aziendale: lo studio Sustainability Career Compass distingue quattro modelli di integrazione — Evolutivo, Gerarchico, Partecipativo, Dominante — con livelli di maturità diversi.
  • Il ruolo del sustainability manager è sempre più strategico: 7 su 10 riportano al vertice e partecipano alla pianificazione; profilo prevalente donne (60%), età 31–40 e 45% con meno di 5 anni di esperienza.
  • Priorità operative: riduzione dell’impatto ambientale (38,9%) e stakeholder engagement (20,8%); si registra crescente professionalizzazione e consolidamento retributivo.
Riassunto generato con AI

Il rapporto tra sostenibilità e business è sempre più centrale per tutte le organizzazioni e se un tempo l’attenzione arrivava dalle imprese che sceglievano di aggiungere alla propria strategia anche un impegno verso la sustainability, adesso si sta passando concretamente a una integrazione della sostenibilità nelle strategie di sviluppo aziendale come fattore per la generazione di nuovo valore.

Sostenibilità e business: lo studio Sustainability Career Compass

Una importante conferma di questa tendenza arriva dalla terza edizione della ricerca realizzata da Sustainability Makers dal titolo Sustainability Career Compass. Lo studio rientra nell’ambito di una più vasta analisi quali-quantitativa che Sustainability Makers ha avviato in collaborazione con ALTIS Graduate School of Sustainable Management dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

I risultati di queste ricerche sono parte integrante del testo “Integrare la sostenibilità nella strategia aziendale. Piani, processi e protagonisti”, firmato da Matteo Pedrini, Direttore Scientifico di Sustainability Makers e Direttore di ALTIS con una prefazione di Marisa Parmigiani, Presidente di Sustainability Makers.

sostenibilità e business
Il volume “Integrare la sostenibilità nella strategia aziendale” PEDRINI M. | Editore Giappichelli, nato dalla collaborazione di Sustainability Makers e ALTIS Graduate School of Sustainable Management è disponibile in libreria dal mese di marzo

Tra le evidenze più significative della ricerca la fotografia molto chiara di come è cambiato il rapporto tra sustainability managers e direzione aziendale. Ben sette 7 professionisti della sostenibilità su 10 oggi dichiarano d riportare direttamente al vertice aziendale e soprattutto incidono in modo sempre più rilevante nei processi di pianificazione strategica dell’azienda. Un impegno questo che si configura in un coinvolgimento sempre più completo, dalla fase degli obiettivi, all’impostazione dei progetti alle logiche di budget per arrivare sino alla valutazione degli impatti.

Quattro diversi modelli di integrazione tra sostenibilità e business

Prima di procedere con le evidenze dell’analisi quantitativa è utile aggiungere subito le evidenze che arrivano dalla componente di analisi qualitativa che è stata condotta con il coinvolgimento di trenta manager della sostenibilità. Obiettivo di questa ulteriore declinazione della ricerca relativamente alla presenza di piani di carattere socio-ambientale nelle strategie aziendali.

Il risultato della ricerca di Sustainability Makers, l’associazione italiana che riunisce manager e professionisti della sostenibilità con oltre 350 associati e associate in rappresentanza di circa 300 organizzazioni, ha permesso di definire quattro diversi modelli di integrazione della sostenibilità nelle aziende:

  • Evolutivo – caratterizzato da obiettivi sociali e ambientali qualitativi, da un approccio flessibile e iterativo e da una governance snella. In questo caso i budget sono assegnati per singoli progetti.
  • Gerarchico – in questo caso l’approccio è di tipo top-down, gli obiettivi sono quantitativi e vengono definiti dal vertice, le risorse a loro volta sono centralizzate e il modello è caratterizzato da un forte controllo centrale
  • Partecipativo – in questo caso si introduce un processo di tipo bottom-up, sono previste forme di co-creazione degli obiettivi ed è prevista una ownership diffusa dei progetti e dei processi . Un altro aspetto rilevante di questo modello riguarda la presenza di incentivi per gli obiettivi di sostenibilità che possono variare tra il 10% e il 20% di peso.
  • Dominante – in questo caso si arriva alla piena integrazione tra sostenibilità e competitività, ed è un modello che passa attraverso un processo a doppio anello nel quale si valutano reciprocamente sia gli obiettivi competitivi per la loro sostenibilità e sia gli obiettivi di sostenibilità per il loro contributo alla competitività. Dal punto di vista dei sistemi incentivanti questo modello prevede obiettivi di sostenibilità con un peso superiore al 20%.

Un diverso livello di maturità per ciascun modello di integrazione della sostenibilità

A ciascuno di questi modelli corrisponde un diverso livello di maturità e un atteggiamento specifico con cui ciascuna impresa affronta la gestione delle tematiche sociali e ambientali. Lo studio sottolinea anche che si tratta di modelli da interpretare e da leggere in modo dinamico e non come configurazioni rigide. La stessa azienda può muoversi nel tempo all’interno di questi schemi di riferimento in funzione di tante e diverse variabili.

Matteo Pedrini, Direttore Scientifico di Sustainability Makers ha puntualizzato che “In tutti i quattro modelli, sebbene con intensità differente, la sostenibilità diventa parte dei piani strategici delle imprese. Un contributo fondamentale a questo importante traguardo si può attribuire ai professionisti della sostenibilità: la loro capacità di coniugare competenze tecniche e manageriali, di favorire il dialogo interfunzionale e di presidiare il confronto con gli stakeholder è determinante perché i temi sociali e ambientali siano parte integrante dei processi di pianificazione strategica delle imprese.”

Un profilo specifico di sustainability manager per ogni modello nel segno di una sostenibilità sempre più integrata nel business

Ciascuno di questi modelli implicano una serie di specifiche responsabilità da parte dei professionisti della sostenibilità sulla base di quattro differenti possibili ruoli ciascuno dei quali è allineato ai quattro modelli di pianificazione strategica:

l’Attivatore – Nell’ambito del modello evolutivo il sustainability manager è chiamato a svolgere un ruolo di “attivatore”, deve esprimere una forte proattività, deve stimolare iniziative da parte delle singole funzioni, le deve supportare e deve essere nella condizione di verificarle per accertare la coerenza con la strategia aziendale.

l’Implementatore – Nel caso del modello gerarchico il professionista della sostenibilità deve saper esprimere competenze da “implementatore” ovvero deve dare vita a iniziative con una modalità. centralizzata, deve saper monitorare l’attuazione dei progetti di sostenibilità, deve essere nella condizione di verificare la conformità rispetto agli obiettivi per intervenire in caso di scostamenti.

lo Specialista – attivo nell’ambito del modello partecipativo, il sustainability manager “specialista” opera in modo trasversale e continuo. È impegnato nell’analisi, nella ideazione e gestione dei piani con un ciclo iterativo in cui il professionista mantiene un dialogo costante con tutti gli stakeholder aziendali.

l’Integratore – è una modalità operativa che caratterizza il sustainability manager nell’ambito del modello dominante. In questo caso il professionista della sostenibilità agisce con una vocazione e un ruolo da “integratore” ovvero con azioni progettate e sviluppate affinché le dimensioni di sostenibilità e competitività sia a tutti gli effetti integrate nel piano di strategico di business.

Come cambia la professione del sustainability manager

Tornando alla dimensione quantitativa della ricerca occorre tornare anche a sottolineare che la professione del sustainability manager sta cambiando. Anche se i temi legati alla rendicontazione di sostenibilità restano importanti si vede crescere in modo sempre più evidente l’impegno e il lavoro legato alla definizione e implementazione di piani d’azione di sostenibilità sociale e ambientale.

Riduzione dell’impatto ambientale e stakeholder engagement tra le azioni più rilevanti

La ricerca mette in evidenza alcuni degli impegni più rilevanti, a partire dalla riduzione dell’impatto ambientale con una quota del 38,9%, in iniziative di stakeholder engagement che arriva al 20,8%. Ma il tema più importante riguarda l’integrazione di questi obiettivi e queste progettualità nei piani strategici delle imprese in modo che possano a tutti gli effetti essere un contributo alla creazione di nuovo valore e di sviluppo del business.

In questo scenario i sustainability manager vanno ben oltre la compliance e sono chiamati a farsi carico del cambiamento e delle diverse forme di transizione, dalla transizione energetica alla transizione socio-ambientale. E il fattore chiave di questa evoluzione per i professionisti della sostenibilità è da individuare primariamente nella consapevolezza delle aziende che l’assunzione di responsabilità sui temi socio ambientali è sempre più un fattore di innovazione che va a beneficio anche del business.

L’identikit del sustainability manager

Lo studio ha permesso di tracciare con sempre maggiore precisione il profilo del sustainability manager oggi. Prevale con il 60% dei casi il genere femminile, con un’età media compresa tra i 31 e i 40 anni e con un segnale importante di giovani leve che stanno crescendo considerando che il 45% dei professionisti dichiara di avere meno di cinque anni di esperienza.

Un forte interesse personale verso le tematiche ambientali e sociali

L’altro aspetto particolarmente rilevante riguarda la motivazione, certamente significativa, considerando che uno su tre afferma di aver scelto questo percorso professionale prima di tutto per un interesse personale verso le tematiche ambientali e sociali. Una motivazione questa che viene ulteriormente rafforzata dall’affermazione che arriva da uno su cinque che il sustainability management consente di esprimere un impatto positivo sulla società.

L’importanza degli skill e della formazione

Nel tracciare l’identikit dei professionisti della sostenibilità non poteva mancare uno sguardo a come diventare sustainability manager, agli skill e alla formazione. In termini di percorsi formativi nel 33,7% dei casi i sustainability manager arriva da discipline manageriali. Una quota importante pari al 25,9% vanta un background in ambito scientifico, mentre una quota altrettanto significativa pari al 22% arriva al sustainability management con una formazione nelle scienze sociali e con una speciale attenzione alle tematiche sociali. (Relativamente all’analisi di questa professione leggi anche il servizio sustainability manager, chi sono i professionisti della sostenibilità n.d.r.)

La sostenibilità diviene strategia attraverso le scelte quotidiane, le azioni dell’impresa e i comportamenti delle persone

sostenibilità e business
Marisa Parmigiani, presidente di Sustainability Makers


Marisa Parmigiani, presidente di Sustainability Makers ha a sua volta sottolineato che “La strategia di sostenibilità, per quanto ben formulata e integrata nel piano di business, può rimanere un esercizio formale se non trova corrispondenza nelle azioni dell’impresa e nei comportamenti delle persone che la attuano: la sostenibilità diviene effettivamente strategia attraverso le scelte quotidiane, le competenze e la visione dei professionisti che traducono una visione o un’intuizione in progetti e processi. Servono dunque persone preparate e motivate per introdurre la sostenibilità nelle strategie di un’azienda: in quest’ottica, Sustainability Makers si pone al fianco dei professionisti da vent’anni.”

Il confronto con l’edizione precedente della ricerca

Nel confronto con la precedente edizione della ricerca realizzata nel 2022, lo studio segnala che il sistema retributivo è in fase di maturazione, esprime una maggiore omogeneità nelle distribuzioni e mostra anche un consolidamento delle fasce medio-alte.

La chiave di lettura che offre questo dato può essere interpretata nel segno di una maggiore istituzionalizzazione delle funzioni di sustainability management con un framework di mercato che tende a convergere verso standard retributivi più definiti in grado di rispondere meglio alla complessità strategica e al livello di responsabilità che accompagna l’integrazione della sostenibilità con il business nelle imprese.

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