Agririsk management: cos’è e come funziona la gestione del rischio in agricoltura?
Quando si parla di agririsk management si intende l’insieme di strategie, strumenti e pratiche con cui un’azienda agricola identifica, misura e riduce i rischi che possono compromettere produzione, redditività e continuità operativa. In un contesto segnato da volatilità dei prezzi, costi energetici variabili ed eventi meteo estremi, l’agririsk management non è un tema “assicurativo” in senso stretto ma è un modello di governance che integra prevenzione in campo, protezioni finanziarie e uso dei dati.
Agririsk management: definizione e significato per le imprese agricole
L’agririsk management è, in sostanza, la “regia” della gestione del rischio nel mondo agricolo. Copre rischi climatici (siccità, grandine, gelate, alluvioni), rischi biologici (fitopatie e parassiti), rischi di mercato (prezzi e domanda), rischi operativi (guasti, interruzioni logistiche, manodopera) e rischi normativi (obblighi e requisiti di filiera). L’obiettivo è ridurre l’impatto economico degli shock, stabilizzare i flussi di cassa e rendere l’impresa più resiliente e “finanziabile”.
Come funziona l’agririsk management: dalla mappatura dei rischi al piano d’azione?
Un approccio efficace parte dalla mappatura: quali eventi colpiscono più spesso la zona? Quali colture sono più vulnerabili? Qual è la perdita media e qual è lo scenario peggiore? A questo segue la valutazione (probabilità x impatto) che permette di dare priorità agli interventi. Il terzo passaggio è il piano di mitigazione, che combina misure agronomiche, infrastrutturali e finanziarie. Infine, c’è il monitoraggio, cioè l’uso di indicatori e dati per aggiornare continuamente le decisioni e verificare se le misure adottate stanno riducendo davvero l’esposizione.
Strumenti di agririsk management: prevenzione, assicurazioni e mutualità
Nell’agririsk management gli strumenti si dividono in tre famiglie.
- La prima è la prevenzione: reti antigrandine, sistemi antigelo, miglioramenti della ritenzione idrica del suolo, irrigazione efficiente, gestione della sostanza organica, varietà e portinnesti più resilienti.
- La seconda è la protezione finanziaria, dove rientrano polizze contro eventi avversi, coperture multirischio e strumenti di stabilizzazione del reddito.
- La terza è la mutualità: fondi mutualistici e meccanismi collettivi che distribuiscono il rischio tra aziende, spesso con logiche integrate rispetto alle coperture assicurative.
Agririsk management e digitale: il ruolo dei dati nella gestione del rischio agricolo
Il digitale sta rendendo l’agririsk management più preciso e tempestivo. Stazioni meteo aziendali, sensori di umidità del suolo, immagini satellitari e modelli previsionali permettono di anticipare stress idrico, rischio di malattie fungine o finestre critiche per il gelo. I Dss (Decision Support System) aiutano a decidere quando irrigare, quando trattare, quando intervenire per ridurre il danno potenziale. Nel tempo, i dati storici (resa, input, meteo, suolo) consentono di fare veri e propri stress test: simulazioni che mostrano come cambiano costi e ricavi al variare degli scenari climatici.
Esempi pratici di agririsk management: cosa cambia nella gestione quotidiana
In pratica, un’azienda che fa agririsk management non “subisce” la stagione: la governa. Pianifica turni irrigui in base a soglie e previsioni, anticipa trattamenti solo quando il rischio è reale, riduce l’overuse di input, diversifica colture e varietà per distribuire il rischio su più finestre produttive. Sul piano economico, integra prevenzione e coperture per evitare che un singolo evento cancelli margini e investimenti. E in ottica di filiera, documenta pratiche e dati, migliorando la trasparenza e la capacità di negoziare contratti, standard e condizioni di fornitura.
Perché l’agririsk management è diventato strategico con la crisi climatica?
Con eventi estremi più frequenti e imprevedibili, l’agririsk management è la risposta strutturale alla fragilità del modello agricolo tradizionale. Non elimina il rischio, ma lo rende gestibile: riduce l’impatto degli shock, protegge la redditività e supporta le scelte di investimento. In altre parole, è il passaggio dall’emergenza alla strategia: dalla reazione al danno alla costruzione di resilienza.
Agririsk management: perché sta diventando una priorità?
Le anomalie climatiche degli ultimi anni stanno ridisegnando le priorità del settore agricolo italiano. Le imprese, sempre più esposte a fenomeni meteorologici estremi e a una variabilità difficilmente prevedibile, si confrontano con la necessità di strutturare forme avanzate di gestione del rischio. In questo contesto, l’adeguamento delle competenze e lo sviluppo di strumenti assicurativi mirati diventano fattori centrali per garantire la continuità operativa e la solidità delle filiere produttive. Nel tentativo di rafforzare la resilienza dell’intero comparto, emergono iniziative formative destinate a innovare il risk management in agricoltura, con un’attenzione crescente alle specificità delle sfide attuali.
Eventi estremi e crisi climatica: danni per 9 milairdi di euro nel 2024
Il 2024 segna un punto di svolta per l’agricoltura italiana, non tanto per la portata dei danni economici – stimati da Coldiretti ed Eswd in oltre 9 miliardi di euro – quanto per la natura degli eventi che li hanno generati. L’intensificazione e la frequenza di fenomeni come nubifragi, ondate di siccità e grandinate stanno ridefinendo il concetto stesso di rischio nel comparto primario. Non si tratta più di gestire emergenze episodiche, ma di navigare una nuova normalità in cui la volatilità climatica è parte integrante delle dinamiche produttive e commerciali. Questa evoluzione implica una revisione profonda delle strategie aziendali e istituzionali, con ripercussioni dirette sulle filiere, sugli investimenti e sulla pianificazione a medio-lungo termine delle imprese agricole.
Gestione del rischio: da emergenza a necessità strutturale
L’approccio tradizionale al rischio in agricoltura, spesso reattivo e settoriale, mostra oggi tutti i suoi limiti. La crescente esposizione a rischi sistemici – dal clima alle crisi sanitarie fino all’instabilità normativa – impone una svolta metodologica, in cui la gestione integrata del rischio diventa parte del core business aziendale. Le filiere devono quindi dotarsi di strumenti decisionali agili e competenze trasversali, capaci di collegare dati ambientali, finanziari e normativi per anticipare scenari complessi piuttosto che limitarsi a tamponare le conseguenze degli eventi avversi. In questo contesto, emerge anche la necessità di condivisione delle informazioni tra aziende, intermediari assicurativi e pubblica amministrazione, così da favorire una visione sistemica della resilienza.
Il gap di competenze e la sfida assicurativa per la resilienza delle imprese
Nonostante l’evidente aumento dell’esposizione al rischio, l’Italia registra ancora una copertura assicurativa insufficiente nel settore agricolo. I dati Ismea e Asnacodi mettono in luce un aspetto spesso trascurato nella narrazione pubblica: il deficit di competenze specifiche nella gestione dei meccanismi assicurativi e mutualistici disponibili. L’attuale sistema richiede figure in grado non solo di selezionare le polizze appropriate ma anche di valutare preventivamente le minacce, interpretare il quadro normativo ed economico e integrare questi elementi nella pianificazione aziendale. Senza questa evoluzione professionale, il costo del rischio continuerà ad erodere i margini operativi delle imprese agricole, limitando la capacità del settore di investire su innovazione e sostenibilità.
Formazione avanzata in risk management: il nuovo corso Agririsk Management
Per colmare il divario tra le esigenze operative delle imprese agricole e le competenze disponibili sul mercato nasce il corso Agririsk Management, sviluppato da Cineas in collaborazione con Asnacodi. L’iniziativa si distingue per un’impostazione multidisciplinare che va oltre la tradizionale formazione tecnica: il percorso integra lezioni frontali con case study reali e un business game finale mirato a simulare decisioni complesse in tempo reale. Il target comprende consulenti, intermediari assicurativi, periti agrari e dirigenti della PA, evidenziando come la gestione evoluta del rischio sia ormai un requisito trasversale per tutta la filiera agroalimentare. L’accreditamento presso il Collegio Nazionale dei Periti Agrari conferisce ulteriore solidità all’offerta formativa, segnando un passaggio importante verso la professionalizzazione della gestione del rischio nel settore.
Alla luce della crescente complessità imposta dai mutamenti climatici e dalle nuove dinamiche di rischio, emerge con chiarezza la necessità per il settore agricolo italiano di ripensare strumenti e approcci. L’evoluzione normativa, le sfide assicurative e il fabbisogno di competenze specialistiche non rappresentano più variabili secondarie, ma elementi centrali su cui costruire la tenuta futura delle imprese. In questo contesto, investire in formazione avanzata e adottare metodologie strutturate di gestione del rischio non è soltanto una risposta alle emergenze contingenti, bensì un passo cruciale verso una maggiore capacità di adattamento e competitività. Solo attraverso percorsi formativi dedicati e strategie condivise tra attori pubblici e privati sarà possibile affrontare con maggiore consapevolezza le incognite che il comparto si trova oggi a gestire.













