Sostenibilità ambientale

Bioraffinerie urbane: i depuratori diventano hub ambientali ed energetici



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Il progetto CAP Evolution a Rozzano segna una svolta nella gestione urbana delle risorse: depuratori riconvertiti in piattaforme multifunzionali per integrare il trattamento dei reflui con la produzione di energia e la valorizzazione dei rifiuti. Un modello basato su automazione, efficienza energetica e partnership locali che punta a rafforzare l’economia circolare e la resilienza delle utility nelle città

Pubblicato il 11 feb 2026



Bioraffinerie urbane
Il progetto di Gruppo CAP a Rozzano

Bioraffinerie urbane: una risposta innovativa per la gestione dei rifiuti

Una bioraffineria urbana è un impianto o eventualmente un insieme di impianti integrati tra loro che applica alla città la logica della bioraffineria “tradizionale” vale a dire la trasformazione degli scarti e dei rifiuti organici urbani in energia e prodotti bio-based ad alto valore. La bioraffineria urbana opera prevalentemente sulla frazione organica dei rifiuti solidi urbani come alternativa al compostaggio, alla digestione “semplice” o allo smaltimento.

Bioraffinerie urbane: la città diventa una miniera di biomassa

Sotto un certo punto di vista i principi delle bioraffinerie urbane tendono a considerare la città come una sorta di “miniera di biomassa”, vale a dire un ambiente con una forte presenza di rifiuti alimentari, sfalci, di residui della ristorazione che dopo essere stati selezionati possono essere avviati a processi biotecnologici e chimici per la produzione di energia o per altre finalità trasformative.

Come funziona, in estrema sintesi, una bioraffineria urbana?

Il funzionamento delle bioraffinerie urbane è basato su diverse funzioni e principi. In generale prevede una serie di passaggi che iniziano con i pretrattamenti che comprendono la selezione, la separazione, la pulizia, l’omogeneizzazione; segue una fase di fermentazioni e processi di bioraffinazione con le quali si realizzano piattaforme chimiche e prodotti come ad esempio (in funzione dei casi) il bioetanolo avanzato, i bioprodotti, oppure i building block chimici, i biopolimeri o gli additivi. In altre forme di bioraffinerie urbane gli obiettivi finali sono rappresentati da vettori energetici e calore.

Quali sono in sintesi le differenze tra le bioraffinerie urbane e gli impianti tradizionali di gestione dell’organico?

Per comprendere il valore delle bioraffinerie urbane può essere utile confrtontarle in estrema sintesi con i principi di funzionamento degli impianti tradizionali di gestione del rifiuto organizo. Le raffinerie urbane sono progettate per estrarre prima di tutto i materiali che hanno più valore per poi valorizzare energeticamente la parte residua, massimizzando nello stesso tempo sia il rendimento relativo alla gestione delle risorse sia l’impatto ambientale. Si può poi aggiungere che se l’impianto tradizionale nasce per ridurre la quantità di materiali da conferire in discarica, la bioraffineria urbana ha anche la finalità di creare prodotti in grado di sostituire o di creare delle alternative ai prodotti fossili, di fatto inserendosi, pur con qale specificità, nelle logiche dell’economia circolare per contribuire alla creazione di un ambiente sostenibile.

Come si arriva alle bioraffinerie urbane: il caso del Gruppo CAP

Il percorso che porta alla realizzazione di bioraffinerie urbane può essere diverso in funzione delle specificità di ciascun centro urbano. Un caso di particolare importanza è rappresentato dalla scelta del Gruppo CAP di implementare una strategia verso le bioraffinerie urbane che trasforma i depuratori in piattaforme multifunzionali capaci di integrare il trattamento dei reflui con la produzione di energia e la valorizzazione delle materie prime seconde. Questa visione, supportata da nuove tecnologie e partnership locali, mira a rafforzare il ruolo degli impianti come snodi centrali per l’economia circolare e la sostenibilità ambientale nelle città.

Da depuratore a bioraffineria urbana: la strategia evolutiva del Gruppo CAP

La strategia per la realizzazione di bioraffinerie urbane attraverso la riconversione di depuratori trova un esempio concreto nell’impianto di Rozzano di Gruppo CAP dove si è lavorato per superare la funzione tradizionale dei depuratori allo scopo di trasformarli in asset multifunzionali, capaci di integrare sia la gestione idrica (water management), sia la valorizzazione dei rifiuti e la produzione di energia.

Bioraffinerie urbane: innovazione per massimizzare la gestione delle risorse

L’approccio riflette una visione che privilegia la massimizzazione delle risorse generate dai processi di depurazione, sfruttando le capacità infrastrutturali esistenti per ampliare il perimetro d’azione verso attività a maggiore valore aggiunto per il territorio e il sistema produttivo. In questo contesto, l’impianto di Gruppo CAP di Rozzano si configura come un sito pilota per testare soluzioni operative scalabili, in cui l’efficienza ambientale e la resilienza dei servizi diventano leve strategiche per la competitività e la sostenibilità delle utility urbane.

Nuova piattaforma integrata: caratteristiche tecniche e obiettivi delle bioraffinerie urbane

L’ampliamento della piattaforma presso l’impianto di Rozzano si caratterizza per una progettazione che punta sulla modularità e sull’automazione dei processi. La nuova sezione è dimensionata per trattare volumi significativi di rifiuti liquidi speciali non pericolosi — fino a 104.000 tonnellate annue — a cui si aggiunge una capacità dedicata al trattamento di rifiuti solidi alimentari confezionati, pari a 3.000 tonnellate annue.

Una produzione di biogas a disposizione anche per l’autoconsumo

Il sistema si avvale di 11 serbatoi in acciaio inox per lo stoccaggio, un laboratorio interno per il monitoraggio delle matrici in ingresso e uscita, e un pretrattamento chimico-fisico progettato per ottimizzare i rendimenti della digestione anaerobica a valle. L’obiettivo è duplice: da un lato, garantire elevati standard di sicurezza e tracciabilità nella gestione dei flussi; dall’altro, incrementare la produzione di biogas destinato all’autoconsumo energetico dell’impianto stesso.

Sinergie tra trattamento dei rifiuti ed efficienza energetica

La nuova configurazione operativa consente un’integrazione stretta tra le filiere della depurazione e quelle del recupero energetico. L’apporto supplementare di frazione organica derivante dai rifiuti solidi alimentari rende più efficiente il processo di digestione anaerobica, aumentando sia i volumi di biogas prodotti sia la quota di energia elettrica ed energia termica disponibili onsite.

Un contributo alla riduzione delle emissioni legate al ciclo dei rifiuti

Questo circolo virtuoso permette all’impianto non solo di coprire una parte crescente del proprio fabbisogno energetico interno, ma anche di ridurre sensibilmente le emissioni legate al ciclo dei rifiuti. Il risultato è una maggiore autonomia operativa e una migliore capacità di adattamento alle esigenze variabili del territorio servito.

Economia circolare locale: partnership tra impianto CAP Evolution e teleriscaldamento Atmos

Un altro aspetto importante nella progettazione e gestione di bioraffinerie urbane è la capacità di creare e sostenere ecosistemi collaborativi. Nello specifico del caso relativo al Gruppo CAP va poi sottolineata l’interconnessione tra l’impianto CAP Evolution e la rete di teleriscaldamento gestita da Atmos che introduce una dimensione sistemica nella gestione delle risorse energetiche a scala locale.

Un contributo alla stabilità della rete e alla riduzione delle fonti fossili

Lo scambio termico tra i due poli consente sia il recupero del calore residuo generato dal biogas sia l’ottimizzazione delle condizioni operative dei digestori attraverso l’apporto energetico esterno. Questa sinergia favorisce un utilizzo più razionale dell’energia prodotta localmente, contribuendo alla stabilità della rete e riducendo l’affidamento su fonti fossili. Il modello proposto si pone come riferimento replicabile per altri contesti urbani interessati a strategie integrate di economia circolare applicata ai servizi pubblici.

Depuratori come hub ambientali ed energetici: prospettive future

La traiettoria delineata dal progetto del Gruppo CAP a Rozzano suggerisce uno scenario in cui i depuratori abbandonano progressivamente il ruolo monofunzionale per assumere quello di veri e propri hub ambientali ed energetici al servizio della città.

L’evoluzione verso la green utility implica la capacità di intercettare nuove opportunità nei mercati della gestione rifiuti e dell’energia rinnovabile, promuovendo modelli improntati alla resilienza infrastrutturale e alla neutralità climatica. In prospettiva, questa trasformazione potrebbe ridefinire anche le logiche regolatorie e le partnership pubblico-private nel settore delle utility, aprendo spazi a forme innovative di collaborazione e finanziamento orientate alla rigenerazione urbana sostenibile.

Un modello sempre più integrato come fattore abilitante per la creazione di bioraffinerie urbane

Nel contesto di una transizione energetica sempre più rilevante per le amministrazioni locali e le utility, l’esperienza del Gruppo CAP evidenzia come la gestione delle risorse idriche possa evolvere verso modelli integrati capaci di abilitare nuove sinergie tra sostenibilità ambientale e sviluppo infrastrutturale. Le scelte operate nell’ambito della piattaforma CAP Evolution dimostrano che i depuratori possono assumere un ruolo strategico nella valorizzazione dei sottoprodotti e nella produzione di energia, favorendo la nascita di partnership territoriali orientate a un’economia circolare concreta. In questa prospettiva, la collaborazione tra pubblico e privato e l’adozione di tecnologie mature rappresentano elementi centrali per rafforzare la resilienza dei servizi essenziali urbani, in linea con le esigenze di decarbonizzazione e innovazione richieste dal contesto europeo.

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