La ricerca

Smart working, tre dirigenti su quattro in difficoltà sulla cybersecurity

I risultati dello studio Citrix che prende in esame Stati Uniti ed Europa: il 74% dei decision maker della sicurezza lamenta controlli e procedure sempre più complesse. Ma il 71% afferma che gli ambienti IT aziendali sono oggi più sicuri rispetto al pre-pandemia

Pubblicato il 21 Ott 2021

citrix
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

La sicurezza informatica rimane un argomento chiave per le aziende dopo l’emergenza pandemia, mentre la gestione della cybersecurity è diventata progressivamente più difficile per gli addetti ai lavori con il passare dei mesi e l’intensificarsi delle minacce. A evidenziarlo è la ricerca “The State of Security in a Hybrid World”, condotta su 1.250 decision maker nel settore della sicurezza in medie e grandi aziende tra gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, la Germania e i Paesi Bassi da Citrix.

A complicare il compito degli addetti alla sicurezza nell’ultimo periodo c’è stato il fatto che la superficie di attacco si sia ampliata considerevolmente, con gli utenti che lavorano ovunque e spesso utilizzano dispositivi personali per accedere alle app su cloud e alle risorse aziendali. Questo comporta nuove difficoltà nelle attività di difesa, con il 74% del campione che sottolinea come le procedure e i controlli siano diventati più complessi con la transizione delle loro organizzazioni al lavoro da remoto e al lavoro ibrido, mentre il 73% si trova a “combattere” per tenersi al passo con il crescente volume delle minacce.   

Spostando l’attenzione sui lavoratori, il 66% afferma che poter lavorare da remoto, da casa o da qualsiasi dispositivo è “estremamente” o “molto importante”, con l’86% degli intervistati che ritiene “estremamente” o “molto importante” creare un’esperienza di lavoro ottimale, mentre 9 su 10 misurano l’impatto della sicurezza delle informazioni sull’esperienza dei dipendenti e sulla produttività.

“Le organizzazioni IT iniziano a capire che nel momento in cui adottano modelli di lavoro ibridi, il loro approccio alla sicurezza deve cambiare – spiega Kurt Roemer, Chief security strategist di Citrix – Piuttosto di strategie dal classico stile ‘commando e controllo’, è necessario adottare un approccio più intelligente e focalizzato sulle persone e capace di proteggere chi lavora senza impatti negativi sulla sua esperienza”.

Per il 79% dei decision maker la pandemia ha creato un’opportunità per ripensare completamente alla loro strategia di sicurezza a lungo termine, anche se rimangono da risolvere una serie di criticità evidenziate dai dipendenti. Tra queste la connettività di bassa qualità (per il 43% del campione), la navigazione virtuale dei problemi tecnici (34%), e l’impossibilità di avere supporto IT velocemente e facilmente (32%).

Tutto sommato, in ogni caso, il 46% dei decision maker responsabili della sicurezza si sentiva “abbastanza preparato” per il lavoro da remoto nel momento in cui è esplosa la pandemia, e l’84% si sente oggi “molto” o “abbastanza preparato” per mettere in sicurezza un forza lavoro ibrida, che si trovi in ufficio o a casa. Per il 58% del campione gli investimenti in sicurezza sono aumentati di una media del 40% negli ultimi 12 mesi, e per il 71% l’ambiente IT aziendale oggi è più sicuro di prima che arrivasse la pandemia. Una constatazione che può sostenere la convinzione che guida il 52% degli intervistati, quella cioè che la maggior parte della propria forza lavoro sarà per sempre ibrida o da remoto.

Nel far sì che questo sia realizzabile – sottolinea Roemer – Il modello ibrido è il futuro del lavoro, e l’IT giocherà un ruolo fondamentale. Con la giusta tecnologia, è possibile offrire accesso sicuro, coerente e affidabile alle risorse di cui i dipendenti hanno bisogno per performare al meglio ovunque essi si trovino”.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati