Analisi

Telco e sostenibilità: il ruolo delle funzioni cloud-native

La sfida per gli operatori è di diventare sempre più efficienti dal punto di vista energetico. Alix Leconte, VP for Service Providers Emea di F5: “Le funzioni di rete cloud native entreranno sempre più in gioco per ottenere la massima efficienza mantenendo la scalabilità delle reti”

Pubblicato il 21 Apr 2023

Alix Leconte

Man mano aumenta la pressione sugli operatori telco perché diventino più efficienti, come testimonia il rapporto Climate Action Survey 2022 di Telecoms.com, secondo cui la riduzione del consumo energetico è la sfida operativa più urgente per il settore. Un’indagine tra i network strategist condotta da Heavy Reading ha rivelato che la strategia più utilizzata è stata – per il 52% del campione – di spostare il maggior numero possibile di funzioni su una piattaforma infrastrutturale comune, seguita dalla riduzione dell’ingombro dell’infrastruttura e dall’aumento dell’efficienza energetica con l’edge computing (45%). Poi ancora il consolidamento delle funzioni e dei vendor per una gestione energetica più rigorosa e l’efficienza dei costi (40%).

Le opportunità dell’approccio cloud-native

“Secondo il rapporto dell’istituto di ricerca Capgemini (Networks on Cloud: A Clear Advantage) quasi la metà della capacità delle reti di telecomunicazione sarà totalmente cloud-native nei prossimi tre-cinque anni – spiega Alix Leconte, VP for Service Providers Emea di F5 (nella foto) – Lo studio indica inoltre che gli operatori spenderanno 206 milioni di dollari all’anno per questa cloud transformation nei prossimi cinque anni. Le organizzazioni che si avvicineranno per tempo al passaggio al cloud-nativo è possibile ottengano il massimo valore in termini economici e di sostenibilità ambientale. Per quanto riguarda quest’ultima, la ricerca suggerisce che chi abbraccia il telco cloud dovrebbe ridurre le emissioni di gas serra del 5% nei prossimi tre-cinque anni”.

Ma quali saranno i vantaggi abilitati dal telco cloud? Parliamo di sostenibilità, grazie alla riduzione delle emissioni delle strutture, con la riduzione ad esempio dell’impronta degli hardware fisici, il minor consumo di energia, l’autoscaling della rete on demand e la gestione del consumo energetico delle torri di telefonia mobile utilizzando l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico. “Ecco perché le funzioni di rete cloud native (CNF), implementazioni software di una funzione o di una applicazione tradizionalmente eseguite su un dispositivo fisico, entreranno sempre più in gioco – spiega nella sua analisi Leconte – o almeno dovrebbero”.

“Costruita appositamente per spostare i carichi di lavoro su architetture cloud-native, questa tecnologia può eliminare i ‘pesanti’ layer legacy di software di virtualizzazione delle telco – prosegue – oltre ad automatizzare e orchestrare le operazioni per ottenere la massima efficienza. Tutto questo senza rinunciare alla possibilità intrinseca di poter scalare le loro reti”.

Questo approccio, in altre parole, consente di combinare più funzioni su un’unica piattaforma, aumentando le prestazioni e utilizzando meno capacità di server, meno cicli di Cpu e, quindi, meno energia. “Ad esempio – prosegue Leconte – chi gestisce reti 5G può migrare le funzioni di rete esistenti verso versioni cloud-native delle stesse”.

Un solo comando per più funzioni di rete

“È importante notare che, con le Cnf consolidate, un singolo comando (o chiamata Api) può attivare più funzioni di rete, come il Dns, il firewall gateway-Internet (GiFw) e la traduzione degli indirizzi di rete carrier-grade (Cgnat). In questo modo, si apre uno scenario di flessibilità completamente nuovo – sottolinea Leconte – che comprende la possibilità di scalare i carichi di lavoro quando necessario. Un operatore potrebbe, ad esempio, utilizzare le Cnf per fornire rapidamente capacità di calcolo e di rete per un grande evento sportivo e poi interromperle al termine del torneo, secondo le necessità. Un approccio tradizionale, che prevede l’esecuzione di funzioni su hardware dedicato, può richiedere diversi mesi per la configurazione”.

L’approccio di F5

“In F5 abbiamo completamente disaccoppiato i nostri control e data plane per costruire vere e proprie funzioni cloud-native da zero – spiega Leconte – Ora siamo in grado di scalare il piano dati e attivare e disattivare applicazioni/funzioni critiche in pochi secondi, rispetto ai 15 minuti circa delle soluzioni Cnf della concorrenza. Un “wrapper” virtualizzato è meno efficace di una vera Cnf e richiede funzioni diverse collocate in server diversi.

F5 sta inoltre introducendo versioni refactored delle funzioni di sicurezza software utilizzate per l’hardware BIG-IP e delle funzioni di rete virtuali in un fattore di forma Cnf, tra cui Edge Firewall, Cgnat, Dns e Policy Enforcer. Questa compatibilità consente alle telco di migrare senza problemi verso un’architettura cloud-native quando è opportuno farlo, proteggendo al contempo l’investimento iniziale”.

“Inoltre – conclude Leconte – è possibile eseguire la nostra suite di Cnf su hardware F5 ottimizzato per Cnf (piuttosto che su hardware commerciale off-the-shelf), realizzando flessibilità aggiuntiva. L’offloading di funzionalità selezionate sull’hardware consente alle telco di amplificare in modo significativo le prestazioni, ottenendo il meglio da entrambi i mondi, ovvero di disporre delle caratteristiche cloud-native beneficiando della maggiore potenza di prestazioni di un dispositivo hardware F5. Come sempre, la scelta è importante: non esiste un approccio unico alla sostenibilità”.

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