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Supply chain sustainability: chiari i benefici finanziari, preoccupano le normative

In base a una ricerca DNV, grazie agli investimenti nella sostenibilità della supply chain, il 40% delle aziende con base in Europa ha registrato una crescita dei ricavi e il 34% risparmi sui costi. Tuttavia, per il 35% la mancanza di conoscenza e preparazione alle normative in arrivo rappresenta il principale ostacolo che impedisce di adeguarsi alle leggi sulla supply chain sustainability

Pubblicato il 09 Gen 2024

Fonte: "Lean and Green: building sustainable and cost-efficient supply chains", DNV

Non bisogna più scegliere tra catene di approvvigionamento “lean” o “green” perché esiste un chiaro e diretto legame tra gli investimenti nella supply chain sustainability e i benefici finanziari che si traggono. Permangono invece alcune incertezze su come rispondere all’ultima serie di regolamenti europei ESG che entreranno in vigore dal 2024. E’ ciò che emerge dal report pubblicato da DNV dal titolo “Lean and Green: building sustainable and cost-efficient supply chains” condotto su un campione di 525 business leader e dirigenti con base in Europa di aziende che hanno oltre 250 milioni di dollari di fatturato annuo globale, con l’obiettivo di indagare il reale impatto delle pratiche sostenibili sui risultati aziendali e le sfide ancora da affrontare.

Supply chain sustainability: l’approccio “lean” non esclude il “green”

Il dato che merita attenzione vede un dirigente su quattro affermare di aver registrato un aumento dei ricavi grazie agli investimenti nella sostenibilità delle catene di fornitura da parte del proprio business e un altro 38% prevede di ottenerlo nel prossimo anno. Inoltre, più di un terzo (34%) ha dichiarato che la supply chain sustainability ha già generato risparmi sui costi, mentre il 40% prevede di raggiungerli entro l’anno.

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Ciò significa che gli obiettivi lean e green non si escludono a vicenda. Se dotate di una comprensione verificata dei costi del ciclo di vita e dell’impatto sulla sostenibilità dei materiali e di altri input, le aziende hanno tute le carte in regola elaborare strategie di approvvigionamento che soddisfino entrambe le agende.

A frenare è la mancanza di comprensione dell’LCA e di preparazione alle nuove normative

Nonostante la maggior parte degli intervistati abbia avviato alcune iniziative di sostenibilità nella propria attività, il 35% ha dichiarato che la mancanza di conoscenza e di preparazione per l’ondata di normative in arrivo – come la Direttiva UE sulla Due Diligence Aziendale (CSDDD), il Regolamento sulla Progettazione Ecocompatibile dei Prodotti Sostenibili, la Direttiva sulla Rendicontazione della Sostenibilità Aziendale (CSRD) e il Meccanismo di Aggiustamento del Carbonio alle frontiere (CBAM) – rappresenta il secondo principale ostacolo che impedisce alla propria azienda di adeguarsi alle leggi sulla sostenibilità della supply chain. Finora, solo un terzo delle aziende intervistate è conforme a tali norme.

Il primo scoglio da superare è legato invece al Life Cycle Assessment (LCA) che, definito dalla norma ISO 14040, consente alle aziende di misurare con precisione l’impatto ambientale dei propri prodotti in ogni fase del loro ciclo di vita, dall’acquisizione delle materie prime alla produzione e all’utilizzo fino allo smaltimento a fine vita. Vitale per soddisfare la crescente domanda di prodotti e servizi green, nel rispetto delle normative in arrivo. Senza una comprensione dell’impatto di un prodotto durante il suo intero ciclo di vita, infatti, le affermazioni sulla sua sostenibilità non possono essere verificate.

Fonte: "Lean and Green: building sustainable and cost-efficient supply chains", DNV
Fonte: “Lean and Green: building sustainable and cost-efficient supply chains”, DNV

Il ruolo delle tecnologie digitali per la supply chain sustainability

Paul McNeillis, Regional Director, Europe – Supply Chain & Product Assurance di DNV, pone l’accento sull’utilizzo sempre più massiccio di tecnologie digitali da parte delle aziende con il fine di misurare, rendicontare, verificare e ridurre le emissioni di anidride carbonica della propria supply chain e i costi associati. Una tendenza che dimostra come la trasformazione digitale possa concretamente aiutarle a ottimizzare sia i costi che la sostenibilità senza compromessi.

La crescita degli investimenti, spiega McNeillis, è da ricondurre sicuramente alla necessità di adempiere ai requisiti obbligatori delle normative sulla sostenibilità per garantire la tracciabilità e la conformità al rispetto dei diritti umani lungo le proprie catene di fornitura. Quanto all’intensa domanda posta da clienti e investitori per ridurre la carbon footprint e contribuire ad una società giusta.

Allo stesso tempo, ciò che muove le imprese in questa direzione è il potenziale delle soluzioni di digital assurance nella gestione dei rischi ambientali e sociali che aiuta a ridurre al minimo, in parallelo, sia le inefficienze dei costi che l’impatto ESG dei prodotti durante il loro ciclo di vita.

A dimostrazione di ciò, circa un terzo degli intervistati afferma che le proprie iniziative di supply chain digitale hanno già prodotto una crescita dei ricavi e un risparmio sui costi, mentre circa la metà prevede che tali benefici si concretizzeranno entro il prossimo anno.

C’è comunque un ampio margine di miglioramento. Infatti, finora solo poco più della metà delle aziende intervistate ha raggiunto la piena adozione o comunque la piena maturità nell’IoT, mentre Digital Twin, Robotica e Blockchain – tutte tecnologie ancora emergenti nelle catene di approvvigionamento – sono in ritardo.

“Le imprese che hanno dubbi devono determinare il proprio stato di preparazione per queste normative con una chiara analisi delle lacune e mettere in atto un piano di conformità e di creazione di valore prima delle date di implementazione” ha aggiunto McNeillis.

Essere sostenibili mantenendo la redditività: è possibile con gli strumenti giusti

Geir Fuglerud, CEO – Supply Chain & Product Assurance di DNV, sottolinea che, con la crescente pressione proveniente dalle autorità di regolamentazione, investitori, media e consumatori in ambito ambientale e sociale, l’impegno di mantenere la sostenibilità e la redditività rappresenta una sfida ambiziosa. Tuttavia, Fuglerud dichiara che il report dimostra la fattibilità di questo obiettivo, a condizione che le aziende dispongano degli strumenti digitali appropriati per monitorare, misurare, verificare e rendicontare efficacemente le iniziative di sostenibilità, mantenendo una conoscenza approfondita delle normative.

DNV, spiega il CEO, riveste un ruolo fondamentale nel supportare aziende pubbliche e private in tutto il mondo nel percorso verso la sostenibilità della catena di approvvigionamento e l’aggiornamento sulle tecnologie disponibili costituisce un elemento essenziale di questo processo.

“Ci auguriamo che questo report infonda un po’ di fiducia per la strada da intraprendere e che le raccomandazioni in esso delineate possano supportare un maggior numero di imprese a garantire che l’assimilazione di pratiche sostenibili non debba per forza significare maggiori spese generali ma che, se realizzata in modo efficace e sostenuta dagli strumenti giusti, possa sbloccare un grande potenziale di crescita” conclude Fuglerud.

Su ESG Smart Data una selezione e una sintesi delle ricerche e delle analisi sul ruolo e sulle prospettive della sostenibilità per le imprese e per le pubbliche amministrazioni.

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