La ricerca

Supply chain, la sostenibilità al centro dell’attenzione del procurement

I dati della ricerca Sap: le sfide green sono al secondo posto tra le preoccupazioni dei professionisti del campo, dopo la gestione delle interruzioni della catena di approvvigionamento. Ma il comparto acquista importanza anche per il raggiungimento degli obiettivi ambientali

18 Gen 2022

Tra le sfide più critiche che preoccupano i professionisti della supply chain, dopo la carenza e le interruzioni di fornitura, c’è al secondo posto il tema della sostenibilità. E’ quanto emerge da una recente ricerca pubblicata da Sap sul ruolo dell’area procurement, condotto con Regina Corso Consulting, che ha coinvolto i professionisti della supply chain negli Stati Uniti. Dal report emerge che nonostante soltanto il 28% degli intervistati affermi che la sostenibilità sia fonte di preoccupazione, il 91% dichiara che la propria azienda ha obiettivi di sostenibilità specifici e il 95% conferma che il procurement svolge un ruolo significativo nel raggiungimento di tali obiettivi.

Tra le principali preoccupazioni dei professionisti della supply chain seguono poi la riduzione dei costi (27%), la gestione commenti dei clienti (21%), la trasformazione digitale (20%) e la conformità normativa (18%). Il 90% dl campione inoltre ritiene che il procurement abbia assunto maggiori responsabilità nell’affrontare le sfide della catena di approvvigionamento e della sostenibilità, e il 49% afferma che carenze e interruzioni sono causa di continua apprensione.

“Le interruzioni della catena di approvvigionamento non sono una nuova sfida, ma il problema è stato drammaticamente aggravato e prolungato a causa delle continue carenze e dei ritardi dovuti alla pandemia – spiega Etosha Thurman, Chief Marketing and Solutions Officer, Intelligent Spend and Business Network, Sap – Per affrontare queste circostanze imprevedibili, i leader della supply chain devono sfruttare in modo strategico i processi di procurement per gestire efficacemente le relazioni con i fornitori, mitigare le frustrazioni dei clienti, controllare i costi e garantire la resilienza del business”.

Tra la pandemia globale, la carenza di manodopera, le interruzioni nei processi di approvvigionamento e la crescente domanda di sostenibilità da parte dei consumatori, i professionisti della supply chain intervistati concordano sul fatto che il procurement ha assunto un ruolo più strategico per aiutare a mitigare le sfide più critiche. Così il 50% afferma che il procurement aiuta ad alleviare le sfide della supply chain migliorando la trasparenza della catena di approvvigionamento, il 48% che aiuta a sviluppare migliori relazioni con i fornitori, il 45% afferma che sta aiutando a diversificare i fornitori per ottenere maggiore resilienza, il 33% che sta aiutando a modificare i termini di pagamento per migliorare la liquidità dei partner commerciali e il 21% che aiuta a riqualificare i talenti per affrontare nuove priorità di business.

Dalla ricerca emerge inoltre come il procurement si sia ritagliato un ruolo nell’aiutare le aziende a offrire e ottenere visibilità, trasparenza e responsabilità dai propri fornitori, soprattutto in caso di potenziali interruzioni, consentendo di spostarsi rapidamente verso nuovi partner per garantire continuità del business.

Quanto infine al rapporto con i clienti e al ruolo dei consumatori, il 54% afferma che i clienti dovrebbero concedere più tempo per l’evasione dell’ordine, il 46% che i clienti dovrebbero acquistare più prodotti locali e ordinare con maggior anticipo, il 33% che i clienti dovrebbero essere disposti a pagare di più in considerazione dei maggiori costi del processo di approvvigionamento. Infine il 32% degli intervistati afferma che i clienti dovrebbero avere più empatia e comprensione per i ritardi.

“Se le catene di approvvigionamento post-pandemiche devono essere resilienti, devono essere sostenibili. Non è sufficiente monitorare ed esaltare le virtù green, la sostenibilità deve diventare parte del modo in cui vengono gestite le catene di approvvigionamento – conclude Simon Ellis, Program VP, Idc – Dall’altro lato, la crescita dell’e-commerce e le aspettative dei consumatori per la consegna il giorno successivo sono spesso in contrasto con una consegna sostenibile e l’impronta ecologica. Dovrà esserci un riequilibrio o una razionalizzazione del modo in cui le persone consumano: ho davvero bisogno del prodotto il giorno dopo?”.

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