Contrariamente alla logica comune che spesso vede contrapposti business e impegno etico, una ricerca condotta dalla NEOMA Business School ribalta questa prospettiva. Lo studio, basato sull’analisi di 24 tensioni vissute da dieci dirigenti di PMI dimostra che le imprese che ottengono i risultati migliori sono proprio quelle che scelgono di affrontare direttamente le contraddizioni tra redditività e sostenibilità invece di aggirarle. Lungi dall’essere ostacoli, queste tensioni agiscono come vere e proprie leve di performance, permettendo di sviluppare capacità decisionali più solide.
PMI e sostenibilità: la necessità di affrontare i dilemmi strutturali
Ogni PMI impegnata attivamente nella sostenibilità incontra momenti in cui gli obiettivi economici, sociali e ambientali spingono in direzioni opposte. Questi dilemmi non sono semplici incidenti di percorso, ma sono elementi strutturali della gestione d’impresa moderna. Un esempio emblematico citato nello studio riguarda la scelta tra brevettare un’innovazione per proteggere l’impresa o diffonderla in open source per massimizzare l’impatto ecologico. La soluzione adottata in un caso reale—depositare il brevetto senza richiedere royalties—mostra come una soluzione ibrida possa proteggere l’impresa servendo contemporaneamente la sua missione.
Agilità decisionale: i due modelli di sensemaking
I ricercatori hanno identificato due modalità decisionali complementari che i dirigenti più efficaci sanno alternare in base alla natura del dilemma affrontato. L’agilità decisiva non deriva dall’uso esclusivo di un singolo approccio, ma dalla flessibilità cognitiva necessaria per passare dall’uno all’altro a seconda della situazione specifica.
Sensemaking lineare per le urgenze
Di fronte a tensioni immediate e urgenti, come una minaccia alla sopravvivenza aziendale o un bisogno improvviso di finanziamento, i dirigenti attivano il cosiddetto sensemaking lineare. Si tratta di una modalità decisionale rapida e mirata: i leader sanno cosa cercano, confrontano le opzioni disponibili e decidono senza indugio. Questa reattività è fondamentale per preservare la continuità dell’attività senza tuttavia sacrificare gli impegni di sostenibilità presi dall’impresa.
Sensemaking aperto per la complessità
Quando le sfide sono ambigue o intrinsecamente complesse, i responsabili aziendali più performanti adottano un sensemaking aperto. In questo scenario, il perimetro di analisi viene volutamente ampliato coinvolgendo esperti, clienti e partner istituzionali prima di giungere a una decisione finale. Questo approccio permette di trasformare un vincolo apparente in una leva strategica, dimostrando che i dirigenti di successo non “scelgono” semplicemente tra i poli della tensione, ma imparano a gestirli attraverso la consultazione e la rivalutazione della strategia.
La sostenibilità come competenza strategica per il futuro
Lo studio sottolinea un punto cruciale: un forte impegno etico non garantisce di per sé una performance automatica. Il vero motore del successo risiede nella capacità di decidere efficacemente in condizioni di incertezza, una competenza che viene allenata e rafforzata proprio dal dover affrontare costantemente le sfide della sostenibilità.
Qualificare la tensione per ottimizzare le risorse
I dirigenti capaci di qualificare rapidamente la natura di una tensione—capendo se sia urgente o complessa, interna o legata al contesto esterno—prendono decisioni migliori e con un minor spreco di energia. Questa capacità di analisi distingue le PMI capaci di trasformare i vincoli in opportunità competitive. In ultima analisi, la gestione delle tensioni tra profitto e ambiente non è più solo una scelta etica, ma è diventata una competenza strategica fondamentale per la sopravvivenza e la crescita delle PMI moderne.







