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Cybersecurity: AI e automazione riducono l’impatto e i costi delle violazioni di dati

Secondo l’IBM Cost of a Data Breach Report 2023, in Italia il costo complessivo delle violazioni di dati è pari a 3,55 milioni di euro, in crescita rispetto ai 3,03 milioni di euro nel 2021. Le tecnologie intelligenti possono rivelarsi preziose in termini di Governance ESG: grazie ad esse, le aziende italiane hanno ridotto i cicli di vita delle violazioni di 112 giorni e i costi delle violazioni di dati di 1,56 milioni di euro

Pubblicato il 26 Lug 2023

Rendere più sicuro il patrimonio informativo aziendale? Una priorità anche delle policy di Governance ESG, ormai, considerato che in Italia il costo medio complessivo delle violazioni di dati è pari a 3,55 milioni di euro, in crescita rispetto ai 3,03 milioni di euro nel 2021 e ai 3,40 milioni di euro del 2022. Nell’ultimo decennio, il costo medio per ogni violazione dei dati è cresciuto del 55% (da 95 euro nel 2013 a 147 euro nel 2023).

Ma come agire? Con la tecnologia: l’intelligenza artificiale e l’automazione, infatti, hanno avuto il maggiore impatto sulla velocità di identificazione e contenimento delle violazioni.  Il loro uso ha comportato un ciclo di vita della violazione dei dati più breve di 112 giorni (199 contro 311 giorni), oltre a costi di violazione dei dati inferiori di quasi 1,56 milioni di euro (2,97 milioni di euro) rispetto alle organizzazioni che non hanno utilizzato queste tecnologie (4,53 milioni di euro). Tuttavia, poiché quasi il 38% delle organizzazioni in Italia non ha ancora integrato l’AI e l’automazione nei propri sistemi di sicurezza informatica, le organizzazioni hanno ancora notevoli opportunità per aumentare la velocità di rilevamento e di risposta e di ridurre i costi delle violazioni.

Lo rivelano i dati italiani compresi nel “Cost of a Data Breach Report” di IBM (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO), secondo il quale il costo medio globale di una violazione dei dati ha raggiunto 4,45 milioni di dollari nel 2023 – massimo storico per il report – in aumento del 15% negli ultimi 3 anni. A livello globale, i costi di rilevamento sono aumentati del 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il Report 2023 si basa su un’analisi approfondita delle violazioni dei dati di 553 organizzazioni su base mondiale, effettuata tra marzo 2022 e marzo 2023. La ricerca, finanziata da IBM Security e condotta da Ponemon Institute, è giunta alla 18a edizione.

Perdita di dati in più ambienti nel 41% dei casi

In media, in Italia i giorni necessari per identificare e contenere una minaccia informatica sono 235 (ci vogliono in media 174 giorni per identificare una violazione e 61 giorni per contenerla). Si tratta di 15 giorni in meno rispetto alla media italiana del 2022 (250 giorni). Questo dato è particolarmente interessante se si considera il dato pre-covid del 2019, che era di 283 giorni – 213 per identificare e 70 per contenere.

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Quasi il 41% delle violazioni dei dati analizzati ha comportato la perdita di dati in più ambienti, tra cui cloud pubblico, cloud privato e on-premise, dimostrando che i cybercriminali sono stati in grado di compromettere più ambienti evitando il rilevamento. Le violazioni dei dati che hanno avuto un impatto su più ambienti hanno anche portato a costi di violazione più elevati (3,72 milioni di euro in media).

Le aziende imputano i costi ai clienti e non incrementano gli investimenti

Il report rilevato, a livello globale, che il 95% delle organizzazioni intervistate ha subito più di una violazione ed è propenso a imputare ai clienti (57%) i costi degli attacchi subiti piuttosto che incrementare gli investimenti in sicurezza (51%).

Emerge inoltre che le vittime di ransomware che si sono rivolte alle forze dell’ordine hanno risparmiato in media 470.000 dollari di costi per violazione rispetto a quelle che hanno scelto di non denunciare l’attacco, che corrispondono al 37% del totale delle organizzazioni colpite. E quando gli attacchi vengono rilevati in autonomia dai responsabili sicurezza delle organizzazioni, i costi sostenuti per far fronte ai danni subiti sono inferiori (di circa 1 milione di dollari) rispetto a quando sono i cyber criminali stessi a dichiararli e a chiedere un riscatto.

L’importanza di una risposta rapida

“Il tempo è la nuova valuta nella sicurezza informatica sia per chi protegge l’azienda sia per i cybercriminali. Come indica il report, un rilevamento precoce e una risposta rapida possono ridurre significativamente l’impatto di una violazione”, ha dichiarato Chris McCurdy, General Manager, Worldwide IBM Security Services. “I responsabili della sicurezza devono focalizzarsi sulle aree di maggior successo degli hacker in modo da prevenire le loro azioni e fermarli prima che raggiungano i loro obiettivi. Gli investimenti impiegati per rilevare le minacce e per definire risposte rapide, grazie all’AI e all’automazione, sono fondamentali per mitigare al meglio gli attacchi”.

Ogni minuto è prezioso

Secondo il report di quest’anno, le organizzazioni intervistate che hanno adottano adeguate misure di sicurezza, soluzioni di intelligenza artificiale e automazione, hanno impiegato in media 108 giorni in meno per rilevare un attacco rispetto a quelle che non hanno fatto gli stessi investimenti, oltre ad aver registrato un significativo risparmio economico. Infatti, chi integra nei propri sistemi di sicurezza AI e automazione risparmia oltre 1,8 milioni di dollari (cifra record) sui costi di violazione dei dati.

Allo stesso tempo, gli hacker sono mediamente più veloci nel completare un attacco ransomware. Per molte aziende c’è ancora margine di miglioramento nell’ambito della sicurezza: il 40% infatti non ha ancora adottato tecnologie di AI e automazione pertanto ha l’opportunità di migliorare la velocità di rilevamento e di risposta agli attacchi.

Alcune delle organizzazioni analizzate sono restie a coinvolgere le forze dell’ordine durante un attacco ransomware, in quanto hanno la percezione che ciò complichi la situazione. In realtà, quest’anno, per la prima volta, il report di IBM ha analizzato in modo più approfondito la questione provando il contrario. Per le organizzazioni intervistate che non hanno coinvolto le forze dell’ordine il ciclo di vita delle violazioni è durato mediamente 33 giorni in più, rispetto a quello sperimentato da coloro che hanno scelto di rivolgersi alle stesse. Inoltre, chi non si è rivolto alle forze dell’ordine ha pagato in media 470.000 dollari in più per le violazioni rispetto a chi non lo ha fatto.

Violazioni intercettate dal responsabile sicurezza nel 33% dei casi

I responsabili della sicurezza difficilmente intercettano le violazioni in autonomia Secondo il Threat Intelligence Index 2023 di IBM, lo scorso anno i responsabili sicurezza delle aziende sono stati in grado di bloccare una percentuale più alta di attacchi ransomware. Tuttavia, gli hacker continuano a trovare il modo di eludere i sistemi di difesa delle organizzazioni. Il report ha evidenziato che il 33% delle violazioni è stato scoperto dai responsabili della sicurezza, il 27% è stato rivelato dallo stesso aggressore, mentre il 40% da una terza parte neutrale, come ad esempio le forze dell’ordine.

Le organizzazioni che hanno scoperto in autonomia di essere state violate hanno registrato costi inferiori di quasi 1 milione di dollari rispetto a quelle contattate direttamente dagli hacker (5,23 milioni di dollari contro 4,3 milioni di dollari). Le violazioni comunicate dai cybercriminali hanno inoltre avuto un ciclo di vita più lungo di quasi 80 giorni (320 contro 241) rispetto a quelle di chi ha identificato la violazione internamente. I significativi risparmi in termini di costi e di tempo che derivano dall’individuazione precoce dimostrano che investire in queste strategie può ripagare nel lungo periodo.

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