Governance

Liam Benham, IBM: concentriamoci sui valori, non sulle geografie

A colloquio con Liam Benham, Vice President, Government & Regulatory Affairs, Europe di IBM: serve una “precision regulation” per sbloccare il potenziale dell’innovazione e al contempo assicurare il rispetto dei diritti nell’era della trasformazione digitale, in un contesto di collaborazione transatlantica aperta alle eccellenze. Obiettivo: lavorare su valori condivisi

19 Lug 2022

Maria Teresa Della Mura

Stiamo assistendo alla fine della globalizzazione?
È questa la non facile e tutt’altro che banale domanda che si è posto Liam Benham, Vice President, Government & Regulatory Affairs, Europe di IBM, di passaggio tra Milano e Roma poche settimane fa.
“Abbiamo attraversato e stiamo attraversando un periodo molto difficile, a partire dal COVID, poi il conflitto in Ucraina, la crisi energetica… Ed è un periodo molto inquietante per i cittadini e molto impegnativo per le imprese che rimette in discussioni questioni che sembravano acquisite. Stiamo assistendo alla fine della globalizzazione? Qual è il confine tra protezionismo e autonomia strategica? Queste riflessioni sono oggi al centro del dibattito internazionale ed europeo e e sollevano molti interrogativi anche per una azienda come IBM. È vero, siamo una società con sede negli Stati Uniti, ma siamo in Europa da più di 100 anni e da quasi 100 in Italia. Per questo ci siamo sempre sentiti europei, ci siamo sempre sentiti parte dell’infrastruttura, del tessuto dell’Europa”.

Lavorare su una digitalizzazione inclusiva

La sensazione, sottolinea Benham, è che la richiesta di autonomia strategica nel settore digitale stia diventando molto tangibile.
“Nella nostra visione aziende come IBM dovrebbero essere parte integrante della digitalizzazione in Europa, se vogliamo aiutare le nostre aziende, le nostre startup”.
Benham è fermamente convinto che la digitalizzazione rappresenti la leva per far crescere di nuovo le nostre economie, attraverso tutti i settori, dall’energia, alla sanità, ai servizi finanziari, portando maggiori efficienze e produttività.
Ma, sottolinea, “dovrebbe essere una digitalizzazione molto inclusiva. Durante l’emergenza pandemica abbiamo assistito a una forte spinta alla digitalizzazione, ma non era una digitalizzazione uguale per tutti, né nelle scuole, né sui luoghi di lavoro, né nel sociale. Sono emerse le fragilità e le difficoltà in termini di accesso alla tecnologia”.
IBM, ricorda Benham, nella fase acuta della pandemia in Italia ha preso parte insieme a Cisco a un programma per consentire un più diffuso accesso all’apprendimento online e lo stesso sta facendo ora per i rifugiati ucraini, collaborando con alcune ONG dell’Europa centro-orientale.
“Ma la stessa attenzione deve essere prestata anche agli adulti. Senza le competenze giuste non si va avanti. Per questo penso che sia importante rendere disponibili programmi e piattaforme per la riqualificazione o per l’aggiornamento delle competenze già acquisite”.

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Servono regolamenti di precisione

La consapevolezza del ruolo che si può e si vuole avere in uno scenario così particolare, si accompagna ad una costante attenzione alle all’evoluzione del quadro normativo degli enti nazionali e internazionali, Unione Europea in primis.
“Circa il 70% o più della regolamentazione ha origine all’interno dell’Unione Europea e poi viene recepita dagli stati membri attraverso i rispettivi organi legislativi. Attraverso il nostro ufficio a Bruxelles collaboriamo con le Istituzioni europee che hanno la responsabilità di disegnare i processi dai quali deriverà lo scenario regolatorio per il futuro dell’innovazione. Al momento ci sono molte normative digitali e tecnologiche in corso di esame: parliamo di normative relative ai servizi digitali, di Data Act, di Artificial Intelligence Act…”.
È il momento di tenere alta l’attenzione, sottolinea Benham, “perché se i regolamenti non sono concepiti in un’ottica di precisione, se non prendono in considerazione il problema o il vulnus specifici ma tendono a essere concepiti in modo molto o troppo ampio, si rischia di inibire quel potenziale di innovazione che invece può alimentare la ripresa e la competitività dei Paesi. Per tale motivo riteniamo che sia importante portare un punto di vista consapevole e basato sull’esperienza per collaborare in modo costruttivo al disegno di un contesto favorevole all’innovazione.

L’invito a una “regolamentazione di precisione”, se così possiamo definirla non riguarda solo IBM o i grandi player del mondo della tecnologia, ma secondo Benham si estende anche a tutto l’universo delle startup, che oggi si sta arricchendo di nuovi soggetti che lavorano sui dati o sugli algoritmi: “Credo che si debba stare molto attenti al peso della regolamentazione. Assicuriamoci solo di non sovraccaricare il sistema con troppe normative difficilmente comprensibili. Il rischio di una regolamentazione troppo ampia e troppo rigida è che diventi un disincentivo a investire”.
Parlando di intelligenza artificiale, ad esempio, Benham trova positivo l’approccio della Commissione: un approccio basato sul rischio.
“È un approccio mirato e comprensibile. È questo in fondo il nostro messaggio: regolamentiamo il rischio, non la tecnologia in sé, assicurandoci che il quadro di riferimento sia coerente e gestibile, in particolare dalle startup”.

Verso una autonomia strategica aperta

Per cercare di spiegare meglio questo concetto, Benham “prende in prestito” le parole di Margrethe Verstager, commissario europeo per la concorrenza, la quale parla di una “open strategic authonomy”.
“Autonomia strategica aperta significa rafforzare le capacità digitali locali, cosa che tutti i Paesi dell’Unione debbono fare, ma farlo in modo aperto con partner che condividono lo stesso approccio e lo stesso pensiero. In questo sono convinto che le relazioni transatlantiche sono fondamentali perché basate su valori comuni in tema di democrazia, di apertura dei mercati, ecc. Come azienda, siamo pronti a contribuire con asset come il nostro cloud ibrido aperto, la nostra intelligenza artificiale, l’informatica quantistica alla costruzione di questa autonomia strategica, e pensiamo che sia importante costruirla con partner che condividono gli stessi valori”.

Attenzione ai valori

È sul termine valori che Benham si sofferma: “Dovremmo concentrarci maggiormente sui valori e non sulla geografia del quartier generale. Il fatto di avere una sede al di fuori dell’Unione Europea, non significa che non se ne condividano i valori. Noi siamo presenti da oltre 100 anni in Europa e da 93 in Italia: condividiamo definitivamente i valori dell’Unione e dell’Italia e pensiamo di poter dare un contributo importante lavorando con il nostro ecosistema, lavorando con i nostri clienti e partner europei per supportare la sicurezza tecnologica in Europa”.
Il punto, nella visione di Benham, è che una collaborazione  basata su valori e principi condivisi consente di attivare le migliori eccellenze che possano concorrere ad una vera sovranità digitale aperta.

“Pensiamo ad esempio ai valori nel settore digitale che contano davvero per l’Europa. Gran parte di essi corrisponde perfettamente alla nostra carta dei valori in materia di diritti fondamentali sulla privacy, sul trattamento corretto dei dati. Siamo stati una delle prime aziende ad avere principi molto chiari sulla fiducia e la trasparenza dell’intelligenza artificiale. Abbiamo esposto i nostri principi molto chiaramente e fin da subito: una Intelligenza Artificiale trasparente, incentrata sull’uomo, algoritmi spiegabili… Per questo sono convinto che i nostri valori siano coerenti con quelli europei”.
Per spiegare concretamente cosa questo significhi, Benham prende ad esempio la tecnologia quantistica.
“Siamo una delle più grandi organizzazioni di ricerca private al mondo e lavoriamo sulla tecnologia quantistica da decenni. Se un governo volesse cominciare oggi a lavorare da zero sul quantum, avrebbe bisogno di moltissimo tempo e risorse per recuperare il ritardo. Quindi, il nostro messaggio è un invito a non reinventare la ruota. Noi ci siamo e abbiamo un approccio di ecosistema molto aperto. Puntiamo sui valori e non sulle geografie. Limitarsi a lavorare solo con aziende che hanno sede nell’Unione europea non significa automaticamente ottenere la migliore innovazione o la migliore tecnologia.

ESG al centro dell’azione

Un’ultima riflessione Benham la dedica al tema sostenibilità ed ESG, evidenziando il ruolo che un’azienda come IBM può giocare per supportare gli obiettivi prefissati, in sintonia anche con l’impegno dell’Unione Europea.
“IBM ha assunto l’impegno di arrivare a net zero entro 2030, senza usare offset, ma in modo organico. Alcune delle nostre sedi, ad esempio nel Regno Unito, stanno anticipando i tempi. Questa è una questione chiave: si stanno aprendo nuovi data center e i data center richiedono un’elevata intensità energetica, quindi tutto il nostro settore deve concentrarsi su questo tema”.
Inoltre il digitale può dare un contributo decisivo in questa direzione: “Penso che IBM possa contribuire attraverso la digitalizzazione del comparto energetico, aiutando i propri clienti a ridurre le loro emissioni. Con il nostro portafoglio di soluzioni di digitalizzazione, possiamo aiutare i nostri clienti nella loro roadmap verso la sostenibilità. Molto stiamo facendo sul tema della rivoluzione verde, in sintonia con il Recovery Plan Europeo. Lo stesso si può dire per altre iniziative che riguardano la riduzione degli sprechi alimentari e, per quanto riguarda le persone, tutto quello che abbiamo messo in campo con le scuole, le università e sui percorsi di riqualificazione. Più in generale penso che l’ESG sia al centro di molto di ciò che facciamo ora”.

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