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Meno burocrazia, più prevedibilità: cosa chiedono imprenditori e freelance per crescere in Italia



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Secondo l’Osservatorio Qonto fare impresa in Italia resta complesso, ma imprenditori e freelance del nostro paese si distinguono per la resilienza e per una forte autonomia. L’ansia sui ricavi convive con un deciso orientamento alla crescita. Nelle risorse e nel supporto prevalgono autosufficienza e reti familiari, mentre le sfide chiave restano credibilità, clienti e prezzi

Pubblicato il 19 feb 2026



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Alexandre Prot, Co-Founder & CEO di Qonto

Fare impresa o lavorare da autonomi in Italia vuol dire muoversi in un contesto che, nel confronto europeo, risulta tra i più impegnativi per almeno tre grandi motivazioni: la burocrazia, con tante norme stratificate, il carico fiscale e, purtroppo, un problema di fiducia nelle istituzioni che nel corso del tempo si indebolita. In altre parole, avviare, gestire e far crescere una piccola impresa o un’attività indipendente richiede, da noi, un po’ più di energia e un po’ più di pazienza rispetto a quanto accade ai lavoratori autonomi di altri grandi Paesi UE.

Proprio in questo contesto, certamente non favorevole, si è però sviluppato un fenomeno che si muove in decisa controtendenza e che vede gli imprenditori autonomi del nostro paese nutrire una forte propensione al lavoro indipendente e interpretarlo con una altrettanto forte resilienza.

L’Osservatorio Qonto sul modo di fare impresa in Italia e in Europa

L’occasione per tracciare il profilo di queste figure e del loro approccio arriva dalla nuova edizione dell’Osservatorio sul modo di fare impresa in Italia e in Europa realizzato da Qonto con la collaborazione di Appinio. La ricerca ha coinvolto 1.600 tra imprenditori, freelance e founder di realtà con meno di 10 dipendenti in Italia, Francia, Germania e Spagna, ed è stato condotto attraverso rilevazioni effettuate a novembre 2025. (Per consultare direttamente la ricerca vai QUI n.d.r.)

Vita privata e lavoro, liberta creativa e indipendenza nel profilo dei professionisti italiani

Privilegiando la prospettiva del nostro paese la ricerca mette in evidenza come i professionisti italiani mostrino il miglior equilibrio tra i tanti diversi fattori che caratterizzano il lavoro autonomo. Ad esempio nella capacità di attribuire la giusta importanza a vita privata e lavoro allo stesso livello della libertà creatività, con percentuali che arrivano al 29% a testimonianza del fatto che i lavoratori autonomi del nostro paese si muovono con la giusta motivazione. Sebbene si tratti di valori inferiori alla media europea sono risultati che è importante leggere insieme ai dati che parlano della necessità di autonomia nel lavoro dove il nostro paese raggiunge quota 21,5% superando di quasi tre punti la media UE.

Da questa evidenza emerge un tratto importante del profilo dei professionisti italiani, che interpretano l’indipendenza sia come una scelta personale sulla quale costruire un rapporto più equilibrato tra vita e lavoro, ma anche e soprattutto come una necessità legata alla gestione della professione. Osservando poi il profilo che emerge dal dato relativo alla Francia risulta che Oltralpe la motivazione primaria è dettata dalla ricerca di un equilibrio personale, mentre, proseguendo lo sguardo “sull’Europa” per i professionisti spagnoli la spinta primaria arriva invece, più pragmaticamente, dalle necessità economiche.

Peraltro, volendo osservare quanto e come certe scelte sono motivate da ragioni di convenienza economica, si coglie, grazie alla ricerca, che nel nostro paese il tasso di identificazione di opportunità di mercato è il più basso, addirittura quasi quattro punti al di sotto della media europea. Un dato che si può leggere come una tendenza a interpretare questa forma di imprenditorialità più in chiave reattiva che opportunistica, magari in molte circostanze sulla base della necessità di costruirsi un’alternativa professionale stabile.

I professionisti italiani in equilibrio tra ansia e ambizione professionale

Relativamente alla gestione finanziaria la ricerca mette in evidenza che l’Italia vive una sorta di paradosso legato alla coesistenza dei più alti livelli di ansia legati al reddito (a quota del 32,3%) con un energico orientamento alla pianificazione della crescita. Il dato più alto in assoluto tra tutti i paesi coinvolti nella ricerca, con quasi 5 punti percentuali in più rispetto alla media UE. Un dato questo nel quale si intrecciano le forti preoccupazioni per la stabilità economica nel breve periodo e le altrettanto forti ambizioni di sviluppo e crescita nel medio-lungo termine.

Nello scenario operativo, contrassegnato da difficoltà legate a una maggiore volatilità del reddito, la gestione finanziaria quotidiana e i rapporti bancari non mostrano difficoltà particolarmente marcate, a testimonianza del fatto che gli imprenditori italiani dispongono probabilmente di strumenti e competenze adeguati.

Una strada in salita in termini di ambiente imprenditoriale

Dal punto di vista della valutazione dell’ambiente imprenditoriale dalla ricerca arriva un segnale preoccupante per il nostro Paese, che riceve la peggiore valutazione di tutta l’area UE. Lo studio consegna un dato che impone una riflessione: quasi l’80% degli intervistati giudica l’ambiente imprenditoriale italiano complesso con qualcosa come 9,2 punti percentuali in più rispetto alla media europea. A rendere ancora più critica la situazione va evidenziato che un 38% arriva a definire questo ambiente molto complesso segnando la percentuale più alta tra tutti i paesi. In concreto, si può considerare che le imprese vivono l’ambiente imprenditoriale sostanzialmente come ostile e, per reagire a questo contesto (dal quale non si ritiene di poter ricevere supporto), si punta sulle proprie risorse e sulla capacità di resilienza.

In effetti osservando i dati relativi al livello di autosufficienza l’Italia brilla decisamente con una quota che sfiora il 30%, con 8,3 punti percentuali sopra alla media europea. Nello stesso tempo si avvicina al 30% anche la quota che misura il ricorso al supporto familiare. Nell’ambito dello studio appaiono poi marginali le altre forme di supporto , definite come intermedie, come nel caso degli aiuti governativi che per l’Italia arrivano al 6,8%, o come il supporto delle Camere di Commercio ,che segnano la stessa percentuale. Due valori esili che sono il sintomo di una scarsa fiducia verso le istituzioni pubbliche.

Il modello italiano, dunque trova le sue risorse prevalentemente negli skill, nella motivazione e nelle capacità dei singoli oltre che sulle reti informali. La ricerca Qonto, piattaforma di gestione finanziaria per PMI e liberi professionisti con oltre 600.000 clienti, aiuta poi a interpretare anche i fenomeni che caratterizzano questo tipo di modello. Il divario di supporto tra i generi è un esempio interessante a livello europeo. Le donne nel 36% dei casi e gli uomini nel 31% guardano alla famiglia e agli amici come all’ecosistema di sostegno principale. La stessa analisi, rivolta al mondo dei professionisti, vede il 18% delle donne esprimere una opinione favorevole rispetto all’utilità di un supporto da parte di avvocati e commercialisti. Percentuale che cresce sino ad arrivare al 24% nel caso degli uomini.

Passione e idee non mancano, ma serve una infrastruttura finanziaria adeguata

Nel commentare questo studio, Alexandre Prot, Co-Founder & CEO di Qonto ha osservato che “La nostra ultima ricerca conferma qualcosa in cui in Qonto abbiamo sempre creduto e cioè che agli imprenditori non mancano la passione né le idee. Manca loro l’infrastruttura finanziaria di cui hanno bisogno per costruire e far crescere le proprie aziende”.

Nella sua analisi Prot richiama in particolare un dato “Quando il 30% degli imprenditori indica l’ansia legata ai ricavi come la principale sfida finanziaria ci troviamo di fronte a un problema sistemico”.

A fronte di questa situazione il CEO di Qonto ritiene che “Molti di questi imprenditori hanno scelto l’indipendenza per la libertà creativa, ma la realtà è che stanno spendendo troppe energie nella gestione delle operazioni finanziarie di base. In Italia, in particolare, i professionisti autonomi si muovono in un contesto altamente rallentato dalla burocrazia e dalla rigidità regolamentare, dove faticano ad affidarsi alle istituzioni. La conseguenza è un appesantimento delle procedure necessarie per avviare e gestire un’attività, che rende il tutto più oneroso che altrove. Proprio questo tipo di scenario – conclude – ci ha spinto a creare Qonto, per rimettere il controllo nelle mani degli imprenditori, offrendo loro chiarezza finanziaria“.

La credibilità come asset

La scelta della ricerca Qonto di indagare i temi legati alle principali difficoltà permette di cogliere prospettive di analisi decisamente importanti per comprendere la realtà del mondo del lavoro autonomo e delle imprese. Nel nostro paese più delle operazioni quotidiane conta l’impegno per il posizionamento sul mercato. Gli imprenditori italiani segnalano il più alto livello di problemi di credibilità professionale con una quota che arriva al 13,5% e che è qualcosa come 7 punti percentuali in più rispetto alla media UE. A questa situazione vanno aggiunte le difficoltà legate all’acquisizione di clienti e, non certo meno importante, alla difesa dei prezzi.

Cash flow e work-life balance appaiono “sotto controllo” rispetto ad altri paesi a testimonianza di una gestione operativa che nel corso del tempo si è ben consolidata.

A livello di aspettative si associa una insofferenza per gli eccessi della burocrazia e la necessità di una migliore prevedibilità

Lo sguardo con cui si scruta il futuro e soprattutto le aspettative che si nutrono rappresenta un altro aspetto molto interessante della ricerca Qonto. In relazione alle priorità di cambiamento le imprese del nostro paese sembrano mostrare una visione equilibrata. Prima di tutto arriva la prevedibilità del reddito, con un 24% di preferenze, segue a ruota la riduzione del carico amministrativo con una quota del 23,8% (che è anche il valore più elevato registrato in area UE), al terzo posto un tema strettamente legato rappresentato dalla semplificazione fiscale.

Nel rapporto tra Italia e resto dell’Europa spicca il valore della resilienza

In un confronto tra il profilo dell’Italia e gli altri paesi UE emerge che l’imprenditorialità del nostro paese esprime indiscutibilmente una maggiore resilienza. Il contesto appare meno favorevole ed è affrontato in generale con dosi massicce di determinazione, motivazione, con una forte autonomia e con una brillante capacità di adattamento che non ha eguali negli altri paesi coinvolti nella ricerca.

Nel confrtonto con l’Italia, la Francia conta su un ambiente più favorevole e nello stesso tempo esprime il minor tasso di continuità a livello di lavoro indipendente, primariamente per ragioni legati al work life balance. La stabilità tedesca favorisce un orientamento al lavoro autonomo e in generale buone condizioni per l’operatività. In Spagna si sentono i benefici di una minore ansia e di un modello più collaborativo che aiuta ad alzare il tasso di permanenza, anche se si avverte la difficoltà nel trovare un equilibrio a livello di work balance.

L’Italia, come sottolinea l’analisi di Qonto, rappresenta un caso unico: dove a fronte di condizioni più dure, si esprime una maggiore autosufficienza, ambizione e resilienza.

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