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Il rating ESG e il doppio ruolo delle Tech Company e dei fornitori IT

Il mondo dei system integrator, e dei fornitori ICT in generale, è interessato da un’ondata di acquisizioni e di operazioni finanziarie. Ai criteri di scelta qualitativi dei servizi e dell’offerta, si aggiungono ora anche quelli di sostenibilità etica e ambientale. Ma sul tema ESG le Tech Company possono svolgere anche un ruolo attivo

18 Gen 2021

Loris Frezzato

Dopo decenni di immobilismo, da qualche tempo anche il mondo dei system integrator italiani è entrato nel vortice delle operazioni finanziarie, all’interno delle quali i criteri di etica e di sostenibilità dettati dall’indice ESG (Enviromental, Social and Governance) stanno assumendo un ruolo sempre più importante, potendo addirittura determinare le scelte dei clienti.

Da quella connotazione di nanismo dalla quale anni fa pareva non potersi affrancare, il canale ICT dei rivenditori, dei VAR, dei System integrator, quello insomma che oggi preferiamo definire come Tech Company, ha infatti scoperto la necessità di consolidarsi, allearsi, ingrandirsi o lavorare insieme per potere fare fronte alle dinamiche di un mercato in veloce evoluzione. Un mercato che ha bisogno di competenze sempre più specifiche, spesso difficili o poco vantaggiose da costruire in casa, e che deve assumere dimensioni tali da poter far fronte alle esigenze di aziende clienti, anch’esse soggette a concentrazioni e quindi sempre più grandi.

Il ricorso ad elementi esterni per la crescita delle Tech Company assume diverse forme, con investimenti da parte di società finanziarie, operazioni di consolidamento, quotazioni in borsa ed estensioni verso mercati esteri che sono sempre più frequenti in un comparto, quello che fino a qualche tempo fa riportava al canale dell’Information and Communication Technology, che sempre più si sta connotando come un insieme di realtà che sta attirando un crescente interesse da parte degli investitori.

Clienti cresciuti chiedono ai propri fornitori IT di crescere

Una situazione e una vivacità finanziaria e di merge & acquisition, fino a qualche anno fa inimmaginabile. Il canale italiano era quello dei piccoli rivenditori, delle piccole software house. Piccole e tante, come piccole e tante erano le PMI che caratterizzavano il tessuto economico nostrano. Oggi qualcosa è cambiato. Il canale ormai è fatto da system integrator, sono scomparse le catene di pc shop o di rivenditori autonomi e di mini produttori/assemblatori di pc.

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Oggi il canale si sta concentrando, ogni azienda sta guardando al di fuori delle proprie mura, per vedere dove e come reperire nuove dimensioni, nuove competenze e nuove prospettive che le sostengano per il futuro. Una tendenza che va di pari passo con la strada intrapresa dai loro stessi clienti, in un economia globale che solo per rarissimi casi può ancora esimersi da “pensare in grande”. O almeno, più in grande che in passato. Con il risultato di avere Tech Company più grandi, con maggiori skill specifici su determinate tecnologie, skill sulle nuove tecnologie e un germe interno sulle tecnologie e i trend futuri, in grado di dare risposta a un mercato di aziende le cui esigenze sono sempre più diversificate e complesse.

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Le spalle larghe delle Tech Company: acquisizioni, fondi e apertura a nuovi mercati

Il canale, le Tech Company si trasformano dunque, e puntano a una confederazione di competenze complementari, anche di nicchia, sui nuovi temi sollevati da una rapida evoluzione tecnologica. Consulenza, progettualità, anticipazione e risoluzione delle problematiche dei clienti sono le nuove professionalità richieste, e perché ciò sia possibile è necessario avere strutture e “spalle” abbastanza larghe per affrontare un mercato sempre più globalizzato e complesso.

Spalle larghe che si creano acquisendo altre aziende, competitor, aziende “in saldo”, aziende con coperture geografiche complementari o mirate a portarsi in casa skill, o brand, altrimenti difficili da approcciare, oppure entrando nel mirino di fondi di investimento, italiani o esteri che siano, che possano dare nuova linfa (denaro) per una crescita futura economicamente sostenibile.

Crescite prettamente dimensionali da un lato, quindi, e crescite strategiche mosse da nuovi criteri.

Tra questi, oggi si aggiunge l’indice ESG, che mette le aziende e gli investitori di fronte al tema che sta diventando sempre più sentito, della sostenibilità, sia ambientale, sia etica.

Ambiente, etica sociale e sviluppo sostenibile ed equo. I criteri dell’indice ESG

La E di ESG sta per Environmental, l’aspetto dell’indice che prende in considerazione i diversi aspetti ambientali che possono emergere dall’operazione finanziaria prospettata o attuata. Significa, quindi, pesare quanto l’operazione stessa può incidere in termini di sicurezza alimentare, di crescita della popolazione e di temi su cui ultimamente sono fissi i riflettori anche mediatici, ossia la quantità e il controllo delle emissioni di anidride carbonica, l’impatto sul climate change e, di conseguenza, i rischi o i vantaggi a sostegno della biodiversità.

La S di ESG è l’iniziale di Social, che dirime l’impatto che l’operazione finanziaria può avere sull’ambito sociale, valutandone il peso sui diritti umani e sulle condizioni del lavoro equo, gli standard di rispetto delle condizioni di uguaglianza e l’esclusione del lavoro minorile.

Infine, la G di Governance, che all’interno del rating ESG certifica la qualità della governance stessa e nel contempo quella dei consigli di amministrazione e della loro diversità, guardando ai diritti degli azionisti e a una corretta remunerazione del top management e del comitato esecutivo e del consiglio di amministrazione.

Elementi, tutti, che vanno a concorrere a un ulteriore criterio nella valutazione della scelta di un investitore, che vada al di là del mero peso finanziario, ma che sia garanzia di una crescita economica che tenga altamente conto dell’inclusione sociale e del rispetto e la tutela dell’ambiente.

Volenti o nolenti, bisogna prestare attenzione ai temi ESG

Nuovi criteri di valutazione che il mercato delle Tech Company si dovrà presto a dovere prendere in considerazione. Volenti o nolenti.

La sostenibilità tanto richiesta su più fronti, e che sempre più appare nei criteri di sviluppo futuro del mondo business, sta infatti diventando elemento di scelta prioritaria da parte del mercato, ma è anche fortemente spinto/richiesto dai diversi piani di crescita o di recupero economico internazionali, a partire dalle indicazioni europee sugli investimenti del Recovery Fund a sostegno della ripresa economica per i danni causati dalla crisi dei mercati a causa della pandemia da Coronavirus, dove le voci Ambiente e Digitale sono ben evidenti, fino alle indicazioni definite dall’ONU, come gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile all’interno dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, sottoscritto da 193 Paesi membri.

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Il rating ESG va proprio in questa direzione. Certificare la sostenibilità, etica, ambientale e di corretta gestione, degli investimenti finanziari. ESG, ricordiamolo, è acronimo dei tre fondamenti su cui si vorrebbero basare i criteri per la certificazione di un investimento sostenibile.

Tech Company: attori e non solo spettatori sul tema ESG

Ma le Tech Company sicuramente sapranno trarre da questa nuova tendenza degli spunti per attivare nuovi business. Perché non attivarsi con delle soluzioni che aiutino a guidare le aziende verso il raggiungimento degli obiettivi richiesti dai nuovi rating ESG? Soluzioni, app, modalità e tempi per l’ottenimento. In un tema ancora agli esordi da esplorare, le Tech Company potranno realmente fornire degli strumenti digitali che si integrino e guidino i processi dei propri clienti. Per essere esse stesse realtà interessate al tema ESG ma, soprattutto, attori principali nella proposizione di strumenti e percorsi da indicare ai propri clienti.

Cloud, Blockchain e AI, gli ambiti d’azione delle Tech Company in sintonia con la logica ESG

Le competenze per venire incontro alle logiche richieste dagli indici ESG già sono presenti in casa delle Tech Company. Si tratta infatti di attivare quelle nuove digital technologies che dagli ambiti teorici stanno via via mostrando la propria concretezza negli ambiti più affini alle aziende, con l’obiettivo di guidarne quella trasformazione e innovazione digitale sempre più necessaria per affrontare i mercati attuali e futuri. Una digitalizzazione che alla sostenibilità può dare supporto da più punti di vista, dalla gestione, misurazione e controllo dell’energia, dell’acqua, delle emissioni e degli scarti fino alla gestione delle compliance e della tracciabilità. A cominciare dal Cloud, considerato l’apripista di una cultura votata al servizio e alla gestione remota che sta cambiando i modelli infrastrutturali e di fruizione/vendita delle applicazioni.

Prima di tutto, il Cloud: misurazione e gestione dei parametri

Sui temi della sostenibilità, il cloud può in effetti svolgere un ruolo importante, sia direttamente, sia come abilitatore di altre tecnologie che si di esso si appoggiano. Molto direttamente, già esistono esempi concreti di tool per la misurazione e controllo delle emissioni di anidride carbonica, tenendo conto degli aspetti sia di risparmio energetico sia, direttamente o meno, all’attinenza ai requisiti ESG. Veri e propri calcolatori di sostenibilità, che possono essere declinati nella misurazione dei diversi parametri che concorrono a un maggiore controllo degli agenti inquinanti o di spreco (energia, di fonti primarie, alimenti, materiali di riciclo, ecc).

La potenza dell’Intelligenza Artificiale nel controllo e distribuzione equa delle risorse

La capacità di “ragonamenti” rapidissimi per la movimentazione altrettanto veloce di supporti alla popolazione, in termini di fornitura farmaci o alimenti o aiuti in generale, è argomento più che mai attuale, con l’emergenza pandemica in atto, ma applicabile a qualsiasi tipo di situazione di bisogno collettivo, localizzato o meno che sia. L’intelligenza Artificiale e la grande capacità di calcolo che è in grado di mettere in atto per l’elaborazione rapida di dati e informazioni, può quindi essere sfruttata per fare fronte a questi frangenti.

Ma non solo per quanto riguarda l’emergenza. L’Intelligenza Artificiale può venire in aiuto anche per pianificare la produzione e gestione degli alimenti per una corretta distribuzione in base ai fabbisogni, quotidiani o emergenziali che siano, onde evitare sovradistribuzione o subdistribuzione degli alimenti primari in popolazioni non autosufficienti dal punto di vista alimentare. O dal punto di vista sanitario nella distribuzione dei farmaci. Giusto per fare qualche esempio.

La Blockchain a tutela di consumatori, lavoratori e ambiente

Sempre rimanendo sul tema della distribuzione equa delle risorse, quali il cibo, un ruolo sempre più di primo piano lo sta avendo la blockchain, nella logica di una tracciabilità delle fonti che sia in linea con i parametri richiesti dagli indici ESG. A riprova di una catena delle forniture e di una intera filiera etica: dalle materie prime utilizzate, alla produzione, trasformazione e distribuzione, che rispondano ai dei requisiti di sostenibilità che non siano solo declamati, ma che siano verificabili e certificati. Con un processo di tracking dei diversi passaggi ripercorribile e garantito. Con un’etica che possa riguardare l’uso di prodotti non inquinanti o inquinati, fino alla tutela dei diritti dei lavoratori impiegati nella produzione e trasformazione, alla sicurezza dell’assenza di lavoro minorile o di sfruttamento dei lavoratori stessi. Rispetto dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori e dei consumatori che siano quindi traccabili e certificati per poter rispondere alle caratteristiche richieste daglinindici ESG.

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