Point of View

Dalla Smart Agriculture agli agridata: data scientist al servizio dell’ambiente

Per limitare l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente, migliorandone la sostenibilità per il nostro pianeta senza influire sulla redditività dell’azienda agricola, i dati diventano oggi un valido alleato. Fabio Santomauro di A2A Smart City spiega come è possibile

28 Lug 2021

Barbara Righini

Giornalista

Secondo lo Special Report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, l’agricoltura contribuisce a livello mondiale per il 13% alle emissioni di gas serra. Sono i processi di fertilizzazione e la fermentazione enterica dovuta alla ruminazione del bestiame che contribuiscono in misura maggiore a questo 13%, rispettivamente con il 20% e con il 35%.

Ma il settore, affidandosi all’utilizzo di agridata e evolvendosi così verso il modello della smart agriculture, può abbassare il suo impatto ambientale mantenendo un livello di resa che tuteli la redditività aziendale.

L’impatto dell’agricoltura italiana sull’ambiente

Per capire l’urgenza di una transizione verso un modello più sostenibile, guardiamo qual è l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente. Se a livello mondiale le emissioni del settore agricoltura corrispondono a 6,4 Gt di CO2 equivalente, a livello italiano, secondo l’ultimo rapporto ISPRA del 2019, la fase di campo contribuisce per il 7,1%, ovvero 29.517 Kt di Co2 equivalente.

Anche in Italia un apporto fondamentale è dato dal metano dovuto alla fermentazione enterica e dal protossido di azoto connesso alle attività di fertilizzazione. Sebbene dal 1990 le emissioni di gas serra da parte del settore agricolo siano diminuite in Italia del 17,3%, ciò ancora non basta, soprattutto se si tiene presente l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 appena diventato legge, a livello europeo, con l’approvazione della legge sul clima.

La smart agriculture è sostenibile

Per raggiungere l’obiettivo, non rinunciando però a produrre il massimo possibile, occorre sempre di più integrare le nuove tecnologie e trasformare i processi di produzione affidandosi all’agricoltura 4.0 e agli agridata, che così diventano centrali nel processo decisionale, in tutte le fasi di gestione.

Da un punto di vista macrosistemico, l’agricoltura è chiamata rispondere a una sfida importante, produrre di più, per sfamare una popolazione crescente, e farlo in maniera sostenibile. Per essere vincenti l’innovazione gioca un ruolo fondamentale. «L’obiettivo – ci ha raccontato Fabio Santomauro, Direttore Marketing di A2A Smart City – è avere un raccolto ottimizzato, risparmiare e aumentare le rese. Con i sistemi di supporto alle decisioni, come il DSS di A2A Smart City, il vantaggio è che mentre si cerca di raggiungere un risultato economico soddisfacente, contemporaneamente si tutela l’ambiente. Produci cioè con una qualità migliore e senza sprechi e sei di fatto più sostenibile. Il risultato che si ottiene con il DSS è, fra l’altro, perfettamente in linea con gli obiettivi di sostenibilità che A2A, come Life Company, si è data».

Con i DSS (Decision Support System), i dati provenienti da diverse fonti di informazioni, come i sensori per l’agricoltura, vengono combinati, organizzati, elaborati, interpretati attraverso tecniche avanzate di modellistica. L’insieme dei dati così elaborati permette di avere previsioni rispetto alla possibilità che un dato evento si verifichi. Il DSS quindi guida le scelte dell’agricoltore che diventa, in questo modo, più consapevole. Il sistema produce specifici alert, ovvero allarmi che informano l’agricoltore e consentono di prendere decisioni seguendo un flusso di informazioni affidabili e sempre aggiornate.

Guida pratica alla Smart Agriculture

I DSS aiutano la sostenibilità ambientale

Sono diversi i risultati che si ottengono utilizzando un DSS: parliamo di una maggiore tempestività di intervento, una riduzione degli input agronomici (acqua, fertilizzanti, fitofarmaci), una maggiore efficacia degli stessi e una generale semplificazione nella gestione delle colture e dell’azienda. Alla base dei DSS ci sono gli agridata, la cui organizzazione e interpretazione permette una gestione più sostenibile dell’azienda agricola.

Perché una pianta possa svilupparsi necessita di macronutrienti quali fosforo, potassio e azoto. La fertilizzazione però è fra le principali cause di emissioni di gas serra. Ed ecco dove entrano in gioco i DSS: attraverso l’agricoltura di precisione, portata avanti monitorando le colture e raccogliendo quindi dati sul reale bisogno di nutrienti delle stesse, si riescono a risparmiare gli input. Si distribuiscono meno fertilizzanti, tagliando sulle quantità di prodotto necessarie e, allo stesso tempo, evitando eccessive dispersioni nell’ambiente. Contemporaneamente, meno passaggi in campo con i mezzi pesanti significano anche meno emissioni di Co2 e meno compattazione del terreno, cosa che preserva la biodiversità.

Lo stesso tipo di risultato si può ottenere anche per quanto riguarda i fitofarmaci che hanno la funzione di difendere le colture. Dati raccolti direttamente in campo, correlati a previsioni meteo e trasformati in informazioni, tramite modelli previsionali, permettono di anticipare l’arrivo di organismi dannosi e di trattare solo quando ci sia reale necessità, evitando il dilavamento dei pesticidi.

La tecnologia permette anche di stimare le reali necessità idriche di una coltura in un determinato momento. Da un lato così si risparmia acqua e dall’altro si prevengono potenziali problematiche fitosanitarie. «Irrigare senza avere dati su cui basare le proprie decisioni – ha detto ancora Santomauro di A2A Smart City – è sinonimo di spreco ma anche di perdita di produttività. La possibilità di capire con precisione, grazie al DSS di A2A Smart City quando e quanto irrigare, sia in base alle condizioni di oggi in campo sia in base alle previsioni meteo è molto importante”.

DSS: un consiglio semplice, al momento giusto

Rispetto a una decina di anni fa, la tecnologia è diventata molto più immediata e fruibile. Il consiglio, basato sugli agridata raccolti arriva all’agricoltore in maniera semplice, tramite l’interfaccia del DSS: «In fase di progettazione e sviluppo si tiene conto della specificità dei bisogni di ogni singolo futuro fruitore. Il dato che interessa all’agricoltore è comunicato in modo facile ed è di immediata comprensione. Il DSS è costruito in modo che la visualizzazione del dato rispetti le esigenze dell’utente finale. Diventa possibile quindi sviluppare continuamente nuove funzionalità in base alle specifiche esigenze», ha concluso Fabio Santomauro di A2A Smart City.

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Barbara Righini
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