L’eolico offshore costituisce un comparto delle energie rinnovabili sul quale il nostro paese presenta ancora grandi spazi di sviluppo. Fotovoltaico, eolico e minieolico sono alcuni esempi di rinnovabili sui quali tecnologie e competenze hanno permesso di ottenere significativi risultati, ma soprattutto sui quali sono presenti nel nostro paese le condizioni per allargare la base installata e integrarla nelle reti elettriche. Sull’eolico offshore le aspettative sono da tempo importanti così come anche le sfide sia sul piano dello sviluppo di tecnologie adeguate, sia in relazione alle competenze necessarie per sostenere questo sviluppo su una scala sufficientemente vasta.
I fattori chiave per lo sviluppo dell’eolico offshore
L’occasione offerta dal via libera ambientale al parco eolico di Civitavecchia permette a tutti gli effetti di considerare le nuove prospettive che si possono aprire in termini di opportunità di sviluppo per l’eolico offshore italiano. I fattori chiave necessari perché si possa attuare un vero sviluppo sono collegati alla possibilità di creare tutte le condizioni per la creazione di una filiera dediciata a questo mercato. Perché questo avvenga servono fondamentalmente porti, infrastrutture e personale preparato con nuove competenze specifiche.
La capacità di costruire una filiera industriale e professionale dipende dunque in larga misura non solo dalla possibilità di progettare e installare impianti quanto dagli investimenti che permetteranno a questi impianti di avere come riferimento e come leva di sviluppo le infrastrutture portuali, le competenze ingegneristiche e la disponibilità di personale specializzato nelle operazioni in mare.
Anche per queste ragioni l’approvazione della Valutazione di impatto ambientale del parco al largo di Civitavecchia rappresenta un passaggio importante considerando che il progetto prevede 28 turbine galleggianti da 18 MW ciascuna, per una capacità complessiva di 504 MW e una produzione stimata di circa 1,7 miliardi di kWh all’anno.
Il via libera ambientale è a tutti gli effetti una tappa del percorso di sviluppo, mentre la realizzazione richiederà il completamento degli ulteriori passaggi necessari. Ed è proprio qui che si deve portare l’attenzione: la capacità di trasformare i progetti in capacità produttiva, impone l’avvio di un percorso per preparare competenze e persone, sia a livello di progettazione , sia a livello di gestione degli impianti. Ed è proprio qui che si colloca il programma SHOREWINNER – Southern European Community for Offshore Wind Energy, un progetto europeo cofinanziato dall’Unione Europea. SHOREWINNER è concepito proprio per collegare imprese e formazione al fine di preparare le professionalità dell’energia in mare.
Eolico offshore: quali sono le professionalità necessarie lungo la filiera
La mappatura realizzata nell’ambito di SHOREWINNER ha individuato 83 profili professionali lungo la catena del valore delle rinnovabili offshore, analizzandone 58 nel dettaglio. Il quadro comprende ingegneria, progettazione, sicurezza, gestione degli impianti e attività operative in mare.
Tra le figure richieste rientrano ingegneri elettrici, strutturali e navali, project manager, responsabili della salute e sicurezza, tecnici delle turbine e delle reti elettriche. A queste si aggiungono specialisti della logistica e personale qualificato per installazione e manutenzione offshore.
La formazione per l’eolico offshore deve avvicinarsi alle esigenze industriali
Secondo le analisi del progetto SHOREWINNER, l’offerta formativa italiana resta prevalentemente concentrata sulle rinnovabili in generale, sull’eolico a terra e sui percorsi navali e marittimi tradizionali. La specializzazione nelle attività offshore è ancora limitata ed è esattamente su questi ambiti che si deve concentrare l’impegno. Sono infatti ambiti che faranno la differenza.
Logistica navale, disegno industriale, manutenzione e monitoraggio ambientale sono poi alcuni degli ambiti nei quali lavorare in termini di innovazione per estendere e arricchire la preparazione. Alle conoscenze tecniche devono infatti affiancarsi cla apacità di lavorare in squadra, gestire la sicurezza e prendere decisioni in condizioni operative complesse.
L’importanza di collegare università, formazione e imprese per creare una visione completa dell’eolico offshore
Proprio per contribuire a colmare questo divario in termini di sviluppo delle competenze necessarie è nato il CoVE Italia per l’energia eolica offshore, una rete che riunisce Università Politecnica delle Marche, IFOA, FORMARE – Polo Nazionale per lo Shipping e Deep Blue.
Il Centro di eccellenza professionale punta a collegare formazione accademica e professionale, ricerca e fabbisogni delle aziende. Dal punto di vista operativo le attività previste comprendono aggiornamento delle competenze, career days, tirocini, mobilità internazionale e formazione continua per le imprese.
La prospettiva di sviluppo del progetto coinvolge poi anche i percorsi universitari, attraverso l’integrazione di contenuti sull’energia offshore nell’Ingegneria energetica e lo sviluppo di competenze nell’Ocean Engineering.
Mara Marzella, Senior Consultant di Deep Blue, ha sottolineato in una nota come l’eolico offshore rappresenti anche una sfida per le persone chiamate a operare in un settore altamente specializzato. Anticipare i fabbisogni e integrare competenze tecniche e trasversali è quindi essenziale per costruire un collegamento efficace tra formazione e industria.
L’eolico galleggiante richiede competenze specifiche
Per le caratteristiche dei mari italiani, una parte importante delle prospettive di sviluppo riguarda l’eolico offshore galleggiante. Le turbine sono installate su piattaforme ancorate al fondale, con una soluzione tecnica che permette di operare in acque profonde, dove le strutture fissate direttamente al fondo risultano più complesse da utilizzare.
Considerando che il PNIEC ha indicato un obiettivo di circa 900 MW per l’eolico offshore entro il 2030, la crescita del settore richiederà competenze nella progettazione delle piattaforme, nei sistemi di ancoraggio, nella posa dei cavi sottomarini e nelle attività di installazione e manutenzione.
Porti e logistica sostengono la nuova industria
Un tema di particolare attenzione e impegno riguarda poi i porti. Il settore avrà infatti bisogno di porti capaci di movimentare componenti di grandi dimensioni e supportare assemblaggio, installazione e assistenza agli impianti. Taranto, Ravenna, Brindisi e Civitavecchia figurano tra gli scali potenzialmente strategici per questo sviluppo. In questo senso l’adeguamento delle infrastrutture dovrà procedere insieme alla preparazione di tecnici portuali e specialisti della logistica.
La crescita dell’eolico offshore in definitiva dipenderà dalla capacità di far avanzare insieme impianti, porti, competenze e imprese e in questa sfida la formazione diventa una componente strategica della politica industriale: prepara le professionalità necessarie a trasformare il potenziale energetico dei mari italiani in attività produttive e opportunità di lavoro.













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